Titolo allarmistico per un post che non lo è.
Niente, ieri sera dovevo uscire ma vinto dall'abbiocco digestivo e dalla calura mi sono spiaggiato su una poltrona in salotto. Tv accesa, dopo Veronica Mars e non ricordo che altro mi appisolo. Mio fratello mette il dvd di Shutter Island che avevamo in casa da tempo. Mi sveglio per rispondere al cellulare, chiamato dagli amici per sapere se alla fine sarei uscito o no, e anche se avevo tutte le intenzioni di uscire, non ce l'ho fatta e mi sono rispiaggiato sulla poltrona. Mi guardo il film - gran bel film tra l'altro - con quella classica microtensione da thriller che la pellicola riesce perfettamente a causare. Però io so come va a finire, mi sarà stato spoilerato eoni fa.
Di caprio che investiga, investiga, fra un colpo di scena e una battuta cinica, finché per via della burrasca non portano lui e il collega nel seminterrato o quel che era. E lì lui sogna, fa dei brutti sogni con bambini morti che parlano e cose simili.
La microtensione sale fino a diventare tensione canonica e mi parte la solita girandola di pensiero involontario, che oramai ho imparato a ignorare. Ma stavolta mi riesce meno del solito e la tensione cresce ancora, arrivando dritta dritta alla cervicale. Inizio a rigirarmi sulla poltrona. "Eccoci, di nuovo", penso. "La solita tensione che si sfoga, niente di che". Già, perché dal famoso episodio di quando avevo circa 16 anni la cosa si è ripresentata, la seconda volta al capodanno 2010, la terza una notte che non riuscivo a dormire bene, e poi ancora un buon numero di volte, sparse qua e là.
Ma anche se l'insorgenza di un attacco di panico - al quale tra l'altro non sono mai arrivato, cosa di cui vado fierissimo - la prima volta ti fa panicare lo stesso perché non riesci a controllare il tuo corpo e non capisci che cazzo succede, e ti piglia la fobofobia, e la seconda volta ri-panichi perché pensavi che non sarebbe più risuccesso, alla terza... alla terza non la prendi più tanto sul serio. Ne sei già uscito due volte, entrambe le volte allo stesso modo: imparando a sbattertene, a capire che irrigidirsi cercando di contrastare la propria rigidità è come combattere il mare a secchiate d'acqua. Ti hanno detto che il pensiero si genera in modo involontario e puoi non ascoltarlo, tanto sono solo seghe mentali. Ti hanno detto che le reazioni fisiologiche che provi - tensione muscolare, palpitazioni, respiro affannato, chiusura allo stomaco - sono uno sfogo di tensione inconscia e che è inutile e dannoso provare a controllarli, anzi, l'80% del problema consiste proprio nell'ostinazione a provarci, di per sé sono sopportabilissimi. Le prime due volte non gli hai dato retta perché eri ancora giovine e sembravano discorsi tanto distanti dalla concretezza, ma dalla terza in poi tutto assume decisamente senso.
E allora, quando per un po' ti metti ad ascoltare quel che ti dice la testa (cosa che bene o male si fa tutti i giorni e nella programmazione serve un casino) e ti capita di sentire discorsi strani, lì per lì ti inquieti e senti salire la tensione sulle spalle e sul collo. E ti dici: "toh, di nuovo"... ma non te lo dici col tono disperato di chi non sa se stavolta ce la farà, te lo dici col tono quasi divertito di chi si accorge di una sbucciatura, e chiedendosi come se l'è procurata, si limita a sciacquarla e fine. Ti siedi e ti abbandoni a questa tensione (cosa di per sé molto controversa a parole, ma con un preciso significato pratico), sentendola scorrere, salire, invaderti come un'onda e poi scendere e ritornarsene via. E sei contento, perché sai che un'altra po' di tensione che il tuo subconscio accumulava è stata smaltita. Qualche minuto di riposo e sei come nuovo. E' quasi divertente, alla fine. Ti fa sentire forte, ti fa sentire padrone di te stesso: è una bellissima sensazione.
Tornando a ieri sera, comunque, sentendo la tensione salire non mi sono allarmato più di tanto. Mi sono preparato ad accoglerla come ho imparato a fare.
La cosa buffa però è che mi è riuscito maluccio (altrimenti del resto non starei scrivendo qui).
Diciamo che nonostante l'animo serafico (e abbioccato) con il quale mi preparavo, distaccato emotivamente dalle mie funzioni corporee, ad accogliere il fenomeno, mi sono lasciato coinvolgere. Cercando una spiegazione razionale ce ne sono mille. Innanzitutto era un po' che non arrivava uno sfogo del genere, quindi 1) ero 'fuori allenamento' e 2) si dev'essere accumulata un bel po' di tensione, nel frattempo. Poi bisogna considerare il fatto che, ieri come la prima volta, la 'goccia che fa traboccare il vaso' non era un singolo episodio 'mentale' ma una presenza fissa, ovvero il film, dal quale ci si distrae maluccio considerando... beh... che è un film. Quindi ha contribuito a mantenere aperta la porta della tensione per un periodo più lungo del solito. In terzo luogo, ero abbioccatissimo a causa della digestione, quasi in dormiveglia, quando la voce del pensiero involontario ha un volume molto più alto del normale.
Insomma, tirando le somme, stavolta mi sono lasciato coinvolgere e il fenomeno mi ha iniettato una sega mentale in circolo. L'attacco in sé l'ho smaltito in un'oretta - il film prima o poi finisce - e l'unica cosa che mi è rimasta è una fitta alla cervicale per la botta di tensione. Però il fatto di non essere riuscito a controllare l'insorgenza mi ha appunto inserito la sega mentale: "ho perso le mie capacità di autocontrollo?".
Proprio in questo periodo in cui stavo rapidamente recuperando personalità e strutture mentali, è una bella seccatura. Parlo proprio dal punto di vista pratico. Anche ignorando la sega mentale, ho perso energia. L'aspetto positivo è che ho conservato la personalità, che le altre volte ne era uscita martoriata. Tanto che all'esterno ho continuato a comportarmi precisamente come prima (salvo qualche probabile cambiamento nel linguaggio corporeo: la gente oggi mi percepiva "pensieroso"). Però se ieri pomeriggio ero carico di voglia di fare, di autostima, insomma avevo voglia di spaccà, oggi molto meno, anzi zero. Ogni tanto avevo il classico strascico da attacco malgestito, spalle irrigidite e sguardo spento. L'atteggiamento generale è più un "fff che palle..." che non l'antico "oddio oddio cosa cazzo succede oddio non sono più me oddio non tornerò più quello di prima oddio". Mi secca di non aver coservato il momentum, di aver interrotto il circolo virtuoso che mi stava riportando al sano gasaggio da ventenne. E poi c'è la seghina mentale, classica, semplice ramo dello stesso, vecchio albero: la paura di perdere l'identità. Stavolta sotto forma di paura di perdere le capacità di autocontrollo, le mie 'tecniche', così come mi è capitato di perdere le strutture mentali in campo sociale (che stavo recuperando proprio in questo periodo). La paura che un successivo episodio - che tanto capiterà, del resto ho l'ormone spostato come è normale che sia - possa di nuovo essere malgestito. La paura di aver lasciato ri-mescolarsi il pensiero e l'ego, separati con tanta fatica.
E la curiosità, ovviamente impossibile da soddisfare, di sapere se sarebbe successo lo stesso se il film non l'avessi visto.
Tanto taglio anche questa, importa sega.
mercoledì 20 giugno 2012
lunedì 11 giugno 2012
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