ma so' sempre vivo, tranquilli! ;)
(ma chi lo legge sto troiaio di blog poi?)
martedì 12 ottobre 2010
venerdì 13 agosto 2010
è brutto
è brutto usare il blog solo per sfogarsi quando si è giù, trasmette un'idea negativa di sé a chi legge.
Non che mi importi una sega dell'idea di chi legge. Con tutto il rispetto possibile per le persone in questione: di loro magari mi importa molto, dell'idea che hanno di me assolutamente nulla.
Ad ogni modo, a titolo informativo: tranquilli, non sono un depresso, anzi, la mia vita mi garba un casino!
Però quando scrivo uso molta enfasi, per cui se qualcosa va male sembra una catastrofe, se me la fate descrivere.
Non che mi importi una sega dell'idea di chi legge. Con tutto il rispetto possibile per le persone in questione: di loro magari mi importa molto, dell'idea che hanno di me assolutamente nulla.
Ad ogni modo, a titolo informativo: tranquilli, non sono un depresso, anzi, la mia vita mi garba un casino!
Però quando scrivo uso molta enfasi, per cui se qualcosa va male sembra una catastrofe, se me la fate descrivere.
martedì 13 luglio 2010
Tenere la posizione
È passato un periodo lungo, lungo e particolare... chiunque mi conosca un minimo si sarà accorto del cambio di tendenza dei post, da "Ego" in poi.
Non ho una gran voglia di raccontare, chi vuol sapere chieda, questo blog mi serve solo per sfogarmi.
Sta di fatto che, in pratica, non ho saputo tenere la posizione. La vita mi ha buttato in una tempesta, e io - stupidamente - anziché stare rilassato e adattarmi alla situazione, mantenendone il controllo, mi sono irrigidito sulla mia posizione, finendo per perderla.
Quando si affronta una forza maggiore della propria, bisogna essere rilassati, morbidi, e seguire l'onda (...), traendola a sé, o girandoci intorno, come un bastone nell'acqua (... x2). Bisogna mantenere il proprio centro in sé e non cercare di inchiodarlo in un punto nello spazio. Altrimenti, una forza maggiore sarà in grado di dominarti.
Fortunatamente l'ho imparato, purtroppo ad un prezzo abbastanza caro, sia emotivamente che oggettivamente. Diciamo che sto battendo il record delle occasioni buttate.
Ho rischiato anche di perdere gli amici (VERI), il che credo che sia una delle disgrazie peggiori dopo la perdita di sé stessi (la quale impedisce totalmente di avere amici).
L'errore che ho fatto è stato identificare il mio centro con qualcosa di esterno: o meglio, di "inchiodare" il mio centro in un punto fisso, anziché tenerlo dentro di me.
La tempesta, sballottandomi a giro, mi ha allontanato dal centro, buttandomi nella confusione più totale.
Certo, molto sarà stato a causa dello stress scolastico. Ed infatti, finito l'esame (pur con qualche nota negativa...), mi sono subito sentito meglio. Non meglio come mi aspettavo, ma comunque più sollevato.
E poi, m'ero fissato. Troppo. Mi concentravo troppo su un obiettivo, facendo cazzate su cazzate ed impedendomi di riprendere il controllo sulla MIA vita. E perdendo anche l'obiettivo.
FORTUNATAMENTE (a questo punto direi di sì, proprio fortunatamente) la perdita dell'obiettivo è stata pressoché totale, senza se e senza ma. Quindi, con l'anima in pace (anche se la delusione c'è stata, inutile non ammetterlo), ho ripreso contatto con il centro. E ora sto riavendo il controllo sulla MIA vita.
Ogni tanto mi ripiglia male, per via delle occasioni buttate, degli errori fatti, del tempo perso. E della continuità perduta, che alla fine è la cosa che mi ha dato più fastidio: "perdere il filo".
Quando il centro è un punto su un piano (anzi... su tre dimensioni!) e tu pure, le possibilità di rifar coincidere i due punti sono bassissime, e comunque ci sarà stato il distacco. Il lasso di tempo in cui i due punti non coincidevano. Il che, in un'ottica segomentalistica, rende la situazione "irreparabile" e dunque insostenibile.
Fortunatamente, non è possibile SPOSTARE il proprio centro fuori da sé, al massimo IDENTIFICARLO in un punto esterno: di conseguenza è sempre possibile ritrovarlo dentro di sé, chiudendo la dimensione astratta della ricerca.
Ora però devo veramente tirare il fiato, chiudere la questione, riprendere tranquillità e FARE A SPADATE, che, cazzo, è una vita che non rifaccio un duello come si deve!
Ma comunque sto decisamente, decisamente meglio. Ho il controllo, mi sento padrone della situazione: se non al 100%, almeno un buon 70% ce l'ho tutto.
Non ho una gran voglia di raccontare, chi vuol sapere chieda, questo blog mi serve solo per sfogarmi.
Sta di fatto che, in pratica, non ho saputo tenere la posizione. La vita mi ha buttato in una tempesta, e io - stupidamente - anziché stare rilassato e adattarmi alla situazione, mantenendone il controllo, mi sono irrigidito sulla mia posizione, finendo per perderla.
Quando si affronta una forza maggiore della propria, bisogna essere rilassati, morbidi, e seguire l'onda (...), traendola a sé, o girandoci intorno, come un bastone nell'acqua (... x2). Bisogna mantenere il proprio centro in sé e non cercare di inchiodarlo in un punto nello spazio. Altrimenti, una forza maggiore sarà in grado di dominarti.
Fortunatamente l'ho imparato, purtroppo ad un prezzo abbastanza caro, sia emotivamente che oggettivamente. Diciamo che sto battendo il record delle occasioni buttate.
Ho rischiato anche di perdere gli amici (VERI), il che credo che sia una delle disgrazie peggiori dopo la perdita di sé stessi (la quale impedisce totalmente di avere amici).
L'errore che ho fatto è stato identificare il mio centro con qualcosa di esterno: o meglio, di "inchiodare" il mio centro in un punto fisso, anziché tenerlo dentro di me.
La tempesta, sballottandomi a giro, mi ha allontanato dal centro, buttandomi nella confusione più totale.
Certo, molto sarà stato a causa dello stress scolastico. Ed infatti, finito l'esame (pur con qualche nota negativa...), mi sono subito sentito meglio. Non meglio come mi aspettavo, ma comunque più sollevato.
E poi, m'ero fissato. Troppo. Mi concentravo troppo su un obiettivo, facendo cazzate su cazzate ed impedendomi di riprendere il controllo sulla MIA vita. E perdendo anche l'obiettivo.
FORTUNATAMENTE (a questo punto direi di sì, proprio fortunatamente) la perdita dell'obiettivo è stata pressoché totale, senza se e senza ma. Quindi, con l'anima in pace (anche se la delusione c'è stata, inutile non ammetterlo), ho ripreso contatto con il centro. E ora sto riavendo il controllo sulla MIA vita.
Ogni tanto mi ripiglia male, per via delle occasioni buttate, degli errori fatti, del tempo perso. E della continuità perduta, che alla fine è la cosa che mi ha dato più fastidio: "perdere il filo".
Quando il centro è un punto su un piano (anzi... su tre dimensioni!) e tu pure, le possibilità di rifar coincidere i due punti sono bassissime, e comunque ci sarà stato il distacco. Il lasso di tempo in cui i due punti non coincidevano. Il che, in un'ottica segomentalistica, rende la situazione "irreparabile" e dunque insostenibile.
Fortunatamente, non è possibile SPOSTARE il proprio centro fuori da sé, al massimo IDENTIFICARLO in un punto esterno: di conseguenza è sempre possibile ritrovarlo dentro di sé, chiudendo la dimensione astratta della ricerca.
Ora però devo veramente tirare il fiato, chiudere la questione, riprendere tranquillità e FARE A SPADATE, che, cazzo, è una vita che non rifaccio un duello come si deve!
Ma comunque sto decisamente, decisamente meglio. Ho il controllo, mi sento padrone della situazione: se non al 100%, almeno un buon 70% ce l'ho tutto.
giovedì 1 luglio 2010
mercoledì 23 giugno 2010
Che ganzo
Che ganzo tornare a fare post psicotici e depressi, eh?
Soprattutto dopo tutto quello che è successo...
Che ganzo...
Fantastico, non ci sto capendo più una sega.
Ed è peggio di prima, perché prima non avevo mai capito una sega, poi l'ho capita e ora me la sono scordata. Che ganzo!!
A volte mi sembra quasi di essermi drogato, da quanto non tengo il controllo. O meglio, da quanto "troppo" lo tengo... vabbè, è un discorso incasinato.
Sì, insomma, sto sclerando.
A 18 anni. Una cosa veramente allegva & gioiosa, no?
E' come se avessi aperto gli occhi, e poi me li avessero richiusi a forza. Finché non sei capace di vedere, non sai cosa c'è, non sai cosa ti perdi e ti va tutto bene uguale.
Ma una volta che hai visto, devi correre, devi immergerti. La vita è la droga più potente e fantastica che possa esistere e una volta che l'hai provata non ne puoi più fare a meno.
E io sono un vitadipendente rinchiuso in comunità di recupero.
Faccio una cazzata, me ne accorgo dopo, e per recuperare ne faccio una peggiore. E me ne riaccorgo dopo. Uno a questi ritmi regge per qualche giorno, poi sdà e inizia ad andare in catalessi, visto che non può toccare nulla senza che si rovini.
Tutto si sfà, tutto si polverizza e scompare, si mischia, si rompe. E giù tonfi, tutto a terra.
Potrei anche spiegare tutto nel dettaglio, ma per una volta preferisco che i cazzi miei non se li faccia chiunque può leggere là fuori. Magari se a qualcuno interessa può chiedere privatamente.
E la cosa è a livelli, risolto uno vieni rischiacciato da quello dopo. Tipo uno sepolto vivo: se riesci, in stile Kill Bill, a sfondare la bara, poi restano quei tre metri di terra a farti stare zitto.
E intorno a te tutto si rompe. Che ganzo.
Se c'è una cosa che SO, e di cui sono SICURO, è che ad andare avanti così finisco veramente a vendere il culo sulla tangenziale. Se va avanti così, non appena la facciata inizia a incrinarsi, passa qualcuno e si ciula ogni cosa, mi lascia in mutande e con giusto qualche euro per comprarsi la parrucca bionda ossigenata.
E che cazzo, NO!!
MAI!!
Ma poi, sarà possibile che CAZZATE ALLUCINANTI provochino questi SCONQUASSI TOTALI?!
Ok, è una lunga serie di sfortunati eventi. Ma che cazzo!
Per una volta che prendi le cose per il verso giusto, sono le cose ad essere messe nel verso sbagliato!
Non ci capisco veramente più nulla, mi sento tipo l'anno scorso. Wow, quanti passi avanti ho fatto... dove minchia sono finite tutte le cose che avevo fatto nel frattempo?!
Datemi qualcosa di forte...
Soprattutto dopo tutto quello che è successo...
Che ganzo...
Fantastico, non ci sto capendo più una sega.
Ed è peggio di prima, perché prima non avevo mai capito una sega, poi l'ho capita e ora me la sono scordata. Che ganzo!!
A volte mi sembra quasi di essermi drogato, da quanto non tengo il controllo. O meglio, da quanto "troppo" lo tengo... vabbè, è un discorso incasinato.
Sì, insomma, sto sclerando.
A 18 anni. Una cosa veramente allegva & gioiosa, no?
E' come se avessi aperto gli occhi, e poi me li avessero richiusi a forza. Finché non sei capace di vedere, non sai cosa c'è, non sai cosa ti perdi e ti va tutto bene uguale.
Ma una volta che hai visto, devi correre, devi immergerti. La vita è la droga più potente e fantastica che possa esistere e una volta che l'hai provata non ne puoi più fare a meno.
E io sono un vitadipendente rinchiuso in comunità di recupero.
Faccio una cazzata, me ne accorgo dopo, e per recuperare ne faccio una peggiore. E me ne riaccorgo dopo. Uno a questi ritmi regge per qualche giorno, poi sdà e inizia ad andare in catalessi, visto che non può toccare nulla senza che si rovini.
Tutto si sfà, tutto si polverizza e scompare, si mischia, si rompe. E giù tonfi, tutto a terra.
Potrei anche spiegare tutto nel dettaglio, ma per una volta preferisco che i cazzi miei non se li faccia chiunque può leggere là fuori. Magari se a qualcuno interessa può chiedere privatamente.
E la cosa è a livelli, risolto uno vieni rischiacciato da quello dopo. Tipo uno sepolto vivo: se riesci, in stile Kill Bill, a sfondare la bara, poi restano quei tre metri di terra a farti stare zitto.
E intorno a te tutto si rompe. Che ganzo.
Se c'è una cosa che SO, e di cui sono SICURO, è che ad andare avanti così finisco veramente a vendere il culo sulla tangenziale. Se va avanti così, non appena la facciata inizia a incrinarsi, passa qualcuno e si ciula ogni cosa, mi lascia in mutande e con giusto qualche euro per comprarsi la parrucca bionda ossigenata.
E che cazzo, NO!!
MAI!!
Ma poi, sarà possibile che CAZZATE ALLUCINANTI provochino questi SCONQUASSI TOTALI?!
Ok, è una lunga serie di sfortunati eventi. Ma che cazzo!
Per una volta che prendi le cose per il verso giusto, sono le cose ad essere messe nel verso sbagliato!
Non ci capisco veramente più nulla, mi sento tipo l'anno scorso. Wow, quanti passi avanti ho fatto... dove minchia sono finite tutte le cose che avevo fatto nel frattempo?!
Datemi qualcosa di forte...
martedì 25 maggio 2010
Kyushin Ryu III
La scuola di Kenjutsu che pratico è, a mio parere, una delle più efficaci. Nonostante probabilmente non sia neanche realmente di Kenjutsu. E nonostante sia stata mutilata più e più volte.
Tutta la parte riguardante il combattimento "a distanza" ha un senso, dei principi cardine e dei movimenti che si ripetono, tutto può essere ricondotto a delle idee allenabili. Ci sono esercizi specifici e si lavora seriamente.
Mancano idee "fisiche" come metodi per la gestione del peso sulle gambe, etc. Ma facendo combattimento libero ogni praticante tende naturalmente a ideare metodi propri, si tratta di confrontarsi e trovare terreni comuni per poi ideare esercizi appositi.
Ma c'è una mutilazione, una mutilazione gigante, per tutta una parte del combattimento. Una parte che può risultare essere importantissima.
Tutto ciò che va OLTRE il primo attacco, o ciò che parte da distanza ravvicinata... non esiste.
Sensibilità tramite la lama: assente. Applicazioni basate su chiusura di distanza, tsuba-zeriai "non canonici", eccetera: assenti.
Personalmente ritengo di avere una certa capacità di gestire tali situazioni, ma mi sembra che mi sia venuta fuori più dall'allenamento personale a casa e dal continuo cercare cose nuove, tramite video, stampe, trattati e simili, che dalle lezioni di Kyushin Ryu. Le quali mi hanno, invece, aiutato moltissimo nell'acquisizione del "senso di realtà" che prima mi impediva di capire dove andare a parare.
Il campo inoltre è talmente vasto che sarebbe un suicidio provare a identificare dei principi base NUOVI: si tratta di trovare come applicare quelli già presenti, tramite i due concetti di Bastone nell'Acqua e Seguire l'onda e le due "manipolazioni" fondamentali: barai(che 'evolve' in Otoshi) e uke-nagashi.
Ukenagashi è un movimento pressoché universalmente applicabile, dato che in pratica consiste nel semplice "coprire" un contrattacco di tipo nuki-giri (schivata e taglio). È un movimento "passivo", non richiede di agire direttamente sulla lama avversaria, ma di posizionare la propria in modo da deviare la linea d'attacco dell'altro.
Pure Otoshi si ritrova facilmente in molte situazioni, anche se raramente il concetto di "sfruttare il rimbalzo" si può considerare applicabile.
Barai è più legato al combattimento a distanza e nello tsuba-zeriai ci incastra poco.
Il problema principale rimane quello di ideare degli esercizi. Le uniche idee valide che mi sono venute in mente sono:
-Drill
-Uchi-komi pressoché libero con "situazioni" prefissate ed inventate lì per lì, dove ognuno dei due conduce uno studio sulle sue azioni e su quelle dell'avversario. Esercizio molto flessibile e che rende il programma di studio praticamente infinito.
Essendo il campo d'azione molto più vasto del combattimento a distanza (dove fondamentalmente le varianti sono solo negli angoli di taglio e nel decidere se tagliare o infilzare) direi che le "tecniche", pure come esempi, sono inutili. O meglio, è difficile trovare degli esempi applicativi validi.
Tutta la parte riguardante il combattimento "a distanza" ha un senso, dei principi cardine e dei movimenti che si ripetono, tutto può essere ricondotto a delle idee allenabili. Ci sono esercizi specifici e si lavora seriamente.
Mancano idee "fisiche" come metodi per la gestione del peso sulle gambe, etc. Ma facendo combattimento libero ogni praticante tende naturalmente a ideare metodi propri, si tratta di confrontarsi e trovare terreni comuni per poi ideare esercizi appositi.
Ma c'è una mutilazione, una mutilazione gigante, per tutta una parte del combattimento. Una parte che può risultare essere importantissima.
Tutto ciò che va OLTRE il primo attacco, o ciò che parte da distanza ravvicinata... non esiste.
Sensibilità tramite la lama: assente. Applicazioni basate su chiusura di distanza, tsuba-zeriai "non canonici", eccetera: assenti.
Personalmente ritengo di avere una certa capacità di gestire tali situazioni, ma mi sembra che mi sia venuta fuori più dall'allenamento personale a casa e dal continuo cercare cose nuove, tramite video, stampe, trattati e simili, che dalle lezioni di Kyushin Ryu. Le quali mi hanno, invece, aiutato moltissimo nell'acquisizione del "senso di realtà" che prima mi impediva di capire dove andare a parare.
Il campo inoltre è talmente vasto che sarebbe un suicidio provare a identificare dei principi base NUOVI: si tratta di trovare come applicare quelli già presenti, tramite i due concetti di Bastone nell'Acqua e Seguire l'onda e le due "manipolazioni" fondamentali: barai(che 'evolve' in Otoshi) e uke-nagashi.
Ukenagashi è un movimento pressoché universalmente applicabile, dato che in pratica consiste nel semplice "coprire" un contrattacco di tipo nuki-giri (schivata e taglio). È un movimento "passivo", non richiede di agire direttamente sulla lama avversaria, ma di posizionare la propria in modo da deviare la linea d'attacco dell'altro.
Pure Otoshi si ritrova facilmente in molte situazioni, anche se raramente il concetto di "sfruttare il rimbalzo" si può considerare applicabile.
Barai è più legato al combattimento a distanza e nello tsuba-zeriai ci incastra poco.
Il problema principale rimane quello di ideare degli esercizi. Le uniche idee valide che mi sono venute in mente sono:
-Drill
-Uchi-komi pressoché libero con "situazioni" prefissate ed inventate lì per lì, dove ognuno dei due conduce uno studio sulle sue azioni e su quelle dell'avversario. Esercizio molto flessibile e che rende il programma di studio praticamente infinito.
Essendo il campo d'azione molto più vasto del combattimento a distanza (dove fondamentalmente le varianti sono solo negli angoli di taglio e nel decidere se tagliare o infilzare) direi che le "tecniche", pure come esempi, sono inutili. O meglio, è difficile trovare degli esempi applicativi validi.
martedì 18 maggio 2010
uncelafò II
(continua diretto da quello di prima)
...
E poi finisce anche che uno sdà, non riesce a stare dietro ai problemi che può avere, li ingigantisce e fa cazzate.
Poi non riesce più a capire chi è, cos'è, si cerca, non si trova... e perde il filo.
...
E poi finisce anche che uno sdà, non riesce a stare dietro ai problemi che può avere, li ingigantisce e fa cazzate.
Poi non riesce più a capire chi è, cos'è, si cerca, non si trova... e perde il filo.
venerdì 14 maggio 2010
E che cazzo
Perché?! Perché ho dovuto ricominciare?!
Perché, una volta trovata la via, non ho potuto proseguirla?!
Perché ho dovuto perdere il filo?!
Dove cazzo sono finito?!
Sarà mai possibile che basti così poco per cambiare tutto?!
Mi girano i coglioni a pensare certe cose...
Perché, una volta trovata la via, non ho potuto proseguirla?!
Perché ho dovuto perdere il filo?!
Dove cazzo sono finito?!
Sarà mai possibile che basti così poco per cambiare tutto?!
Mi girano i coglioni a pensare certe cose...
martedì 4 maggio 2010
Un ce la fò un ce la fò un ce la fò
BASTA!!
Basta, mi sono rotto!
Ok, manca poco alla fine della scuola! Ok! L'HO CAPITO!
Ma spiegatemi come cazzo faccio a stare dietro a TUTTA 'STA ROBA!!
Ho 18 anni, età beata, mi avvicino al culmine della mia vita e la cosa mi procura già abbastanza problemi di per sé. Anche senza 2 interrogazioni e 1 compito al giorno. Anche senza dover seguire un numero inverosimile di argomenti, poi fare i corsi pomeridiani, recuperare 4 esami cisco entro il 15 di maggio, lavorare al robot per l'esame e fare tutte le menate da rappresentante di classe.
Considerando che, oltre a tutto questo, avrei anche UNA VITA da portare avanti.
Se decido di dedicarmi un po' alla scuola per togliere un po' di cose da fare dal mucchio, mi ritrovo dopo qualche giorno in condizioni pietose, a svegliarmi la mattina totalmente contro voglia, senza appetito, andare a scuola sudicio, a tornare sudato e demolito e a non avere le minime energie per affrontare tutto quel cazzo di lavoro nel pomeriggio.
Poi finisce che uno deve per forza di cose fare assenze strategiche oppure entrare in ritardo. E a forza di ritardi ho finito il libretto, anche perché siamo l'unica scuola di stronzi che entrano alle 8:15 invece che alle 8:30, differenza piuttosto abissale considerando che la maggior parte dei miei ritardi sono di dieci minuti\un quarto d'ora.
Basta, ho bisogno di una pausa. Di passare qualche giorno in restauro.
Basta, mi sono rotto!
Ok, manca poco alla fine della scuola! Ok! L'HO CAPITO!
Ma spiegatemi come cazzo faccio a stare dietro a TUTTA 'STA ROBA!!
Ho 18 anni, età beata, mi avvicino al culmine della mia vita e la cosa mi procura già abbastanza problemi di per sé. Anche senza 2 interrogazioni e 1 compito al giorno. Anche senza dover seguire un numero inverosimile di argomenti, poi fare i corsi pomeridiani, recuperare 4 esami cisco entro il 15 di maggio, lavorare al robot per l'esame e fare tutte le menate da rappresentante di classe.
Considerando che, oltre a tutto questo, avrei anche UNA VITA da portare avanti.
Se decido di dedicarmi un po' alla scuola per togliere un po' di cose da fare dal mucchio, mi ritrovo dopo qualche giorno in condizioni pietose, a svegliarmi la mattina totalmente contro voglia, senza appetito, andare a scuola sudicio, a tornare sudato e demolito e a non avere le minime energie per affrontare tutto quel cazzo di lavoro nel pomeriggio.
Poi finisce che uno deve per forza di cose fare assenze strategiche oppure entrare in ritardo. E a forza di ritardi ho finito il libretto, anche perché siamo l'unica scuola di stronzi che entrano alle 8:15 invece che alle 8:30, differenza piuttosto abissale considerando che la maggior parte dei miei ritardi sono di dieci minuti\un quarto d'ora.
Basta, ho bisogno di una pausa. Di passare qualche giorno in restauro.
sabato 1 maggio 2010
Kyushin Ryu II
Grandi novità!
A seguito di un allenamento sperimentale con Vincenzo, finalmente sono stati fatti dei grandi passi avanti nella comprensione dei concetti di Bastone nell'Acqua e Seguire l'Onda sia come movimento del corpo che della spada.
Il ragionamento è molto complesso e ora non ho voglia di scriverlo, ma comunque i risultati ci sono - e come ogni buon risultato, più che rispondere a delle domande ne pone delle altre.
Diciamo comunque che, come era ragionevole pensare, i due concetti esprimono delle "idee" IN CUI eseguire i vari movimenti, NON delle categorie di movimenti stessi.
Rimanendo all'interno dello 'schema' di apprendimento del Kyushin Ryu, comunque, Uke-nagashi è l'applicazione principale del Bastone nell'Acqua ed Otoshi (o anche Barai) quella di Seguire l'Onda.
Intanto ne approfitto per scrivere qualcos'altro dell'enorme mole di materiale su questa scuola, prima di scordarmene.
Lo Schema
Nell'allenamento canonico della Kyushin Ryu, si inizia SEMPRE da una semplice tecnica: Barai - men.
Uchidachi ("la spada che colpisce", ovvero colui che prende l'iniziativa) raccoglie energia addominale e colpisce con forza il fianco destro (dal proprio punto di vista) della lama nemica. Senza fermare il movimento, si muove in senso contrario alla spazzata in modo circolare, e sempre senza fermarsi taglia verticalmente (o leggermente in diagonale) il nemico.
La "tecnica" può essere eseguita al contrario, diventando Mawashi Barai - men. Tutto viene rovesciato: si spazza la spada sul fianco sinistro e ci si muove dall'altra parte.
il kenshi che riceve l'attacco ha, a questo punto, diversi contrattacchi a disposizione, classificati in base al tempo in cui li esegue (Prima, Durante, Dopo) ed all'"idea" in cui si muove (Bastone nell'Acqua o Seguire l'Onda).
TUTTO l'allenamento degli anni iniziali si svolge intorno a questo schema. L'unica variante degna di nota è il fatto che chi attacca di Mawashi Barai può anche colpire al polso destro (kote) dell'avversario.
Viene ora naturale da chiedersi: ma un imbecille che si allena solo all'interno di questo modello, che fa se qualcuno attacca in modo diverso?!
Ovviamente è facile che si impappini e che si becchi una spada fra capo e collo.
Ma allora a che serve questo dannatissimo schema? Non converrebbe iniziare ad imparare la tecnica schermistica dal caso "uno fa un passo avanti e ti taglia"? Senza spazzate, movimenti, cazzi vari?
Risposta chiara e semplice: NO!!
voi provate a far fare anche la più stupida delle tecniche a un principiante, senza dargli uno schema adeguato, e questo va in palla e non gli riesce di combinare nulla.
Uno potrebbe pensare: "vabbè, tutto all'inizio è difficile, con il tempo diventerà bravo". Certo, innegabile. Ma c'è anche un'altra possibilità: che, nella furia di far funzionare quella dannatissima tecnica, si metta a storpiare ed a accorciare in modo blasfemo il movimento, risultando in qualcosa di grottesco che non funzionerebbe mai e che richiederà almeno altri due o tre anni di sacrifici ed allenamento intensivo per essere cancellato dalla memoria muscolare del povero allievo.
E questo anche solo con la più stupida delle tecniche. Anche con Ukenagashi, quella più facile da far funzionare.
Figuriamoci quindi a fargli provare cose astruse come contrattacchi Durante, controlli vari come Otoshi, Uchiotoshi, Kiriotoshi (pfffff), o addirittura contrattacchi PRIMA.
Senza contare poi quella dannatissima guardia che se ne sta sempre nel mezzo ad intralciare.
Lo schema rende invece tutto più semplice. Innanzitutto bisogna chiarire che la sua natura è comunque REALE. Non è qualcosa di astratto che serve solo a farti imparare, è un caso realistico che può succedere e anche spesso: se i due sono in chudan vs chudan, è improbabile che uno dei due parta a tagliare senza prima cavare dalle palle quella punta di spada mirata al suo collo morbidoso.
E questo, che lo faccia spazzando (barai), schiacciando (otoshi) o spingendo (qualcosa visto nell'Aikiken e che non so come si chiama), è perfettamente uguale.
Per cui allenarsi a reagire ad uno schema spazzata + attacco è qualcosa di REALE.
Ma la cosa fantastica è che permette all'allievo di essere introdotto in modo semplice, comprensibile e FACILMENTE APPLICABILE ad un contesto libero e dinamico.
Una volta che uno ha appreso lo schema, i suoi attacchi ed i suoi contrattacchi, ha imparato a farli efficacemente prima nell'uchi-komi (pratica di coppia), poi nel semi-libero e infine nel libero, quando infine inizia a STUFARSI di fare sempre le solite cose, allora si inizia a smantellare lo schema.
Perché, in effetti, di uno schema si tratta: è solo un TASSELLO della realtà, ben più vasta.
Come si fa con le indagini statistiche - si studia solo un CAMPIONE della popolazione intera, e poi si applicano le osservazioni campionarie a tutto l'insieme - così si fa nel Kyushin Ryu. Si studia solo una parte esemplificativa della realtà di un combattimento, e si imparano i concetti basilari all'interno di questo schema. Poi si applicano a tutta la realtà.
E questo fa veramente la differenza. Non intendo vantarmi, né elogiare in modo vuoto lo stile che pratico. Ma il distacco è notevole.
Osservate una serie di combattimenti liberi del Kyushin Ryu e poi una serie di liberi di un'altro stile di quelli semi-moderni che usano le armi RSW o di gomma per combattere.
Il libero del Kyushin potrà risultare limitato, ma ci vedrete dentro tutto: potenza, precisione e controllo, ritmo, distanza, movimenti ampi ed efficaci, gestione reale della situazione.
In altri sistemi potreste assistere a gente che sembra aver dimenticato tutto quello che studia nel kata, dandosele a casaccio con spadine di gomma, con movimenti corti, abbozzati, paura di essere colpiti, saltelli, rigidità. E questo non perché lo stile non sia valido - guardando i kata si notano cose MOLTO interessanti - ma perché il loro allenamento non ha permesso lo svilupparsi sano e graduale dell'abilità nella spada. E perché provano fin da subito un libero TROPPO libero, che li disorienta e li porta, nel disagio della carta bianca, a fare cose a caso.
Come il tipico movimento orripilante: taglio "kote" sferrato solo con la sinistra e senza caricamento.
Tornando In-Topic, comunque: una volta che uno fa quel che gli pare all'interno dello schema, questo inizia ad essere smantellato. Si inizia introducendo un secondo schema: Jodan vs Waki. Senza spazzata, quello in Jodan taglia dritto. E qui si provano altre tecniche.
Poi si inseriscono gli affondi, da gedan, da waki, da chudan (caricati e non); lo tsuba-zeriai; i kesa-giri, i tagli orizzontali e dal basso; il sen-no-sen (o taitai-no-sen); e a quel punto, quando c'è quasi tutto, il praticante è finalmente in grado di fare un po' quel che vuole in modo efficace e curato, anche in un ambiente libero.
A quel punto io personalmente mi sbizzarrirei provando a studiare anche altre armi, sempre seguendo i principi studiati, e le mani nude che hanno uno spettro di applicazione vastissimo. E facendo tanto, tanto, tanto, tanto combattimento libero, magari anche a contatto pieno usando bogu e shinai.
A seguito di un allenamento sperimentale con Vincenzo, finalmente sono stati fatti dei grandi passi avanti nella comprensione dei concetti di Bastone nell'Acqua e Seguire l'Onda sia come movimento del corpo che della spada.
Il ragionamento è molto complesso e ora non ho voglia di scriverlo, ma comunque i risultati ci sono - e come ogni buon risultato, più che rispondere a delle domande ne pone delle altre.
Diciamo comunque che, come era ragionevole pensare, i due concetti esprimono delle "idee" IN CUI eseguire i vari movimenti, NON delle categorie di movimenti stessi.
Rimanendo all'interno dello 'schema' di apprendimento del Kyushin Ryu, comunque, Uke-nagashi è l'applicazione principale del Bastone nell'Acqua ed Otoshi (o anche Barai) quella di Seguire l'Onda.
Intanto ne approfitto per scrivere qualcos'altro dell'enorme mole di materiale su questa scuola, prima di scordarmene.
Lo Schema
Nell'allenamento canonico della Kyushin Ryu, si inizia SEMPRE da una semplice tecnica: Barai - men.
Uchidachi ("la spada che colpisce", ovvero colui che prende l'iniziativa) raccoglie energia addominale e colpisce con forza il fianco destro (dal proprio punto di vista) della lama nemica. Senza fermare il movimento, si muove in senso contrario alla spazzata in modo circolare, e sempre senza fermarsi taglia verticalmente (o leggermente in diagonale) il nemico.
La "tecnica" può essere eseguita al contrario, diventando Mawashi Barai - men. Tutto viene rovesciato: si spazza la spada sul fianco sinistro e ci si muove dall'altra parte.
il kenshi che riceve l'attacco ha, a questo punto, diversi contrattacchi a disposizione, classificati in base al tempo in cui li esegue (Prima, Durante, Dopo) ed all'"idea" in cui si muove (Bastone nell'Acqua o Seguire l'Onda).
TUTTO l'allenamento degli anni iniziali si svolge intorno a questo schema. L'unica variante degna di nota è il fatto che chi attacca di Mawashi Barai può anche colpire al polso destro (kote) dell'avversario.
Viene ora naturale da chiedersi: ma un imbecille che si allena solo all'interno di questo modello, che fa se qualcuno attacca in modo diverso?!
Ovviamente è facile che si impappini e che si becchi una spada fra capo e collo.
Ma allora a che serve questo dannatissimo schema? Non converrebbe iniziare ad imparare la tecnica schermistica dal caso "uno fa un passo avanti e ti taglia"? Senza spazzate, movimenti, cazzi vari?
Risposta chiara e semplice: NO!!
voi provate a far fare anche la più stupida delle tecniche a un principiante, senza dargli uno schema adeguato, e questo va in palla e non gli riesce di combinare nulla.
Uno potrebbe pensare: "vabbè, tutto all'inizio è difficile, con il tempo diventerà bravo". Certo, innegabile. Ma c'è anche un'altra possibilità: che, nella furia di far funzionare quella dannatissima tecnica, si metta a storpiare ed a accorciare in modo blasfemo il movimento, risultando in qualcosa di grottesco che non funzionerebbe mai e che richiederà almeno altri due o tre anni di sacrifici ed allenamento intensivo per essere cancellato dalla memoria muscolare del povero allievo.
E questo anche solo con la più stupida delle tecniche. Anche con Ukenagashi, quella più facile da far funzionare.
Figuriamoci quindi a fargli provare cose astruse come contrattacchi Durante, controlli vari come Otoshi, Uchiotoshi, Kiriotoshi (pfffff), o addirittura contrattacchi PRIMA.
Senza contare poi quella dannatissima guardia che se ne sta sempre nel mezzo ad intralciare.
Lo schema rende invece tutto più semplice. Innanzitutto bisogna chiarire che la sua natura è comunque REALE. Non è qualcosa di astratto che serve solo a farti imparare, è un caso realistico che può succedere e anche spesso: se i due sono in chudan vs chudan, è improbabile che uno dei due parta a tagliare senza prima cavare dalle palle quella punta di spada mirata al suo collo morbidoso.
E questo, che lo faccia spazzando (barai), schiacciando (otoshi) o spingendo (qualcosa visto nell'Aikiken e che non so come si chiama), è perfettamente uguale.
Per cui allenarsi a reagire ad uno schema spazzata + attacco è qualcosa di REALE.
Ma la cosa fantastica è che permette all'allievo di essere introdotto in modo semplice, comprensibile e FACILMENTE APPLICABILE ad un contesto libero e dinamico.
Una volta che uno ha appreso lo schema, i suoi attacchi ed i suoi contrattacchi, ha imparato a farli efficacemente prima nell'uchi-komi (pratica di coppia), poi nel semi-libero e infine nel libero, quando infine inizia a STUFARSI di fare sempre le solite cose, allora si inizia a smantellare lo schema.
Perché, in effetti, di uno schema si tratta: è solo un TASSELLO della realtà, ben più vasta.
Come si fa con le indagini statistiche - si studia solo un CAMPIONE della popolazione intera, e poi si applicano le osservazioni campionarie a tutto l'insieme - così si fa nel Kyushin Ryu. Si studia solo una parte esemplificativa della realtà di un combattimento, e si imparano i concetti basilari all'interno di questo schema. Poi si applicano a tutta la realtà.
E questo fa veramente la differenza. Non intendo vantarmi, né elogiare in modo vuoto lo stile che pratico. Ma il distacco è notevole.
Osservate una serie di combattimenti liberi del Kyushin Ryu e poi una serie di liberi di un'altro stile di quelli semi-moderni che usano le armi RSW o di gomma per combattere.
Il libero del Kyushin potrà risultare limitato, ma ci vedrete dentro tutto: potenza, precisione e controllo, ritmo, distanza, movimenti ampi ed efficaci, gestione reale della situazione.
In altri sistemi potreste assistere a gente che sembra aver dimenticato tutto quello che studia nel kata, dandosele a casaccio con spadine di gomma, con movimenti corti, abbozzati, paura di essere colpiti, saltelli, rigidità. E questo non perché lo stile non sia valido - guardando i kata si notano cose MOLTO interessanti - ma perché il loro allenamento non ha permesso lo svilupparsi sano e graduale dell'abilità nella spada. E perché provano fin da subito un libero TROPPO libero, che li disorienta e li porta, nel disagio della carta bianca, a fare cose a caso.
Come il tipico movimento orripilante: taglio "kote" sferrato solo con la sinistra e senza caricamento.
Tornando In-Topic, comunque: una volta che uno fa quel che gli pare all'interno dello schema, questo inizia ad essere smantellato. Si inizia introducendo un secondo schema: Jodan vs Waki. Senza spazzata, quello in Jodan taglia dritto. E qui si provano altre tecniche.
Poi si inseriscono gli affondi, da gedan, da waki, da chudan (caricati e non); lo tsuba-zeriai; i kesa-giri, i tagli orizzontali e dal basso; il sen-no-sen (o taitai-no-sen); e a quel punto, quando c'è quasi tutto, il praticante è finalmente in grado di fare un po' quel che vuole in modo efficace e curato, anche in un ambiente libero.
A quel punto io personalmente mi sbizzarrirei provando a studiare anche altre armi, sempre seguendo i principi studiati, e le mani nude che hanno uno spettro di applicazione vastissimo. E facendo tanto, tanto, tanto, tanto combattimento libero, magari anche a contatto pieno usando bogu e shinai.
mercoledì 21 aprile 2010
sabato 27 febbraio 2010
Incertezza
Durante la vita capita. Non c'è nulla da fare.
Stai camminando, sicuro e sereno, quando il terreno ti crolla sotto i piedi. Le basi di tutto ciò che compone la tua vita vacillano, e nulla ti sembra più come prima.
Personalmente ho un grande difetto: sono troppo severo con me stesso. Pretendo di vivere sempre al 100%, e tramite un complesso e contorto meccanismo mentale, riesco a stare di merda anche per lunghi periodi per cose totalmente INESISTENTI.
Il punto è che non riesco né ad amettere, né ad accettare l'idea di 'perdere' qualcosa che avevo. Non sto parlando di oggetti materiali, ovviamente, ma di "parti dell'anima" (diciamo così).
Ad esempio, posso aver paura di perdere una passione, o magari una capacità, un talento.
In poche parole ho una paura matta di perdere la mia identità. Non riesco proprio ad accettarlo.
Il mio problema è che non riesco a identificare in modo sereno l'incertezza. Dove per incertezza intendo appunto la scossa che fa tremare le convinzioni di base della tu vita, il sospetto di aver sbagliato sempre fino a quel momento, la paura di non essere più come prima.
Ma la vita, così come il percorso nella spada o negli studi scolastici, segue un andamento piramidale, dove primasi pongono le basi e poi ci si costruisce sopra tutto il resto.
Così come nella spada non posso saper controllare alla perfezione la lama dell'avversario, chiudendolo in una morsa da cui non può uscire e potendolo colpire esattamente quando voglio e come voglio, senza prima aver imparato a maneggiare ed a impugnare correttamente la mia arma, neanche nella vita posso pretendere di avere successo in svariati campi senza aver prima acquisito (o recuperato, direi) le corrette impostazioni mentali che mi permettano di vivere sereno e di concentrarmi sui miei obiettivi.
E l'unico modo per mantenere salde le basi, volenti o nolenti, è scuoterle.
Rimettere tutto in discussione dal principio è fondamentale in ogni aspetto della vita ed è l'unico modo per mantenere solida la struttura che ti ha portato ad essere ciò che sei adesso.
Per questo l'incertezza non è un sentimento negativo da scacciare, ma un momento di forte crescita da gustare fino in fondo. Potrebbe essere faticoso, potrebbe richiedere di ricominciare da capo, ma se questo momento c'è stato vuol dire che qualcosa andava rimesso a posto. Per cui non resta che rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro.
Stai camminando, sicuro e sereno, quando il terreno ti crolla sotto i piedi. Le basi di tutto ciò che compone la tua vita vacillano, e nulla ti sembra più come prima.
Personalmente ho un grande difetto: sono troppo severo con me stesso. Pretendo di vivere sempre al 100%, e tramite un complesso e contorto meccanismo mentale, riesco a stare di merda anche per lunghi periodi per cose totalmente INESISTENTI.
Il punto è che non riesco né ad amettere, né ad accettare l'idea di 'perdere' qualcosa che avevo. Non sto parlando di oggetti materiali, ovviamente, ma di "parti dell'anima" (diciamo così).
Ad esempio, posso aver paura di perdere una passione, o magari una capacità, un talento.
In poche parole ho una paura matta di perdere la mia identità. Non riesco proprio ad accettarlo.
Il mio problema è che non riesco a identificare in modo sereno l'incertezza. Dove per incertezza intendo appunto la scossa che fa tremare le convinzioni di base della tu vita, il sospetto di aver sbagliato sempre fino a quel momento, la paura di non essere più come prima.
Ma la vita, così come il percorso nella spada o negli studi scolastici, segue un andamento piramidale, dove primasi pongono le basi e poi ci si costruisce sopra tutto il resto.
Così come nella spada non posso saper controllare alla perfezione la lama dell'avversario, chiudendolo in una morsa da cui non può uscire e potendolo colpire esattamente quando voglio e come voglio, senza prima aver imparato a maneggiare ed a impugnare correttamente la mia arma, neanche nella vita posso pretendere di avere successo in svariati campi senza aver prima acquisito (o recuperato, direi) le corrette impostazioni mentali che mi permettano di vivere sereno e di concentrarmi sui miei obiettivi.
E l'unico modo per mantenere salde le basi, volenti o nolenti, è scuoterle.
Rimettere tutto in discussione dal principio è fondamentale in ogni aspetto della vita ed è l'unico modo per mantenere solida la struttura che ti ha portato ad essere ciò che sei adesso.
Per questo l'incertezza non è un sentimento negativo da scacciare, ma un momento di forte crescita da gustare fino in fondo. Potrebbe essere faticoso, potrebbe richiedere di ricominciare da capo, ma se questo momento c'è stato vuol dire che qualcosa andava rimesso a posto. Per cui non resta che rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro.
martedì 23 febbraio 2010
Appendice a Kyushin Ryu
Dopo qualche riflessione mi sono reso conto di una cosa.
Otoshi NON è un "roccia nel fiume".
Anzi, credo che sia il perfetto esempio di contrattacco dopo "seguire l'onda"!
Torna tutto: sia il modo in cui ci si muove, sia il concetto di manipolazione dell'energia. Si ACCOMPAGNA la spada dell'avversario, controllandola, ma comunque la direzione della spinta è quella.
Quindi i contrattacchi dopo sono disposti in questo modo:
BASTONE NELL'ACQUA
-Ukenagashi
SEGUIRE L'ONDA
-Otoshi
ROCCIA NEL FIUME
-Suriage (credo sia il nome più appropriato)
Fra i "roccia nel fiume" classificherei anche altri movimenti non insegnati nella Kyushin Ryu come il Kiriotoshi e il "sashiotoshi" (prima o poi devo capire come si chiama...). Notare che questi ultimi due sono contrattacchi "durante" e non dopo, nonostante ci sia contatto di lama.
La cosa interessante è che basta "accorciare" i vari movimenti per passare da "dopo" a "durante" ed infine a "prima". Prendiamo ad esempio l'Ukenagashi.
Partiamo dal presupposto che Uchidachi sia in Jodan e Shidachi in Waki.
La sequenza delle azioni è più o meno questa:
Uchidachi attacca;
Shidachi si protegge con il piatto della lama, facendo scivolare via la spada nemica e spostandosi nell'idea del bastone nell'acqua;
Shidachi, ruotando la lama senza alterarne la direzione, taglia (alla gamba, alla spalla, al fianco, alla testa...).
Adesso accorciamolo di un movimento... ed otteniamo questa sequenza:
Uchidachi attacca;
Shidachi, ruotando la lama e spostandosi nell'idea del bastone nell'acqua, taglia (alla gamba, alla spalla... etc).
OPPURE:
Uchidachi attacca;
Shidachi, spostandosi nell'idea del bastone nell'acqua, taglia al busto o "kiriage".
(Quest'ultima variante va ancora ben analizzata, non sono sicuro che sia appropriato farla derivare dall'ukenagashi).
Accorciamo ancora di un movimento. Per far ciò è necessario far partire Uchidachi da Chudan o da Waki.
Uchidachi solleva la spada per attaccare;
Shidachi fa lo stesso movimento di prima, tagliando all'avambraccio o dove gli pare.
Otoshi NON è un "roccia nel fiume".
Anzi, credo che sia il perfetto esempio di contrattacco dopo "seguire l'onda"!
Torna tutto: sia il modo in cui ci si muove, sia il concetto di manipolazione dell'energia. Si ACCOMPAGNA la spada dell'avversario, controllandola, ma comunque la direzione della spinta è quella.
Quindi i contrattacchi dopo sono disposti in questo modo:
BASTONE NELL'ACQUA
-Ukenagashi
SEGUIRE L'ONDA
-Otoshi
ROCCIA NEL FIUME
-Suriage (credo sia il nome più appropriato)
Fra i "roccia nel fiume" classificherei anche altri movimenti non insegnati nella Kyushin Ryu come il Kiriotoshi e il "sashiotoshi" (prima o poi devo capire come si chiama...). Notare che questi ultimi due sono contrattacchi "durante" e non dopo, nonostante ci sia contatto di lama.
La cosa interessante è che basta "accorciare" i vari movimenti per passare da "dopo" a "durante" ed infine a "prima". Prendiamo ad esempio l'Ukenagashi.
Partiamo dal presupposto che Uchidachi sia in Jodan e Shidachi in Waki.
La sequenza delle azioni è più o meno questa:
Uchidachi attacca;
Shidachi si protegge con il piatto della lama, facendo scivolare via la spada nemica e spostandosi nell'idea del bastone nell'acqua;
Shidachi, ruotando la lama senza alterarne la direzione, taglia (alla gamba, alla spalla, al fianco, alla testa...).
Adesso accorciamolo di un movimento... ed otteniamo questa sequenza:
Uchidachi attacca;
Shidachi, ruotando la lama e spostandosi nell'idea del bastone nell'acqua, taglia (alla gamba, alla spalla... etc).
OPPURE:
Uchidachi attacca;
Shidachi, spostandosi nell'idea del bastone nell'acqua, taglia al busto o "kiriage".
(Quest'ultima variante va ancora ben analizzata, non sono sicuro che sia appropriato farla derivare dall'ukenagashi).
Accorciamo ancora di un movimento. Per far ciò è necessario far partire Uchidachi da Chudan o da Waki.
Uchidachi solleva la spada per attaccare;
Shidachi fa lo stesso movimento di prima, tagliando all'avambraccio o dove gli pare.
mercoledì 3 febbraio 2010
Kyushin Ryu
Negli ultimi anni ho ragionato molto sul funzionamento delle arti marziali, della loro didattica e del loro funzionamento.
Ovviamente ho incentrato le mie "ricerche" sulla Kyushin Ryu, lo stile di spada che pratico.
Negli ultimi periodi, in particolare, sono arrivato a concepire una vastità di concetti talmente grande che mi schiaccia.
Se il mio percorso nella spada fosse la composizione di un puzzle, è come se avessi composto un quadrante, pensando che si trattasse dell'intera scena. Poi, accortomi che alcuni bordi non sono dritti ma presentano collegamenti con l'esterno, alzo la testa e mi accorgo che ci sono ancora un paio di tonnellate di tessere da inserire...
Per cui, essendo impossibilitato a scrivere tutto con un filo logico, faccio un po' come Musashi e metto insieme vari paragrafi scollegati fra loro.
Tre idee di manipolazione
Quando si subisce un attacco, vengono individuati due modi per reagire alla spazzata: Seguire l'Onda e Bastone nell'Acqua. Il primo metodo consiste nell'assorbire l'energia della spinta, usandola per caricare il contrattacco. Il secondo metodo consiste nel "trasferire" l'energia da un capo all'altro del movimento, come un bastone nell'acqua (appunto) che, spinto da un lato, trasferisce la forza subita all'altro.
La prima cosa di cui mi sono reso conto è che queste due idee non sono solo di reazione alla spazzata, ma presentano analogie MOLTO più vaste nell'intero sistema.
A ben pensare, ogni contrattacco presenta una di queste "idee" alla base.
Faccio una breve classificazione dei contrattacchi "canonici" della scuola.
Contrattacchi DURANTE
-mantenendo la distanza: Entrambe le idee (in base alla direzione della spazzata e della schivata)
-chiudendo la distanza: Bastone nell'Acqua
Contrattacchi PRIMA
-come i durante (anche se il concetto del "cuscino d'aria" fra le spade merita ulteriori riflessioni)
Contrattacchi DOPO
-Uke-nagashi (quello dove si fa scivolare la lama nemica fuori traiettoria): Bastone nell'Acqua
-Otoshi e Barai-men-Barai: ...già, questi due? come sono?
Quest'ultima domanda mi ha assillato per un po'. Otoshi? cos'è?
Per non parlare poi delle idee di spada presenti nelle altre scuole: il Kiriotoshi? il "Sashiotoshi" ("trafiggere sul posto", sarebbe il contrattacco ad un affondo spingendo via la lama nemica ed infilzando contemporaneamente) e derivati?
Il semplice "bloccare il colpo"?
Cos'è sta roba?
Mi è infine sembrato chiaro che c'è per forza di cose una TERZA idea da prendere in considerazione. Dopo un po' che ci pensavo, ho deciso di chiamarla "roccia nel fiume", imitando lo stile dei nomi delle altre due.
La "roccia nel fiume" è quando ci si OPPONE all'attacco avversario, deviandolo attivamente con una spinta, o comunque controllandolo.
Nell'idea della Roccia nel Fiume rientrano quindi:
-Otoshi
-contrattacco Barai
-Hasso no Kamae usata come parata al Kesagiri, e conseguente tsuki (unendo i due movimenti si ottiene qualcosa di molto simile alle tecniche della Ono-ha Itto Ryu, nonché a molti movimenti di spada lunga europea)
-Kiriotoshi, "Sashiotoshi" (che poi sarebbe il movimento detto prima), e parlando di Kendo, tutti i vari Oji waza, Suriage waza, Kaeshi waza...
Nel concepire e classificare i diversi principi di funzionamento delle tecniche ho sempre ritenuto molto utile fare un parallelo con le mani nude. Mi sono venuti in mente questi esempi:
SEGUIRE L'ONDA - Il nemico spinge con una mano ad una spalla (o tira un pugno, è uguale: l'importante è il concetto di "spinta"). Si afferra la mano, ci si gira nello stesso senso della spinta spostando un piede indietro e si fa l'Ippon Seoi Nage del Judo.
BASTONE NELL'ACQUA - Il nemico spinge come prima. ci si gira in senso opposto alla spinta e si fa scivolare via la mano dell'avversario; a quel punto lo si può controllare e far cadere premendolo sulla gola e mettendogli una gamba dietro le ginocchia.
ROCCIA NEL FIUME - Il nemico spinge; con una mano si devia la sua spinta all'esterno, entrando con un diretto alla mascella.
(to be continued)
Ovviamente ho incentrato le mie "ricerche" sulla Kyushin Ryu, lo stile di spada che pratico.
Negli ultimi periodi, in particolare, sono arrivato a concepire una vastità di concetti talmente grande che mi schiaccia.
Se il mio percorso nella spada fosse la composizione di un puzzle, è come se avessi composto un quadrante, pensando che si trattasse dell'intera scena. Poi, accortomi che alcuni bordi non sono dritti ma presentano collegamenti con l'esterno, alzo la testa e mi accorgo che ci sono ancora un paio di tonnellate di tessere da inserire...
Per cui, essendo impossibilitato a scrivere tutto con un filo logico, faccio un po' come Musashi e metto insieme vari paragrafi scollegati fra loro.
Tre idee di manipolazione
Quando si subisce un attacco, vengono individuati due modi per reagire alla spazzata: Seguire l'Onda e Bastone nell'Acqua. Il primo metodo consiste nell'assorbire l'energia della spinta, usandola per caricare il contrattacco. Il secondo metodo consiste nel "trasferire" l'energia da un capo all'altro del movimento, come un bastone nell'acqua (appunto) che, spinto da un lato, trasferisce la forza subita all'altro.
La prima cosa di cui mi sono reso conto è che queste due idee non sono solo di reazione alla spazzata, ma presentano analogie MOLTO più vaste nell'intero sistema.
A ben pensare, ogni contrattacco presenta una di queste "idee" alla base.
Faccio una breve classificazione dei contrattacchi "canonici" della scuola.
Contrattacchi DURANTE
-mantenendo la distanza: Entrambe le idee (in base alla direzione della spazzata e della schivata)
-chiudendo la distanza: Bastone nell'Acqua
Contrattacchi PRIMA
-come i durante (anche se il concetto del "cuscino d'aria" fra le spade merita ulteriori riflessioni)
Contrattacchi DOPO
-Uke-nagashi (quello dove si fa scivolare la lama nemica fuori traiettoria): Bastone nell'Acqua
-Otoshi e Barai-men-Barai: ...già, questi due? come sono?
Quest'ultima domanda mi ha assillato per un po'. Otoshi? cos'è?
Per non parlare poi delle idee di spada presenti nelle altre scuole: il Kiriotoshi? il "Sashiotoshi" ("trafiggere sul posto", sarebbe il contrattacco ad un affondo spingendo via la lama nemica ed infilzando contemporaneamente) e derivati?
Il semplice "bloccare il colpo"?
Cos'è sta roba?
Mi è infine sembrato chiaro che c'è per forza di cose una TERZA idea da prendere in considerazione. Dopo un po' che ci pensavo, ho deciso di chiamarla "roccia nel fiume", imitando lo stile dei nomi delle altre due.
La "roccia nel fiume" è quando ci si OPPONE all'attacco avversario, deviandolo attivamente con una spinta, o comunque controllandolo.
Nell'idea della Roccia nel Fiume rientrano quindi:
-Otoshi
-contrattacco Barai
-Hasso no Kamae usata come parata al Kesagiri, e conseguente tsuki (unendo i due movimenti si ottiene qualcosa di molto simile alle tecniche della Ono-ha Itto Ryu, nonché a molti movimenti di spada lunga europea)
-Kiriotoshi, "Sashiotoshi" (che poi sarebbe il movimento detto prima), e parlando di Kendo, tutti i vari Oji waza, Suriage waza, Kaeshi waza...
Nel concepire e classificare i diversi principi di funzionamento delle tecniche ho sempre ritenuto molto utile fare un parallelo con le mani nude. Mi sono venuti in mente questi esempi:
SEGUIRE L'ONDA - Il nemico spinge con una mano ad una spalla (o tira un pugno, è uguale: l'importante è il concetto di "spinta"). Si afferra la mano, ci si gira nello stesso senso della spinta spostando un piede indietro e si fa l'Ippon Seoi Nage del Judo.
BASTONE NELL'ACQUA - Il nemico spinge come prima. ci si gira in senso opposto alla spinta e si fa scivolare via la mano dell'avversario; a quel punto lo si può controllare e far cadere premendolo sulla gola e mettendogli una gamba dietro le ginocchia.
ROCCIA NEL FIUME - Il nemico spinge; con una mano si devia la sua spinta all'esterno, entrando con un diretto alla mascella.
(to be continued)
lunedì 25 gennaio 2010
Liberala
Ci sono dei momenti in cui ci si sente oppressi.
Momenti in cui un peso ci schiaccia il petto, rende faticoso il respiro e stringe lo stomaco.
Momenti in cui i muscoli si tendono, la mente si annebbia ed il mondo si ingrigisce.
Nulla ha più valore, in quei momenti: la vita intera appare come un ammasso di cose insulse.
In quei momenti,
Alleggerisci il peso che ti opprime il cuore.
Rilassa il corpo, apri gli occhi e sorridi,
perché
TU
NON HAI
BISOGNO
DI NULLA
PER ESSERE FELICE.
solo di vivere. :)
L'essere umano è una strana bestia.
Si tira addosso i problemi e fa di tutto pur di stare male.
Ma se consideriamo la forma più pura ed incontaminata di un essere umano, un bambino piccolo,
ci accorgiamo di una sua innata capacità: quella di essere INCONDIZIONATAMENTE FELICE.
La capacità di stupirsi del mondo, di sorridere con poco,
di correre, di saltare, di giocare con energie incredibili,
di non avere paura e di lanciarsi all'avventura, senza pensieri, senza problemi.
Certo, un bambino può anche fare le bizze, arrabbiarsi, piangere e pestare i piedi a terra perché vuole un giocattolo,
ma NON è triste, e basta un nulla per riportarlo al sorriso.
Noi non siamo altro che bambini più grandi. Ma abbiamo perso questa capacità.
L'abbiamo persa, seppellendola sotto METRI E METRI di problemi.
Lasciando che la polvere si accumulasse si di essa.
Ma se torni a correre, a saltare,
a giocare, a lanciarti all'avventura,
se te ne freghi delle tonnellate di problemi che ogni giorno ti opprimono,
se ti scrolli di dosso la tristezza che si è accumulata,
la tua felicità innata si libererà, e tornerà ad irrorare ogni tua fibra.
E non avrai bisogno di NULLA per essere felice.
Solo di vivere.
Momenti in cui un peso ci schiaccia il petto, rende faticoso il respiro e stringe lo stomaco.
Momenti in cui i muscoli si tendono, la mente si annebbia ed il mondo si ingrigisce.
Nulla ha più valore, in quei momenti: la vita intera appare come un ammasso di cose insulse.
In quei momenti,
Alleggerisci il peso che ti opprime il cuore.
Rilassa il corpo, apri gli occhi e sorridi,
perché
TU
NON HAI
BISOGNO
DI NULLA
PER ESSERE FELICE.
solo di vivere. :)
L'essere umano è una strana bestia.
Si tira addosso i problemi e fa di tutto pur di stare male.
Ma se consideriamo la forma più pura ed incontaminata di un essere umano, un bambino piccolo,
ci accorgiamo di una sua innata capacità: quella di essere INCONDIZIONATAMENTE FELICE.
La capacità di stupirsi del mondo, di sorridere con poco,
di correre, di saltare, di giocare con energie incredibili,
di non avere paura e di lanciarsi all'avventura, senza pensieri, senza problemi.
Certo, un bambino può anche fare le bizze, arrabbiarsi, piangere e pestare i piedi a terra perché vuole un giocattolo,
ma NON è triste, e basta un nulla per riportarlo al sorriso.
Noi non siamo altro che bambini più grandi. Ma abbiamo perso questa capacità.
L'abbiamo persa, seppellendola sotto METRI E METRI di problemi.
Lasciando che la polvere si accumulasse si di essa.
Ma se torni a correre, a saltare,
a giocare, a lanciarti all'avventura,
se te ne freghi delle tonnellate di problemi che ogni giorno ti opprimono,
se ti scrolli di dosso la tristezza che si è accumulata,
la tua felicità innata si libererà, e tornerà ad irrorare ogni tua fibra.
E non avrai bisogno di NULLA per essere felice.
Solo di vivere.
domenica 3 gennaio 2010
Il Mondo non ha limiti
La mia mente ha una brutta tendenza.
Tende a crearsi degli 'schemi', delle 'scatole', ed a infilarcisi dentro senza riuscire a considerare ciò che sta fuori dalla scatola.
Nella vita ho avuto alti e bassi, ho avuto una mente serena così come una mente sprofondata negli abissi più profondi dell'irrazionalità.
Ed ora mi rendo conto che l'essere sereno o meno dipendeva solo dallo stato della mia mente: in una scatola o fuori.
La scatola è male. Quando lascio che la mia mente si chiuda in una scatola, alzi le barriere, non riesco a vedere il bello intorno a me. Qualsiasi cosa io guardi, riesco a malapena a coglierne gli aspetti positivi, e comunque non mi appaiono mai "granché".
È come se, appunto, la mia mente fosse chiusa dentro una scatola. Il sapere o meno che all'esterno della scatola ci sono cose bellissime non la tange minimamente. Si sente chiusa e ingabbiata.
Quando poi all'interno della scatola ci finisce un problema, la mente non vede che quello e ne viene schiacciata, non riuscendo ad "espandersi" per risolverlo o anche solo per vederlo nelle sue reali dimensioni (spesso trascurabili).
Quando invece la mente è fuori dalla scatola, vede il mondo intero, senza limiti. Si espande, si sente anch'essa senza limiti, è spesso fresca e vivace e riesce a vedere le cose come stanno.
Quando la mia mente è fuori da una scatola, apprezzo il lato positivo delle cose e riesco a gioire di quello che ho, ed a tendere al miglioramento.
Curiosamente la tendenza della mente ad entrare in una scatola aumenta quando rimango chiuso in casa mentre diminuisce drasticamente se mi muovo liberamente fra dentro e fuori. Anche il tempo atmosferico influisce, così come la luce solare.
Mattina e tempo bello tirano fuori la mia mente dalla scatola, sera e tempo grigio tendono a rinchuiderla.
Per fortuna esiste un pensiero-guida che mi riporta fuori, ed è: "Tutto passa. Quello che ora mi assilla, dopo un po' di tempo mi farà solo ridere. Tornerò ad essere spensierato, e la mia mente sarà ancora libera".
:)
Tende a crearsi degli 'schemi', delle 'scatole', ed a infilarcisi dentro senza riuscire a considerare ciò che sta fuori dalla scatola.
Nella vita ho avuto alti e bassi, ho avuto una mente serena così come una mente sprofondata negli abissi più profondi dell'irrazionalità.
Ed ora mi rendo conto che l'essere sereno o meno dipendeva solo dallo stato della mia mente: in una scatola o fuori.
La scatola è male. Quando lascio che la mia mente si chiuda in una scatola, alzi le barriere, non riesco a vedere il bello intorno a me. Qualsiasi cosa io guardi, riesco a malapena a coglierne gli aspetti positivi, e comunque non mi appaiono mai "granché".
È come se, appunto, la mia mente fosse chiusa dentro una scatola. Il sapere o meno che all'esterno della scatola ci sono cose bellissime non la tange minimamente. Si sente chiusa e ingabbiata.
Quando poi all'interno della scatola ci finisce un problema, la mente non vede che quello e ne viene schiacciata, non riuscendo ad "espandersi" per risolverlo o anche solo per vederlo nelle sue reali dimensioni (spesso trascurabili).
Quando invece la mente è fuori dalla scatola, vede il mondo intero, senza limiti. Si espande, si sente anch'essa senza limiti, è spesso fresca e vivace e riesce a vedere le cose come stanno.
Quando la mia mente è fuori da una scatola, apprezzo il lato positivo delle cose e riesco a gioire di quello che ho, ed a tendere al miglioramento.
Curiosamente la tendenza della mente ad entrare in una scatola aumenta quando rimango chiuso in casa mentre diminuisce drasticamente se mi muovo liberamente fra dentro e fuori. Anche il tempo atmosferico influisce, così come la luce solare.
Mattina e tempo bello tirano fuori la mia mente dalla scatola, sera e tempo grigio tendono a rinchuiderla.
Per fortuna esiste un pensiero-guida che mi riporta fuori, ed è: "Tutto passa. Quello che ora mi assilla, dopo un po' di tempo mi farà solo ridere. Tornerò ad essere spensierato, e la mia mente sarà ancora libera".
:)
Iscriviti a:
Post (Atom)
