martedì 8 novembre 2011

Questo libro lo devo leggere assolutamente

Ma per quanto fosse estroverso, vanesio e imprevedibile, Aldo era uno schermidore. Dunque già a quella giovane età tormentato pure lui dalle tensioni del dubbio, dagli scoraggiamenti che assillano chiunque sia praticante di quell'arte. La quale, riguardando più la mente e l'anima che il corpo, deprime. E rende certi del venir meno di ogni bravura, proprio quando invece la si sta affinando. Ecco spiegati le serie e i gesti ripetuti mille e mille volte che si disimparano, anzi talora non vengono più,spariscono. Persi nell'abisso dell'anima dal quale così potranno rinascere, però migliorati. Ma questo mistero Aldo era troppp giovane per capirlo.

sabato 5 novembre 2011

Siamo anche in troppi

E' buffo pensare a come, paradossalmente, un lungo periodo di inattività subito dopo un grande successo porti la mente a considerarsi 'superiore'.
E' tanto, tanto tempo che non faccio a spadate per bene, ma c'è (c'era) una parte di me che sotto sotto pensava: "non ci sono sfide al mio livello, o se ci sono, sono ben nascoste. Sono diventato uno spadaccino eccellente. Quasi nessuno mi può battere".

E invece ero fuori allenamento. Non in maniera tragica, ma ho le reazioni rallentate e la flessibilità mentale di una roccia.
Reagisco meccanicamente, non sono *realmente* presente QUI ED ORA, nell'azione.

Il casino è che non ho poi tutta sta voglia di allenarmi. E' una consapevolezza che mi allarma, e mi fa girare le palle. Anche perché inizio ad essere stufo del coretto discordante che ho nella testa.

Mi viene da pensare a una vecchia vignetta di Lupo Alberto: "Ehi, Beppe, ma non ti senti un po' solo, là sulla collina?"
"Scherzi!? Lassù siamo anche troppi".

E in tutta quella folla, qualcuno s'è perso.
Ci sono cose che non mi ricordo più. Parti di me che non ritrovo.
Parti di me che ero fiero di avere, non solo quando ero ancora nel guscio, ma anche dopo, quando ne sono uscito.
Chissà dove sono finite. Chissà se le ritroverò mai.

C'è qualcosa di buono, però, in tutto quello che è successo. Ho imparato a non prendermi troppo sul serio interiormente.
Tempo fa, la consapevolezza di non ritrovare più alcune parti di me mi avrebbe demolito; Oggi mi fa solo un po' di tristezza. Come se un vecchio amico se ne fosse andato. Ok, lo ammetto, un po' mi mette anche in ansia. QUELLE ALTRE parti di me sono rimaste. "Oddio, cosa mi succede? cosa sto diventando? Dov'è finita la mia saggezza zen?"

"Boh, da qualche parte sarà. Pensa a lavorare, che hai bisogno di dindi".

"Ma così non sono più me"

"Scemo, lo sai benissimo che sei comunque te. Sono solo seghe mentali. Nella vita si cambia, è normale"

"Ma io non voglio cambiare. Io ero esattamente come volevo, ci ero riuscito, ero arrivato al traguardo. Ero felice"

"Se fossi stato veramente così perfetto, non ti saresti fatto demolire da una minchiata galattica..."

"Il ferro era ancora caldo. Dovevo consolidarmi"

"E qualcosa ti ha deformato. Nulla vieta di riportarti a temperatura di fusione e rimetterti in carreggiata. Ultimamente abbiamo anche fatto progressi in merito..."

"Sono da alcuni lati. La Spada, Il Cerchio, La Linea Retta, dove sono finite? Non ce ne frega più niente?"

"...non lo so. Dai, non ci pensare"

"starai scherzando, spero. Io SONO un pensiero."




Lassù siamo anche in troppi.