giovedì 28 maggio 2009

Una generazione

Da un po' di tempo sono pervaso da una strana sensazione. Sarà l'aria estiva, sarà che fra un anno ho la maturità... ma sento come una nostalgia, una brezza sognante che mi soffia in faccia.
Come di tante, infinite cose che avrei potuto vedere, vivere, fare... ma che i miei dati anagrafici mi hanno precluso.
Faccio parte di una generazione strana, perduta in un angolo strano lungo la linea temporale.
Lessi tempo fa una frase: "Noi siamo i figli di mezzo della storia. Noi non abbiamo la grande guerra, la grande depressione: il vuoto di vivere è la nostra guerra, la mancanza di una meta la nostra depressione"
Non era proprio così, ma il succo è quello.
Guardandomi in giro, guardandomi dentro, vedo un grande vuoto, una voragine intorno a cui ruotano le vite di milioni di persone. Una voragine incolmabile, che porta a vivere una vita falsa sotto l'insegna del piacere ad ogni costo, immersi in un mare di coca-cola ed occhiali da sole formato 16". Oppure a fluttuare, ruotare in questa assenza di gravità, senza punti fissi, senza nulla, circondati da illusioni - o forse realtà? - flebili ed effimere.
Sfogliando giornalini di vent'anni fa si avverte qualcosa, come il respiro di una generazione di giovani, ora adulti, padri, madri, uomini e donne in carriera, sbandati, gente di tutto il mondo che ha vissuto l'inizio del volo.
Loro l'hanno vissuto, hanno provato la gioia di aprire le ali e librarsi nell'aria, lasciando le vestigia di una società vecchia e polverosa. Non posso sapere cosa hanno sentito, ma provo lo stesso nostalgia per questo. Perché vorrei averlo sentito anch'io. Ma sono nato troppo tardi.
La nostra generazione è in volo da tanto, troppo tempo. Le rovine del passato non le ha mai viste, se non in libri di storia, studiati, ma mai letti. Oramai volare non è una benedizione, è una condanna. Non ci sono posti dove atterrare e creare qualcosa di nuovo.
Siamo una generazione allo sbando nell'aria della libertà.
O meglio, della finta libertà: la libertà dei lustrini, dei popcorn, la libertà di distruggersi ma non di crescere. La libertà che ti impedisce di andare avanti con i tuoi piedi, ti costringe in binari prefissati.
Io vorrei fare qualcosa di me, ma non ho ancora scoperto come...
Forse sono solo un sognatore incallito ed illuso.
O forse sono veramente nato troppo tardi.

venerdì 8 maggio 2009

Realtà concreta e Realtà astratte

Premetto che dirò ben poco, in questo post, che non sia già stato detto da qualche parte, da me o da qualcun altro.
Né disquisirò in maniera approfondita riguardo a tutto quello che c'è da dire in proposito.

Scrissi, tempo fa, che secondo me "la chiave" per... per... beh, sostanzialmente tutto, è la Sincerità. Questo è un concetto che intendo incastonarmi dentro, senza il minimo dubbio. Fondamentalmente è quella che definirei come la mia fede. Io non credo in dio, né in surrogati vari, né in pantheon indiogrecogiappocinoromani.
Credo nella Sincerità come via di vita. Punto e basta.
Se vi interessa faccio la messa ogni giovedì alle 7:00.

Scherzi pseudoblasfemi a parte, quello che intendo io come Sincerità (con la S maiuscola) non è la definizione da vocabolario. In effetti ho scelto questa parola perché era quella che mi suonava meglio. Forse sarebbe più adatto "onestà con sé stessi".
Quello che intendo io per Sincerità è l'agire, sempre e comunque, in maniera corretta e coerente con sé stessi, andando dritti da un punto ad un altro. Ne "la chiave!" feci un esempio con la spada: in un combattimento, la Sincerità consiste nell'essere chiari, limpidi e trasparenti, e andare dritti da un punto ad un altro. Andare dritti dal principio del combattimento alla sua fine, ovvero la morte dell'avversario. Senza trucchi, finte, agganci, cazzi vari cazzi e mazzi. Sollevo la spada, e la calo quando sono alla distanza giusta: questo è tutto quello che mi serve.
Sincerità per me è fare quello che ritengo sia giusto, non fare quello che non ritengo sia giusto, non forzare né me né gli altri, seguendo un percorso chiaro, naturale, spontaneo.
Lasciare in pace me e tutto il resto, senza segreti, senza rancori, senza seghe mentali varie.
Ovviamente tutto questo non è sempre possibile. La vita ti mette di fronte a situazioni dove devi scegliere fra due (o più) cose egualmente giuste e con conseguenze egualmente gravi. I bivi esistono e ce ne sono anche tanti. È giusto che vadano affrontati.
Ma quando questi bivi NON CI SONO, non vedo perché dovrei CREARMELI DA SOLO.
Fine dell'intro.

Ora, quello di cui vorrei parlare in questo post è la questione della Realtà concreta e delle Realtà astratte, come da titolo.
Da quando ho formulato questa mia idea di Sincerità, ho cercato di seguirla in maniera più naturale e spontanea possibile. Ovviamente ci vuole gradualità; sarebbe un controsenso credere nella spontaneità e sacrificarla per seguirla. Un po' come quando uno si sforza di rilassarsi. Che cazzo vuol dire? Se ti sforzi non ti rilassi.
Ci sono stati bivi lungo il mio cammino, a volte tremendamente intricati, situazioni in cui non facevo una cosa che volevo fare perché farla avrebbe causato cose che non volevo e il non fare quella cosa causava comunque conseguenze minori sopportabili ma che causavano stress.
Ho passato anche quelli, bene o male, e sono andato avanti.
Il problema è che mi sono capitate situazioni in cui non distinguevo la Realtà concreta dalle Realtà astratte.
Innanzitutto definiamole.
La Realtà concreta è una, è quella e basta. Per Realtà concreta non intendo solo la Realtà materiale, anche se la seconda fa indubbiamente parte della prima.
La Realtà concreta è quella della vita, semplice, così com'è. Mangiare, dormire, divertirsi, imparare... Senza concetti aggiunti, senza casini di sottofondo.
Immagino la Realtà concreta come una biglia, sospesa nel vuoto.
Intorno a questa Realtà concreta esiste una fitta nebbia infinita di Realtà astratte. Queste Realtà astratte sono tutte le congetture, tutti i modelli, tutte le seghe mentali concepibili dalla psiche umana.
Spesso ci serviamo delle Realtà astratte, estramemente spesso. Il loro uso è talmente frequente che oramai è difficile distinguerle da quella concreta. Tanto più che la concezione moderna di realtà è un amalgama di varie realtà astratte con elementi aggiunti della realtà concreta.

Il mio problema, come dicevo prima, è che a volte ho fatto fatica a distinguere le varie realtà. Mi sono ritrovato a formulare modelli astratti e a fissarmeli talmente tanto in mente da considerarli veri. Ovviamente tali modelli non erano del tutto astratti, come tutte le cose: avevano basi reali, si fondavano su qualcosa di provato concretamente, ma il resto del modello era pura follia, sega mentale 100%.
Potrei fare vari esempi ma mi sembrano tutti troppo contorti, quindi me ne inventerò uno ad hoc e festa finita.
Prendiamo un ragazzo e facciamogli avere un sonoro 2 di picche da quella che gli garba. La realtà concreta è che per qualche motivo ha preso il due di picche. Forse non gli piace, o forse è una demente che si diverte a respingere le persone, o forse in realtà gli piace ma le sue amiche lo prendono in giro perché non veste firmato e poi c'è anche quello della 5^B biondo con gli occhi azzurri che le ha chiesto di uscire ma lei pensa che lui sia solo un deficente che fa tanto lo sborone con la moto però le amiche sbavano per lui ma loro tanto sbavano per tutti e quindi è tutto un gran casino, o forse il motivo per cui non gli piace è che lui si comporta così e tutti gli dicono che dovrebbe essere meno scemo e più serio, ma lui in realtà è serio solo che ogni tanto si vuole divertire.
Tutto ciò che segue il punto dopo "picche" è realtà astratta: modelli, concetti, 'astrazioni' appunto. Per gli amici 'seghe mentali'. Il casino è quando le si considera vere.
Ora, il punto è che le seghe mentali se le fanno tutti. Ovviamente ci sono quelli che se provi a spiegarglielo ti rispondono che loro non se le fanno. Questo vuol dire semplicemente che si sono incastrati dentro una realtà astratta e la considerano vera.
Spesso ci serviamo di realtà astratte per tappare i 'buchi' nella nostra conoscenza della Realtà concreta, in particolare per trovare il motivo di alcune cose. Ad esempio, se io non capisco perché una determinata cosa non mi riesce, è naturale che mi inventi una realtà astratta che dia una spiegazione. Questa realtà astratta può essere positiva (consola, ma solitamente illude), negativa (causa sofferenza) oppure un misto delle due. Resta il fatto che è astratta: vale la pena osservarla, considerarla, ma in maniera distaccata. Il casino è quando la vivi.

Kenjutsu

Il Kenjutsu è la Via
per una più elevata percezione della Realtà.