giovedì 2 febbraio 2012

Vuotare il secchio, ma razionalmente.

Tempo fa provai a fare un riepilogo.
Sentivo il bisogno di farlo. Ogni persona ha un certo numero di cose che si tiene dentro, ma non ne può tenere infinite, né per infinito tempo. Quando la massa di esperienze nascoste arriva a pesare troppo, o troppo a lungo, uno deve svuotare il secchio. Non c'è cazzi. (Wow, come sono francese).
C'è chi si confida con un amico, c'è chi scrive un libro o una poesia, c'è chi ci fa un film o una canzone. Per me, scrivere un libro o girare un film risultava troppo lungo e dispendioso. Una poesia non la scrivo neanche con un fucile sulla tempia, e le canzoni sono poesie con la musica. Ne avrei parlato con un amico, ma non l'ho fatto per una serie di motivi che scriverò fra poco. Visto che ho un blog, ho scritto sul blog.
Però - ingenuamente - quando mi sono deciso a scrivere non ho pensato a una cosa. Non ho pensato che, sparse per il riepilogo, c'erano tante cose che non avrei voluto diffondere al Grande pubblico. (Ho scritto Grande pubblico, quindi ho senso dell'umorismo, yay).
E non erano neanche cose facilmente saltabili, visto che alcune rappresentavano addirittura il cardine dell'intera storia. Quindi ho finito con lo scrivere un 'capitolo' e via. Non scriverò altro, non è il caso, o almeno non è il momento adatto: forse quando avrò il doppio degli anni, e non me ne fregherà più un cazzo di quel che facevo negli early twenties, scriverò tutta la storia per intero.
Non svuoterò quindi il secchio. Non tutto. Ci farò dei buchetti sul fondo e lo userò come annaffiatoio: è anche più costruttivo, simbolicamente. Il secchio che si svuota è quello della merda, l'annaffiatoio serve a nutrire le piante, a nutrire la vita.

Ok, ora che mi sono divertito col cazzeggio verbale, si passa all'azione.

Avete facebook?
Se non ce l'avete, starete probabilmente facendo quella faccina supponente e beffarda di chi si dice, fra sé e sé, "haha io in quella roba non ci casco". Bravissimi, non ce ne frega un cazzo.
Se ce l'avete, probabilente avrete notato come i social network finiscano col rispecchiare la società reale. Il fatto che siano virtuali, piuttosto che distorcere l'immagine che danno della società, rende i ritmi di comunicazione molto più serrati, col risultato che ci vuole veramente poco tempo prima che un social network rispecchi a livello quasi totale la società vera. Almeno io la penso così. Voi no? gnegnegne, il blog è mio e qua dentro ho ragione io.

Tornando a noi, se avete facebook (e più di 10 amici, senza contare quelli falsi fatti solo per mandarsi i regali da soli a Farmville, Castleville, Montecatinitermeville e Sticazzodigiochinicolvillehannorottolepalleville) avrete sicuramente notato una cosa.
Ci sono due tipi di utenti su facebook:

Quelli che fanno filosofia spicciola e depressa,
E
Quelli che non la fanno.

Quelli fanno filosofia spicciola e depressa si riconoscono facilmente: stanno loggati 24\24 7\7, e postano stati molto profondi nei quali riflettono sull'ingiustizia del mondo, sul fatto che 'i-bravi-ragazzi-non-cuccano-mai' oppure 'gli-uomini-sono-tutti-degli-stronzi' o ancora 'io-sorrido-fuori-ma-piango-dentro' (sorridi fuori?? ma quando mai?? non è che l'hai scritta a rovescio?).
Raramente posteranno stati più corti di 3 righe e dal significato banale. Loro sono i grandi pensatori di questo secolo, certe cose non le fanno. Anche perché, con lo stato filosopresso (filosofico-depresso) si cuccano quei 2-3 'mi piace' che rinfrancano lo spirito e ti fanno sentire parte del mondo, mentre se scrivono "oggi vado a fare due passi in città" non se li caga nessuno e si sentono dei perfetti idioti.

Quelli che non fanno filosofia spicciola e depressa scrivono "oggi vado a fare due passi in città".
E ottengono 347 'mi piace' più qualche migliaio di commenti.
Spesso sono donne, ma non è detto.

Qui il mio spirito logico-matematico mi tenterebbe con l'idea che, se questi tizi\tizie scrivessero post profondi e psicologici, nessuno se li cagherebbe. La simmetria è sempre affascinante per i malati mentali come me. Ma purtroppo qui siamo in presenza di una semplice, banale scala dove alcuni sono più in alto e altri più in basso. Abbastanza triste.

Il succo è che se quelli-che-non-fanno-etc etc scrivono, disgraziatamente, uno stato filosofico e profondo (anche se è profondo come una pozzanghera), ottengono un numero di gradimenti e commenti positivi che manda in palla i server di facebook a Palo Alto, il sito va giù, succede un casino e tutti offendono Mark Zuckerberg, il che non è poi una cosa tanto malvagia.

Tutto questo giro di parole mi serviva, in ultima analisi, solo per dare sfoggio della mia brillante ironia e per far notare un semplicissimo concetto:
Ci sono persone che hanno successo e persone che non ce l'hanno.

Detta così è triste. Sembra quasi che ci sia una divisione genetica fra vincenti e perdenti, un concetto tipico delle peggiori americanate. Sembra che ci siano i belli-e-bravi e i brutti-e-sfigati, quelli con un futuro e quelli senza.

Qui però mi auto-nomino araldo della luce e dichiaro: Non è così. Ve lo dico io per esperienza personale.

Alla fine il riepilogo era questo: io sono stato in tutti e due i posti, ho viaggiato da un capo all'altro del termometro sociale.
Detto così sembra figo, ma non è che poi lo sia granché, ad essere sinceri.

Al momento sono sulle temperature basse, altrimenti non scriverei qui.

Quando ho alzato la temperatura ero felice e convinto di aver capito il meccanismo. Stavo bene. Cazzo, se stavo bene. Quelli che ci stanno tutto il tempo non possono capire quanto sia goduriosa l'escursione termica in salita. E' come l'odorino del pranzo prima di mangiare, come i preparativi per una festa, come l'ultima ora di scuola prima delle vacanze. Pregusti ciò che ti aspetta e ci sguazzi come una rana.

Però pare che il meccanismo non l'avessi capito. Ho solo avuto una botta di culo. Una botta di culo particolare, di quelle indirette. Pensavo di aver trovato la formula, ma in realtà era una condizione ambientale ad aver fatto funzionare la miscela. Un caso, una circostanza fortunata. Poi, ci ha pensato la mia fretta di raggiungere l'obiettivo a farmi scivolare, e ricadere giù.

La differenza si sente, è palpabile, come andare in canottiera e mutande sul K2 e poi starsene in maglione e giacca a vento all'equatore.

Quando sei sulle alte temperature, non devi fare un granché. Nulla, in effetti. Meno fai, meglio è. Ti fai allegramente i cazzi tuoi e ti diverti a vedere gli altri che, per qualche misterioso motivo, ti gravitano attorno come se fossi una piccola stella. Non sono il tipo da cercare qualcosa di squallido in ciò: è solo come funziona il mondo. Inutile dire che è una situazione molto piacevole.
E' quello che chiamano fascino, o carisma, o come vi pare, e funziona. Non è come essere pieni di soldi. In quel caso, la gente ti gira intorno perché spera che tu gli dia parte della grana. E' alla grana che sono interessati, di te non gliene frega una ceppa e se smetti di elargire fondi smette anche di arrivare la gente.
Quando invece il fenomeno è spontaneo, la musica è completamente diversa. I meccanismi alla base sono in effetti abbastanza simili: la gente da te cerca approvazione, e se non la dai mai, dopo un po' non c'è più nessuno. Ma l'approvazione è gratis e vedere una persona felice solo perché passi del tempo con lei fa stare decisamente bene.

Alle basse temperature, beh, hai due opzioni. Puoi fare come plutone e gravitare intorno a una piccola stella, ai margini, quasi invisibile. Con un minimo di calore in arrivo, forse qualche piccola luna che gravita insieme a te, mentre gli scienziati decidono che alla fine non meriti di essere classificato come un pianeta vero e proprio.
Oppure puoi fare l'asteroide, e vagare da solo per la galassia.
Il più delle volte uno fa un po' entrambe le cose.

La gente 'fredda' ha, come ho potuto vedere, la spiccata tendenza a dare la colpa agli altri della propria condizione. Credo sia comprensibile. Alla fine sono gli altri che non li cagano, sono gli altri che negano loro quel poco di calore che li farebbe sentire parte del mondo e in pace con sé stessi, no?
Beh, a volte uno farebbe bene a chiedersi cosa ci guadagnano gli altri a fare così.
La risposta è semplice, banale, da un lato rassicurante e dall'altro molto triste. Ed è che non ci guadagnano niente. E' che nessuno ce l'ha con te. Non gli stai sul cazzo o altro. Nessuno è cattivo con te.
Se non ti cagano è solo colpa tua. "Colpa" è un termine forte, sembra quasi che tu abbia fatto qualcosa di male.

Io, visto che ilblogèmioehoragioneio, sono più fygo e quindi non do la colpa a nessuno. So bene che tutto ciò che mi serve per cambiare la situazione è dentro di me. Vorrei solo capire come devo fare.
Perché, e qui concedetemi lo sfogo, è abbastanza frustrante vedere che nonostante tutto quello che fai (o NON fai) la situazione non cambia mai, mentre altra gente, senza fare niente (nel caso migliore) o facendo le stesse cose che fai te (nel caso fottutamente peggiore, nonché il più irritante), viene considerata dal mondo come se fossero dei vip.

Il tutto rappresenta ancora più un monumentale giramento di palle nel momento in cui PROVI sulla tua pelle cosa vuol dire avere un posto nel mondo, e poi questo posto scompare.

Staremo a vedere... ho imparato a tagliare un sacco di cose, taglierò anche questa.

(Sbizzarritevi coi doppi sensi...)

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