La tecnica è il dominio della mente ed è ciò che collega la forma allo spirito.
La tecnica è il trucco, la tattica, l'uso efficiente di ciò che si ha. La tecnica è matematica.
Difatti in occidente c'è tanta (e solo) tecnica.
Ed io manco proprio di quella, ma per fortuna posso rimediare.
sabato 21 dicembre 2013
giovedì 5 dicembre 2013
giovedì 27 giugno 2013
Le Verità Altalenanti
Quando iniziano i problemi?
Quando non sei te stesso.
Cliché?
Forse.
Ma la frase, come molte delle frasi profonde oramai diventate cliché, ha un significato ben più profondo di quello che superficialmente si potrebbe attribuire.
"Chi sei, tu?"
Questo, e solo questo, è il grande problema.
Ed è quando la risposta a questa domanda non è "Io" che ci sono i casini.
Ma non "io" in senso banale.
"Io" in senso profondo, totale.
Io, Io e basta.
Io, Io sono la cosa più importante della mia vita, e non devo scordarmelo.
Il problema in secondo luogo è che questa, ma non solo questa, è una verità altalenante.
Balena nella mente a tratti. A volte staziona per giorni. Ma non riesce a permearmi.
Prima o poi, se ne va sempre.
Per poi tornare sotto diversa forma.
Parole diverse, stessa sostanza: per fortuna ci sono infinite forme.
Forse dovrei fidarmi di più di quel che dice Musashi.
"Pratica assiduamente". "Pratica assiduamente". "Pratica assiduamente".
Pratica assiduamente.
Praticherò assiduamente. La strada di mille miglia inizia col primo passo.
Ed è questo.
Quando non sei te stesso.
Cliché?
Forse.
Ma la frase, come molte delle frasi profonde oramai diventate cliché, ha un significato ben più profondo di quello che superficialmente si potrebbe attribuire.
"Chi sei, tu?"
Questo, e solo questo, è il grande problema.
Ed è quando la risposta a questa domanda non è "Io" che ci sono i casini.
Ma non "io" in senso banale.
"Io" in senso profondo, totale.
Io, Io e basta.
Io, Io sono la cosa più importante della mia vita, e non devo scordarmelo.
Il problema in secondo luogo è che questa, ma non solo questa, è una verità altalenante.
Balena nella mente a tratti. A volte staziona per giorni. Ma non riesce a permearmi.
Prima o poi, se ne va sempre.
Per poi tornare sotto diversa forma.
Parole diverse, stessa sostanza: per fortuna ci sono infinite forme.
Forse dovrei fidarmi di più di quel che dice Musashi.
"Pratica assiduamente". "Pratica assiduamente". "Pratica assiduamente".
Pratica assiduamente.
Praticherò assiduamente. La strada di mille miglia inizia col primo passo.
Ed è questo.
domenica 23 giugno 2013
Tempo, Sforzo
La nostra società vive secondo la regola "Massimo rendimento nel minimo tempo".
Che è diverso da "Massimo rendimento col minimo sforzo".
MOLTO diverso.
Che è diverso da "Massimo rendimento col minimo sforzo".
MOLTO diverso.
sabato 22 giugno 2013
giovedì 20 giugno 2013
Boh
gnah.
Ogni tanto capitano sti momenti.
Dove boh.
Non hai risposte.
Non hai domande, non veramente.
Ma soprattutto, non hai energie.
Tante cose che dovrei fare, nessuna voglia di farle, neanche di iniziare.
E intanto il mondo gira, va avanti, mentre te sei fermo al palo.
O forse no?
O forse...
boh, non ho energie per pensarci.
Ogni tanto capitano sti momenti.
Dove boh.
Non hai risposte.
Non hai domande, non veramente.
Ma soprattutto, non hai energie.
Tante cose che dovrei fare, nessuna voglia di farle, neanche di iniziare.
E intanto il mondo gira, va avanti, mentre te sei fermo al palo.
O forse no?
O forse...
boh, non ho energie per pensarci.
sabato 25 maggio 2013
Same old thing
Alla fine, sta tutto nell'unificazione.
Certo a dirsi è più facile che a farsi.
Anche perché non è che uno può veramente fare qualcosa: capita e basta.
Certo a dirsi è più facile che a farsi.
Anche perché non è che uno può veramente fare qualcosa: capita e basta.
sabato 4 maggio 2013
Sballottato
Che fai quando il confine fra due modi di pensare e di vivere completamente diversi, quasi opposti, si trova nel tuo tragitto quotidiano?
Schierato da una parte, poi con fatica dall'altra, solo per essere, infine, diviso in così tante parti da non avere più forma.
La chiamano ignavia, inettitudine; ma ha senso chiamarla così?
Quanti colpi ha la forza di volontà?
giovedì 25 aprile 2013
Linea
Ho sempre trovato che cinismo e illuminazione non siano altro che due punti adiacenti sulla medesima circonferenza.
Separati solo da una linea, una retta, infintamente sottile.
Quella, e solo quella, è la direzione della mia spada.
E quella linea è l'illusione, il precetto errato, che rende la vita difficile in quanto non permette di viverla, ma costringe a interpretarla.
Separati solo da una linea, una retta, infintamente sottile.
Quella, e solo quella, è la direzione della mia spada.
E quella linea è l'illusione, il precetto errato, che rende la vita difficile in quanto non permette di viverla, ma costringe a interpretarla.
mercoledì 10 aprile 2013
giovedì 4 aprile 2013
Combattimento Libero
Recentemente mi è capitato di ri-fare un po' di combattimento libero, now and then.
Le conclusioni che ho potuto trarre da queste esperienze sono le stesse che avevo tratto le altre volte, ma che, inesorabilmente, tendono a essere sepolte dal mare di altri pensieri, finché non si ha occasione di farle tornare a galla.
L'esercizio libero, per quanto non rappresenti totalmente la realtà di un vero combattimento libero, è in assoluto l'esperienza più importante per un marzialista. Ma va vissuto e praticato nella giusta ottica.
Un sacco di maestri di varie discipline - tipicamente orientali - disprezzano il combattimento libero in quanto, secondo loro, non rappresenta assolutamente un combattimento vero e fa deviare dalla Via.
La tipica risposta di chi pratica HEMA o discipline sportive è: "cazzate, è che la vostra merda non funziona e non volete mettervi in gioco".
Per quanto in tanti casi la risposta sia validissima, quello che dicono questi maestri non è del tutto errato.
Quando si fa combattimento libero - nelle AM armate, sia chiaro: in quelle disarmate la faccenda assume tutta un'altra dimensione - si rischia di farsi prendere dalla foga di vincere.
La foga di vincere porta alla voglia di colpire.
La voglia di colpire porta all'accorciamento dei colpi.
L'accorciamento dei colpi va a braccetto con le fintine, i giochetti di polso e sostanzialmente porta al lato oscuro.
Un colpo corto non è risolutivo, fa perdere tempo, lascia 'scoperti' ed è di utilità pari a 0 nel caso in cui l'avversario indossi qualche forma di protezione.
"ma al giorno d'oggi nessuno indossa protezioni!"
Se per questo al giorno d'oggi nessuno neanche combatte con le spade.
"Ma se nessuno combatte con le spade, che pratichi a fare?"
Domanda legittima, ma il discorso si farebbe troppo ampio. Ma anche da questo punto di vista, i colpi corti - o in generale brutti, iper-sporcati e rinsecchiti - sono la morte della pratica.
È possibile tirare colpi dal tragitto breve, quasi istantanei, ma veri, concreti, solidi. Che trasmettono qualcosa. Ma ci vuole maestria; una maestria raggiungibile solo praticando correttamente e lasciando che sia il tempo ad asciugare il movimento fino a renderlo perfettamente pulito ed essenziale.
La distinzione visiva sfugge a chi non ha esperienza, ma è totalmente inequivocabile per chi pratica.
Ad ogni modo sto divagando.
Come stavo dicendo, per fare combattimento libero bisogna assumere il giusto stato mentale.
Non che sia facile; anzi.
Ma è fondamentale.
Ed essendo fondamentale, è altrettanto fondamentale il renderlo possibile.
E per renderlo possibile, bisogna arrivarci per gradi.
Il problema del combattimento libero è sostanzialmente il problema della carta bianca.
Il poter fare quel che vuoi, senza la minima restrizione, se non quelle imposte dal mondo in cui vivi, spiazza.
Non sai più che fare.
Se anche l'avversario è nella tua stessa condizione, si assiste a un nervoso mulinellare di punte, senza che nessuno faccia realmente nulla.
Prima o poi qualcuno agisce; ma è un'azione derivata da un qualche schema mentale pregresso che nella maggior parte dei casi è totalmente inadeguata al contesto.
La reazione è il più delle volte una fuga agitando la spada nel mezzo nel tentativo di non essere toccati.
Certo, a farlo e rifarlo alla fine uno acquisisce una certa esperienza e scioltezza. Ma se alla base non c'è forma, non c'è un qualcosa di fermamente piantato nella realtà, il risultato sarà una grande scioltezza in questa simulazione della realtà con spade di legno o bambù dove la regola è che vince chi tocca l'altro - cosa tipicamente occidentale, in altre culture vincerebbe
chi mena più duro.
Ed è questo che i maestri delle arti marziali orientali intendono quando dicono che il combattimento libero fa deviare dalla Via.
Questo e anche altro, chiaramente, ma parlarne richiederebbe diverse paginate, e sarebbe inutile in quanto l'unico modo di capire veramente di che si parla è praticare.
Anyways.
La grande maestria è lo sconfiggere un movimento veloce con uno lento.
Ed è possibile.
È difficilissimo, però, in un ambiente completamente libero.
La cosa di cui mi compiaccio è di avere, almeno credo, l'atteggiamento mentale giusto.
Posso fare combattimento libero.
Ancora non compiccio un granché.
Ma posso farlo; mi rendo conto di quello che faccio.
Le conclusioni che ho potuto trarre da queste esperienze sono le stesse che avevo tratto le altre volte, ma che, inesorabilmente, tendono a essere sepolte dal mare di altri pensieri, finché non si ha occasione di farle tornare a galla.
L'esercizio libero, per quanto non rappresenti totalmente la realtà di un vero combattimento libero, è in assoluto l'esperienza più importante per un marzialista. Ma va vissuto e praticato nella giusta ottica.
Un sacco di maestri di varie discipline - tipicamente orientali - disprezzano il combattimento libero in quanto, secondo loro, non rappresenta assolutamente un combattimento vero e fa deviare dalla Via.
La tipica risposta di chi pratica HEMA o discipline sportive è: "cazzate, è che la vostra merda non funziona e non volete mettervi in gioco".
Per quanto in tanti casi la risposta sia validissima, quello che dicono questi maestri non è del tutto errato.
Quando si fa combattimento libero - nelle AM armate, sia chiaro: in quelle disarmate la faccenda assume tutta un'altra dimensione - si rischia di farsi prendere dalla foga di vincere.
La foga di vincere porta alla voglia di colpire.
La voglia di colpire porta all'accorciamento dei colpi.
L'accorciamento dei colpi va a braccetto con le fintine, i giochetti di polso e sostanzialmente porta al lato oscuro.
Un colpo corto non è risolutivo, fa perdere tempo, lascia 'scoperti' ed è di utilità pari a 0 nel caso in cui l'avversario indossi qualche forma di protezione.
"ma al giorno d'oggi nessuno indossa protezioni!"
Se per questo al giorno d'oggi nessuno neanche combatte con le spade.
"Ma se nessuno combatte con le spade, che pratichi a fare?"
Domanda legittima, ma il discorso si farebbe troppo ampio. Ma anche da questo punto di vista, i colpi corti - o in generale brutti, iper-sporcati e rinsecchiti - sono la morte della pratica.
È possibile tirare colpi dal tragitto breve, quasi istantanei, ma veri, concreti, solidi. Che trasmettono qualcosa. Ma ci vuole maestria; una maestria raggiungibile solo praticando correttamente e lasciando che sia il tempo ad asciugare il movimento fino a renderlo perfettamente pulito ed essenziale.
La distinzione visiva sfugge a chi non ha esperienza, ma è totalmente inequivocabile per chi pratica.
Ad ogni modo sto divagando.
Come stavo dicendo, per fare combattimento libero bisogna assumere il giusto stato mentale.
Non che sia facile; anzi.
Ma è fondamentale.
Ed essendo fondamentale, è altrettanto fondamentale il renderlo possibile.
E per renderlo possibile, bisogna arrivarci per gradi.
Il problema del combattimento libero è sostanzialmente il problema della carta bianca.
Il poter fare quel che vuoi, senza la minima restrizione, se non quelle imposte dal mondo in cui vivi, spiazza.
Non sai più che fare.
Se anche l'avversario è nella tua stessa condizione, si assiste a un nervoso mulinellare di punte, senza che nessuno faccia realmente nulla.
Prima o poi qualcuno agisce; ma è un'azione derivata da un qualche schema mentale pregresso che nella maggior parte dei casi è totalmente inadeguata al contesto.
La reazione è il più delle volte una fuga agitando la spada nel mezzo nel tentativo di non essere toccati.
Certo, a farlo e rifarlo alla fine uno acquisisce una certa esperienza e scioltezza. Ma se alla base non c'è forma, non c'è un qualcosa di fermamente piantato nella realtà, il risultato sarà una grande scioltezza in questa simulazione della realtà con spade di legno o bambù dove la regola è che vince chi tocca l'altro - cosa tipicamente occidentale, in altre culture vincerebbe
chi mena più duro.
Ed è questo che i maestri delle arti marziali orientali intendono quando dicono che il combattimento libero fa deviare dalla Via.
Questo e anche altro, chiaramente, ma parlarne richiederebbe diverse paginate, e sarebbe inutile in quanto l'unico modo di capire veramente di che si parla è praticare.
Anyways.
La grande maestria è lo sconfiggere un movimento veloce con uno lento.
Ed è possibile.
È difficilissimo, però, in un ambiente completamente libero.
La cosa di cui mi compiaccio è di avere, almeno credo, l'atteggiamento mentale giusto.
Posso fare combattimento libero.
Ancora non compiccio un granché.
Ma posso farlo; mi rendo conto di quello che faccio.
venerdì 29 marzo 2013
sabato 23 marzo 2013
Why I Don't Feel Like Dancing
Andare a ballare per me è come andare a messa.
Non è che sia difficile. Sostanzialmente devi solo andare lì, pulito e non troppo sciatto, e fare come fanno tutti gli altri - quando lo fanno tutti gli altri.
Ma è comunque una cosa che non mi piace, nella quale non vedo alcun senso e che ritengo al 100% una perdita totale di tempo. Non solo, ma per forza di cose la devi fare insieme a un bel po' di altra gente che invece, in larga parte (o almeno si suppone) si sente parecchio partecipe della cosa.
martedì 19 febbraio 2013
domenica 10 febbraio 2013
Comunicazione
Il dentro comunica col fuori ed entrambi si influenzano a vicenda.
Pensare che il flusso vada in una sola direzione è ottuso.
Alla fine, tutto è un'unica cosa.
Pensare che il flusso vada in una sola direzione è ottuso.
Alla fine, tutto è un'unica cosa.
domenica 3 febbraio 2013
Urlo virtuale
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAGGGGHHHHHHH
giovedì 31 gennaio 2013
giovedì 24 gennaio 2013
lunedì 21 gennaio 2013
sabato 12 gennaio 2013
Piano
Passo 1, eremitaggio.
Ne sento il bisogno. Forte, viscerale, incontenibile. La presenza altrui mi infastidisce. Voglio stare da solo. Ma proprio solo solo. Fisicamente.
In un campo, su una montagna, da qualche parte.
Avere qualche giorno di solitudine a disposizione.
Chiaro, non sto parlando di eremitaggio perenne o di isolamento alla Into The Wild... solo di qualche giorno, diciamo una settimana, da solo con me stesso, che dobbiamo fare due chiacchiere. Da tanto tempo, dobbiamo fare ste due chiacchiere, e l'essere ingabbiato in mezzo alla gente mi impedisce di tirare fuori quel che dovrei tirare fuori.
Qualche giorno in eremitaggio per perdere tutto e ritornare nudo alla terra, a guardare il cielo.
Passo 2, volare.
Andarmene. Partire all'avventura. Vedere il mondo. Vivere. Da solo o con altri, non importa: tutto è.
Al momento non potrei, prima ho bisogno di sgranchirmi le ali, che starmene chiuso in questa gabbia me le ha un po' irrigidite.
Ne sento il bisogno. Forte, viscerale, incontenibile. La presenza altrui mi infastidisce. Voglio stare da solo. Ma proprio solo solo. Fisicamente.
In un campo, su una montagna, da qualche parte.
Avere qualche giorno di solitudine a disposizione.
Chiaro, non sto parlando di eremitaggio perenne o di isolamento alla Into The Wild... solo di qualche giorno, diciamo una settimana, da solo con me stesso, che dobbiamo fare due chiacchiere. Da tanto tempo, dobbiamo fare ste due chiacchiere, e l'essere ingabbiato in mezzo alla gente mi impedisce di tirare fuori quel che dovrei tirare fuori.
Qualche giorno in eremitaggio per perdere tutto e ritornare nudo alla terra, a guardare il cielo.
Passo 2, volare.
Andarmene. Partire all'avventura. Vedere il mondo. Vivere. Da solo o con altri, non importa: tutto è.
Al momento non potrei, prima ho bisogno di sgranchirmi le ali, che starmene chiuso in questa gabbia me le ha un po' irrigidite.
martedì 8 gennaio 2013
La palla e l'elastico
Spesso si dice che quando uno tocca il fondo può solo salire.
Il che implica una visione della vita come un pozzo, una galleria verticale, con alla base dura roccia e in alto il cielo.
Ho pensato che forse è una metafora leggermente sbagliata. Forse ce n'è una più calzante e che coincide in maniera squisita con tante altre.
La vita è una palla legata a un elastico.
L'elastico è fissato a una sbarra.
La sbarra è la realtà.
Fissa, non particolarmente modificabile, ma tutto ruota intorno ad essa.
E noi continuiamo a fare in su e in giù, con le nostre vite che ondeggiano, tangenti alla realtà stessa solo a momenti.
Quando sei troppo in alto, l'elastico tira e ti riporta alla realtà: non sei un dio, sei un uomo, hai dei limiti. Così come quando sei troppo in basso l'elastico ti riporta verso l'alto. Sempre verso la realtà. Non sei un dio, ma non sei neanche un verme.
Però anche questa metafora ha dei limiti, perché se è possibile il perdurare della palla al di sotto della sbarra - per via della gravità - di sicuro questa non potrà restare sopra, mentre nella vita è possibile (e meno male!) che ci siano periodi positivi ai quali non segua immediatamente un declino a picco.
Mi sa che tocca a infilarci un magnete in alto e a rendere la palla metallica o cosecosì.
Il che implica una visione della vita come un pozzo, una galleria verticale, con alla base dura roccia e in alto il cielo.
Ho pensato che forse è una metafora leggermente sbagliata. Forse ce n'è una più calzante e che coincide in maniera squisita con tante altre.
La vita è una palla legata a un elastico.
L'elastico è fissato a una sbarra.
La sbarra è la realtà.
Fissa, non particolarmente modificabile, ma tutto ruota intorno ad essa.
E noi continuiamo a fare in su e in giù, con le nostre vite che ondeggiano, tangenti alla realtà stessa solo a momenti.
Quando sei troppo in alto, l'elastico tira e ti riporta alla realtà: non sei un dio, sei un uomo, hai dei limiti. Così come quando sei troppo in basso l'elastico ti riporta verso l'alto. Sempre verso la realtà. Non sei un dio, ma non sei neanche un verme.
Però anche questa metafora ha dei limiti, perché se è possibile il perdurare della palla al di sotto della sbarra - per via della gravità - di sicuro questa non potrà restare sopra, mentre nella vita è possibile (e meno male!) che ci siano periodi positivi ai quali non segua immediatamente un declino a picco.
Mi sa che tocca a infilarci un magnete in alto e a rendere la palla metallica o cosecosì.
lunedì 7 gennaio 2013
Sento il bisogno di vomitare qualche stronzata
quindi la vomiterò qui.
BlaalsdkjkladkadklasdklaklaflkahjlhklaaldlkakladaklwjdlajwfkalalkdhWDJQOFJAJKFSJDALSNAVJKLNSKLDJALKSDJALKdlkADJALKASFLKASHKLASFAKLSASKDLAJSDKLASDJALKSDlkaslkdalskdhajkdhaldkjasdklhkalvncklmxzklcasklasfjaksldjljafhasjklcnalzkxvnbjksbkjghurythjksdfdoqhsfkdjoihgdvuhffafkbskguskhfvuhflukgdbalbvuagfhabfsvfvfbvhdfjaslkjalskzcnjsdkbvshkvbkfababfuksfbskjfhskjdfhskjdfhskjdfhskhgkvnsdjkfnfskjdgksjehdfakjhfkhsfdjksdhjsdfhsjdfkhskjghsldjhzjvjkzbnmvbxmncvbkbajkfshkgfsdfkhslfsehfsifhkskughlisfhalfihailfhuahaohdofhadofaofhasfhakfakfjsfjshfhjsdfgsjdfksdfhkj.
Cazzo se è rilassante pigiare tasti a caso
BlaalsdkjkladkadklasdklaklaflkahjlhklaaldlkakladaklwjdlajwfkalalkdhWDJQOFJAJKFSJDALSNAVJKLNSKLDJALKSDJALKdlkADJALKASFLKASHKLASFAKLSASKDLAJSDKLASDJALKSDlkaslkdalskdhajkdhaldkjasdklhkalvncklmxzklcasklasfjaksldjljafhasjklcnalzkxvnbjksbkjghurythjksdfdoqhsfkdjoihgdvuhffafkbskguskhfvuhflukgdbalbvuagfhabfsvfvfbvhdfjaslkjalskzcnjsdkbvshkvbkfababfuksfbskjfhskjdfhskjdfhskjdfhskhgkvnsdjkfnfskjdgksjehdfakjhfkhsfdjksdhjsdfhsjdfkhskjghsldjhzjvjkzbnmvbxmncvbkbajkfshkgfsdfkhslfsehfsifhkskughlisfhalfihailfhuahaohdofhadofaofhasfhakfakfjsfjshfhjsdfgsjdfksdfhkj.
Cazzo se è rilassante pigiare tasti a caso
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