La violenza fa parte della natura più intima dell'uomo e dell'universo.
Rinunciare alla violenza credendo di non averne bisogno
è come riunciare a mangiare perché ci sono le flebo
rinunciare a fare sesso perché c'è la fecondazione assistita
rinunciare a camminare perché si può andare in sedia a rotelle.
Perfino gli atomi si strappano pezzi l'un l'altro.
domenica 25 novembre 2012
sabato 24 novembre 2012
sabato 17 novembre 2012
Note sparse sulla spada, II
Non devi farti ossessionare dal kissaki del nemico.
Lo spirito che passa: tu non esisti, la spada nemica non esiste. Ci sono solo il nemico e la tua spada, con nulla che si frappone.
Devi imparare ad agire senza smuovere né corpo né mente.
E' necessario esercitarsi assiduamente, sia da soli che in coppia. Importantissimo: nuki.
Devi schivare la spada del nemico, non il suo corpo. Un esercizio fasullo è importante quanto uno veritiero:
La forza su cui non si ha controllo non è vera forza.
le 'intenzioni multiple' sono possibili, ma nello stretto senso schermistico occidentale si rivelano inefficaci. Un colpo d'invito si può fare, ma dev'essere comunque un colpo vero.
La presenza mentale costante è migliore di qualsiasi seconda, terza, quarta intenzione.
Quando tagli, non ingobbirti per accompagnare il colpo verso il basso, ma anzi slanciati leggermente in alto con la schiena.
Lo spirito che passa: tu non esisti, la spada nemica non esiste. Ci sono solo il nemico e la tua spada, con nulla che si frappone.
Devi imparare ad agire senza smuovere né corpo né mente.
E' necessario esercitarsi assiduamente, sia da soli che in coppia. Importantissimo: nuki.
Devi schivare la spada del nemico, non il suo corpo. Un esercizio fasullo è importante quanto uno veritiero:
La forza su cui non si ha controllo non è vera forza.
le 'intenzioni multiple' sono possibili, ma nello stretto senso schermistico occidentale si rivelano inefficaci. Un colpo d'invito si può fare, ma dev'essere comunque un colpo vero.
La presenza mentale costante è migliore di qualsiasi seconda, terza, quarta intenzione.
Quando tagli, non ingobbirti per accompagnare il colpo verso il basso, ma anzi slanciati leggermente in alto con la schiena.
giovedì 1 novembre 2012
Insicurezza
Post dal sapore retró.
Cos'è l'insicurezza? Non c'è bisogno certo che lo spieghi. Lo sanno tutti, tutti l'hanno provata almeno una volta nella vita, anche se tanti fanno finta di no. E non saprei dire se fanno bene o male: è una scelta.
L'insicurezza, come si potrà capire facilmente, è figlia della paura. Anzi, si potrebbe dire che sono la stessa cosa, in un certo senso.
A questo punto mi chiedo: cos'è la paura?
Chiunque potrebbe cercare di darne una definzione, e ci andrebbe pure vicino, ma la paura è una forza ben superiore ad una descrizione approssimativa che si potrebbe fare su due piedi.
Ci ho riflettuto: la paura è la vita.
Esistono tante paure: la paura di essere abbandonati, di ammalarsi, la paura dell'interrogazione\esame, la paura del buio, dell'altezza, la paura di avvicinarsi alla donna che ti piace, la paura del confronto.
Tutte queste paure sono in realtà una sola: la paura della morte.
In realtà, più ci rifletto e più anche i semplici bisogni primari (e non), come la fame e la sete, l'istinto di riproduzione, eccetera sono collegabili alla paura di morire. Mangio perché se non mangio muoio, bevo perché se non bevo muoio.
Mi riproduco perché prima o poi morirò, ma i miei figli vivranno, e si riprodurranno a loro volta: tramite loro, una parte di me vivrà in eterno.
L'uomo è un animale sociale e vive in tribù. Tribù molto grandi, in effetti, al giorno d'oggi. Ma sempre tribù sono. C'è una scala gerarchica naturale che si forma spontaneamente dall'interazione con le persone, di cui spesso non siamo neanche consapevoli.
E chi finisce 'sotto' in questa scala gerarchica è a rischio di abbandono: in tempo di difficoltà, la tribù lascia a sé stessi i membri meno utili. Crudele? Sì, forse. Io direi 'naturale'. È così che funziona, non c'è molto da fare, almeno nel nostro istinto. La realtà delle cose poi è ben altra, è ben difficile che una persona debole di carattere, fisico e risorse arrivi veramente a mancare del necessario per sopravvivere.
Quindi è normale avere paura di fallire, ed essere insicuri: l'istinto ci spinge a non rischiare per "salvare la faccia", di modo che la nostra forza apparente non vacilli, a dispetto dell'effettiva debolezza che avvertiamo.
Quindi come si sconfigge l'insicurezza? In molti sono convinti che sia una questione di coraggio, di buttarsi. Beh, forse è una soluzione anche quella, ma a me sembra stupida. Questi molti, sentendomelo dire, mi accusano del fatto che non sto affrontando il problema.
Ben difficile ottenere risultati, anche se discontinui, non affrontando il problema: la differenza sta nel modo in cui lo si affronta. Non sono un tipo da forza bruta né da astuzie, io. La mia natura è sincera. Questo oramai l'ho capito.
Se ho davanti un muro, non cerco di buttarlo giù a spallate, né costruisco una catapulta per distruggerlo. Ci giro intorno, oppure lo salto, o lo scalo. L'atteggiamento astuto e scaltro che si fa beffe di quello diretto e brutale altro non è che un suo figlio. Il vero potenziale si svela quando uno capisce di non essere vincolato.
Io so che posso girare intorno alla mia insicurezza, attingendo ad una forza interiore che possiedo. Che tutti possiedono. L'ho fatto, centinaia di volte. Quel che non mi riesce, ancora, è dare una continuità a questa cosa, trasformandola da istante a stato. Ci ero quasi riuscito, una volta, ma era un'illusione ed è crollata, come è giusto che sia.
Mi ha trasformato in un marasma emotivo in costante ebollizione, cosa che mi ha demolito inizialmente, ma sto iniziando ad apprezzarla. Come ho scritto poco tempo fa: è come se fossi mille persone in una, come se vivessi mille vite in una.
Ed ho ritrovato una cosa: la spada. Anzi, per la precisione ho ritrovato il fatto di averla persa. Quindi ho qualcosa su cui lavorare. Tantissimo su cui lavorare.
Pensavo di averla tagliata. Ho ancora un'occasione. La mia linea non si fermerà.
Cos'è l'insicurezza? Non c'è bisogno certo che lo spieghi. Lo sanno tutti, tutti l'hanno provata almeno una volta nella vita, anche se tanti fanno finta di no. E non saprei dire se fanno bene o male: è una scelta.
L'insicurezza, come si potrà capire facilmente, è figlia della paura. Anzi, si potrebbe dire che sono la stessa cosa, in un certo senso.
A questo punto mi chiedo: cos'è la paura?
Chiunque potrebbe cercare di darne una definzione, e ci andrebbe pure vicino, ma la paura è una forza ben superiore ad una descrizione approssimativa che si potrebbe fare su due piedi.
Ci ho riflettuto: la paura è la vita.
Esistono tante paure: la paura di essere abbandonati, di ammalarsi, la paura dell'interrogazione\esame, la paura del buio, dell'altezza, la paura di avvicinarsi alla donna che ti piace, la paura del confronto.
Tutte queste paure sono in realtà una sola: la paura della morte.
In realtà, più ci rifletto e più anche i semplici bisogni primari (e non), come la fame e la sete, l'istinto di riproduzione, eccetera sono collegabili alla paura di morire. Mangio perché se non mangio muoio, bevo perché se non bevo muoio.
Mi riproduco perché prima o poi morirò, ma i miei figli vivranno, e si riprodurranno a loro volta: tramite loro, una parte di me vivrà in eterno.
L'uomo è un animale sociale e vive in tribù. Tribù molto grandi, in effetti, al giorno d'oggi. Ma sempre tribù sono. C'è una scala gerarchica naturale che si forma spontaneamente dall'interazione con le persone, di cui spesso non siamo neanche consapevoli.
E chi finisce 'sotto' in questa scala gerarchica è a rischio di abbandono: in tempo di difficoltà, la tribù lascia a sé stessi i membri meno utili. Crudele? Sì, forse. Io direi 'naturale'. È così che funziona, non c'è molto da fare, almeno nel nostro istinto. La realtà delle cose poi è ben altra, è ben difficile che una persona debole di carattere, fisico e risorse arrivi veramente a mancare del necessario per sopravvivere.
Quindi è normale avere paura di fallire, ed essere insicuri: l'istinto ci spinge a non rischiare per "salvare la faccia", di modo che la nostra forza apparente non vacilli, a dispetto dell'effettiva debolezza che avvertiamo.
Quindi come si sconfigge l'insicurezza? In molti sono convinti che sia una questione di coraggio, di buttarsi. Beh, forse è una soluzione anche quella, ma a me sembra stupida. Questi molti, sentendomelo dire, mi accusano del fatto che non sto affrontando il problema.
Ben difficile ottenere risultati, anche se discontinui, non affrontando il problema: la differenza sta nel modo in cui lo si affronta. Non sono un tipo da forza bruta né da astuzie, io. La mia natura è sincera. Questo oramai l'ho capito.
Se ho davanti un muro, non cerco di buttarlo giù a spallate, né costruisco una catapulta per distruggerlo. Ci giro intorno, oppure lo salto, o lo scalo. L'atteggiamento astuto e scaltro che si fa beffe di quello diretto e brutale altro non è che un suo figlio. Il vero potenziale si svela quando uno capisce di non essere vincolato.
Io so che posso girare intorno alla mia insicurezza, attingendo ad una forza interiore che possiedo. Che tutti possiedono. L'ho fatto, centinaia di volte. Quel che non mi riesce, ancora, è dare una continuità a questa cosa, trasformandola da istante a stato. Ci ero quasi riuscito, una volta, ma era un'illusione ed è crollata, come è giusto che sia.
Mi ha trasformato in un marasma emotivo in costante ebollizione, cosa che mi ha demolito inizialmente, ma sto iniziando ad apprezzarla. Come ho scritto poco tempo fa: è come se fossi mille persone in una, come se vivessi mille vite in una.
Ed ho ritrovato una cosa: la spada. Anzi, per la precisione ho ritrovato il fatto di averla persa. Quindi ho qualcosa su cui lavorare. Tantissimo su cui lavorare.
Pensavo di averla tagliata. Ho ancora un'occasione. La mia linea non si fermerà.
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