venerdì 11 settembre 2009

Equilibrio

Mi è stato più volte fatto notare che non ho polso.
Praticamente è come rigirarmi un coltello nella buzza, perché lo so benissimo.
E più ci penso, più mi rendo conto del bene e del male che questa mia caratteristica ha portato nella mia vita.

Iniziamo dall'inizio.
Sono nato e cresciuto in una famiglia tranquilla, che mi ha insegnato l'enorme valore del rispetto, mi ha insegnato ad immedesimarmi negli altri, provare a capire cosa stessero provando prima di far loro del male.
Questa cosa io la considero una dote, non un difetto, perché sostanzialmente è la barriera che mi impedisce di essere una TESTA DI CAZZO.
Però è anche una maledizione. Il punto è che non riesco, o meglio proprio non voglio minimamente, fare del male a qualcuno - in particolare in maniera "psichica". SO cosa vuol dire essere deriso e sputtanato, SO cosa vuol dire sentirsi una merda, SO cosa vuol dire essere considerato un deficente, SO cosa vuol dire essere sfruttati. E non l'augurerei a nessuno, se non ad una categoria: quelli che in prima persona causano tali sentimenti nel prossimo.
Il punto è che non ho mai causato tali sentimenti, perlomeno non volontariamente (e, per quanto è in mia conoscenza, neanche involontariamente). Non sono CAPACE di causarli.
Pertanto, tutte le persone (esclusa la piccola fetta costituita da quelli come me) si sentono in diritto, quasi fosse una cosa normale e naturale, il deridermi, lo sfruttarmi, l'approfittarsi di me. Confido che siano in buona fede e che non lo facciano intenzionalmente, ma che gli sbuchi fuori come comportamento naturale.
Il punto è che fanno tutto questo perché percepiscono, a pelle, che io tanto non farò nulla per vendicarmi. Porgerò l'altra guancia.

Paradossalmente sarei molto più cristiano io di diversi preti\vescovi\prelati vari.

Questa cosa si riflette negativamente in quasi tutti gli aspetti della mia vita: non riesco ad ottenere ragione, neanche quando ce l'ho; vengo accusato di avere difetti in maniera totalmente ASSURDA; viene svalutato il mio lavoro, il mio operato; vengono sottovalutate le mie capacità e potenzialità; se mi viene conferita in via ufficiale la leadership di un gruppo, non riesco a mantenerla, neanche agendo nel bene del gruppo intero e facendo il bene di tutti. E quando, per un qualsiasi motivo, il mio animo fa un colpo di testa e si comporta in maniera totalmente opposta, la gente si arrabbia perché scombussolo il loro sistema dove "io" sono ercolino-sempre-in-piedi, che lo puoi picchiare quanto vuoi, tanto rimane lì con il sorriso ebete stampato sulla faccia.
Facendo esempi più concreti:

- A scuola, mi vengono fregate le idee, mi viene preso il lavoro e spacciato per quello di qualcun altro. Io sarei ben disposto a condividere il mio lavoro con qualcuno che non sarebbe in grado, da solo, di produrre qualcosa di accettabile. Però in cuor mio ESIGO almeno un ringraziamento in privato. Dico "in cuor mio" perché all'atto pratico non faccio nulla per ottenerlo. Mi basterebbe un "grazie, ama". Non mi sembra di chiedere molto.
E invece niente. Anzi, ci sono stati episodi dove mi hanno fatto passare per quello che ha lavorato di meno (!!!).

- In qualsiasi genere di discussione, partendo dal presupposto di "esporre le mie tesi, ed ascoltare quello che ha da dire l'altro", anziché da "HO RAGIONE IO E BASTA", molte volte non sono in grado di dare un adeguato supporto a queste mie tesi. Magari 10 minuti dopo scopro che avevo ragione io, ma lì per lì non riesco a dimostrarlo.

- Nel GdR, coprendo il ruolo di master, ai giocatori viene quasi spontaneo il fare cazzate, sapendo che tanto io non li punirò per questo. Alla fine il gioco fa schifo, a tutti, e naturalmente c'è anche chi ha il coraggio di darmi la colpa di tutto.
Io ovviamente mi prendo la mia parte di responsabilità: il GdR è una cosa di gruppo, e le cose di gruppo si fanno e si disfanno insieme. Se una cosa va male è un po' colpa di tutti. E provo a fare qualcosa per migliorare la situazione, ma tranne che in rari casi, ciccia.

- Agli scout, non c'era verso di farmi ascoltare dai sottoposti, che non mi portavano minimamente rispetto; In particolare uno, che ha anche osato dirmi "come capo non vali un cazzo", quando lui non sapeva neanche fare una legatura quadra.

Insomma, in sunto, non riesco a far valere le mie ragioni nella vita. Questo perché parto dal presupposto che la gente utilizzi il cervello, dato che mi è stato insegnato così.
Insomma, io se vedo uno, do per scontato che sia una persona ragionevole, non che sia uno che aspetta la prima occasione per incularmi. Purtroppo nella società di merda in cui viviamo il 90% della popolazione appartiene alla 2° tipologia.

Ora che mi sono reso pienamente conto di questo, intendo fare qualcosa per riparare.
Il problema principale è l'equilibrio.

Datosi che tendo, nelle discussioni, a lasciare la ragione all'altro (che ci si crogioli pure, contento lui), non ho acquisito la capacità di discernimento necessaria a capire se ho effettivamente ragione io o meno.
Quindi se volessi cambiare rischierei di passare all'estremo opposto, ovvero di voler aver ragione a tutti i costi su tutto "per compensare". Un comportamento che non potrei mai perdonarmi.
Devo imparare a capire quando vale la pena lottare o quando è il caso di ascoltare.


Comunque, tutto questo mi ha instillato una certa dose di fatalismo.
Mi fa sentire veramente male il pensare di vivere in mezzo a gente che pensa solo a sé, che ti vede solo come un qualcosa da sfruttare, che naviga in mari di egoismo puro.
Gente con la quale io cerco il più possibile di essere buono e disponibile, e che mi ripaga sfruttandomi e poi facendomi anche passare per cretino.
Ora come ora ho notato che questa mia caratteristica è molto apprezzata dagli adulti. Difatti tendo a trovarmi molto più a mio agio fra le persone dai 30 ai 60 anni.
Però come scendi sotto, togliendo alcune eccezioni, vengo solo sfruttato. Come un idiota.
Non riesco ad ottenere l'unica cosa di cui mi importa veramente, il RISPETTO.

Devo trovare l'equilibrio.

mercoledì 2 settembre 2009

Il mondo è pieno di pazzi...

...davvero, è spaventoso.
Ho passato anni ed anni pensando di essere io, il pazzo. Pensando di essere permaloso, orgoglioso, con una tale quantità di difetti da non riuscire ad accettare alcune persone che proprio non mi andavano giù. E mi sono torturato, anni e anni, continuando a sopportarle, andandogli comunque dietro.
Sia ben chiaro: non sono uno di quelli che fa le scenate, né uno che risponde aggressivamente per "mantenere lo status", anzi, tutt'altro. Esteriormente non sono cambiato per nulla: se sei un demente, ti ignoro. Non perdo tempo con te.

Interiormente, però, ora ho finalmente capito che il pazzo non sono io.

Per cui, idioti, mi rivolgo a voi: d'ora in poi da me avrete solo una calorosa stretta di mano ed un bel: "BRAVISSIMO!".
(Copyrighted, ma questa è un'altra storia)

P.S. Se sei pazzo, tranquillo: puoi sempre smettere, non sei costretto a continuare. E non devi neanche comprarti i cerotti alla nicotina. Ti basta un po' di obiettività.
Bye bye