giovedì 25 aprile 2013

Linea

Ho sempre trovato che cinismo e illuminazione non siano altro che due punti adiacenti sulla medesima circonferenza.
Separati solo da una linea, una retta, infintamente sottile.
Quella, e solo quella, è la direzione della mia spada.

E quella linea è l'illusione, il precetto errato, che rende la vita difficile in quanto non permette di viverla, ma costringe a interpretarla.

mercoledì 10 aprile 2013

Contrazione

inconsapevolezza di esistere

giovedì 4 aprile 2013

Combattimento Libero

Recentemente mi è capitato di ri-fare un po' di combattimento libero, now and then.
Le conclusioni che ho potuto trarre da queste esperienze sono le stesse che avevo tratto le altre volte, ma che, inesorabilmente, tendono a essere sepolte dal mare di altri pensieri, finché non si ha occasione di farle tornare a galla.

L'esercizio libero, per quanto non rappresenti totalmente la realtà di un vero combattimento libero, è in assoluto l'esperienza più importante per un marzialista. Ma va vissuto e praticato nella giusta ottica.

Un sacco di maestri di varie discipline - tipicamente orientali - disprezzano il combattimento libero in quanto, secondo loro, non rappresenta assolutamente un combattimento vero e fa deviare dalla Via.

La tipica risposta di chi pratica HEMA o discipline sportive è: "cazzate, è che la vostra merda non funziona e non volete mettervi in gioco".

Per quanto in tanti casi la risposta sia validissima, quello che dicono questi maestri non è del tutto errato.

Quando si fa combattimento libero - nelle AM armate, sia chiaro: in quelle disarmate la faccenda assume tutta un'altra dimensione - si rischia di farsi prendere dalla foga di vincere.
La foga di vincere porta alla voglia di colpire.
La voglia di colpire porta all'accorciamento dei colpi.
L'accorciamento dei colpi va a braccetto con le fintine, i giochetti di polso e sostanzialmente porta al lato oscuro.

Un colpo corto non è risolutivo, fa perdere tempo, lascia 'scoperti' ed è di utilità pari a 0 nel caso in cui l'avversario indossi qualche forma di protezione.

"ma al giorno d'oggi nessuno indossa protezioni!"
Se per questo al giorno d'oggi nessuno neanche combatte con le spade.

"Ma se nessuno combatte con le spade, che pratichi a fare?"
Domanda legittima, ma il discorso si farebbe troppo ampio. Ma anche da questo punto di vista, i colpi corti - o in generale brutti, iper-sporcati e rinsecchiti - sono la morte della pratica.

È possibile tirare colpi dal tragitto breve, quasi istantanei, ma veri, concreti, solidi. Che trasmettono qualcosa. Ma ci vuole maestria; una maestria raggiungibile solo praticando correttamente e lasciando che sia il tempo ad asciugare il movimento fino a renderlo perfettamente pulito ed essenziale.
La distinzione visiva sfugge a chi non ha esperienza, ma è totalmente inequivocabile per chi pratica.

Ad ogni modo sto divagando.

Come stavo dicendo, per fare combattimento libero bisogna assumere il giusto stato mentale.
Non che sia facile; anzi.
Ma è fondamentale.

Ed essendo fondamentale, è altrettanto fondamentale il renderlo possibile.
E per renderlo possibile, bisogna arrivarci per gradi.

Il problema del combattimento libero è sostanzialmente il problema della carta bianca.
Il poter fare quel che vuoi, senza la minima restrizione, se non quelle imposte dal mondo in cui vivi, spiazza.
Non sai più che fare.
Se anche l'avversario è nella tua stessa condizione, si assiste a un nervoso mulinellare di punte, senza che nessuno faccia realmente nulla.
Prima o poi qualcuno agisce; ma è un'azione derivata da un qualche schema mentale pregresso che nella maggior parte dei casi è totalmente inadeguata al contesto.
La reazione è il più delle volte una fuga agitando la spada nel mezzo nel tentativo di non essere toccati.

Certo, a farlo e rifarlo alla fine uno acquisisce una certa esperienza e scioltezza. Ma se alla base non c'è forma, non c'è un qualcosa di fermamente piantato nella realtà, il risultato sarà una grande scioltezza in questa simulazione della realtà con spade di legno o bambù dove la regola è che vince chi tocca l'altro - cosa tipicamente occidentale, in altre culture vincerebbe
chi mena più duro.

Ed è questo che i maestri delle arti marziali orientali intendono quando dicono che il combattimento libero fa deviare dalla Via.
Questo e anche altro, chiaramente, ma parlarne richiederebbe diverse paginate, e sarebbe inutile in quanto l'unico modo di capire veramente di che si parla è praticare.

Anyways.

La grande maestria è lo sconfiggere un movimento veloce con uno lento.
Ed è possibile.
È difficilissimo, però, in un ambiente completamente libero.

La cosa di cui mi compiaccio è di avere, almeno credo, l'atteggiamento mentale giusto.
Posso fare combattimento libero.
Ancora non compiccio un granché.
Ma posso farlo; mi rendo conto di quello che faccio.