martedì 25 maggio 2010

Kyushin Ryu III

La scuola di Kenjutsu che pratico è, a mio parere, una delle più efficaci. Nonostante probabilmente non sia neanche realmente di Kenjutsu. E nonostante sia stata mutilata più e più volte.
Tutta la parte riguardante il combattimento "a distanza" ha un senso, dei principi cardine e dei movimenti che si ripetono, tutto può essere ricondotto a delle idee allenabili. Ci sono esercizi specifici e si lavora seriamente.
Mancano idee "fisiche" come metodi per la gestione del peso sulle gambe, etc. Ma facendo combattimento libero ogni praticante tende naturalmente a ideare metodi propri, si tratta di confrontarsi e trovare terreni comuni per poi ideare esercizi appositi.
Ma c'è una mutilazione, una mutilazione gigante, per tutta una parte del combattimento. Una parte che può risultare essere importantissima.
Tutto ciò che va OLTRE il primo attacco, o ciò che parte da distanza ravvicinata... non esiste.
Sensibilità tramite la lama: assente. Applicazioni basate su chiusura di distanza, tsuba-zeriai "non canonici", eccetera: assenti.

Personalmente ritengo di avere una certa capacità di gestire tali situazioni, ma mi sembra che mi sia venuta fuori più dall'allenamento personale a casa e dal continuo cercare cose nuove, tramite video, stampe, trattati e simili, che dalle lezioni di Kyushin Ryu. Le quali mi hanno, invece, aiutato moltissimo nell'acquisizione del "senso di realtà" che prima mi impediva di capire dove andare a parare.

Il campo inoltre è talmente vasto che sarebbe un suicidio provare a identificare dei principi base NUOVI: si tratta di trovare come applicare quelli già presenti, tramite i due concetti di Bastone nell'Acqua e Seguire l'onda e le due "manipolazioni" fondamentali: barai(che 'evolve' in Otoshi) e uke-nagashi.

Ukenagashi è un movimento pressoché universalmente applicabile, dato che in pratica consiste nel semplice "coprire" un contrattacco di tipo nuki-giri (schivata e taglio). È un movimento "passivo", non richiede di agire direttamente sulla lama avversaria, ma di posizionare la propria in modo da deviare la linea d'attacco dell'altro.
Pure Otoshi si ritrova facilmente in molte situazioni, anche se raramente il concetto di "sfruttare il rimbalzo" si può considerare applicabile.
Barai è più legato al combattimento a distanza e nello tsuba-zeriai ci incastra poco.

Il problema principale rimane quello di ideare degli esercizi. Le uniche idee valide che mi sono venute in mente sono:
-Drill
-Uchi-komi pressoché libero con "situazioni" prefissate ed inventate lì per lì, dove ognuno dei due conduce uno studio sulle sue azioni e su quelle dell'avversario. Esercizio molto flessibile e che rende il programma di studio praticamente infinito.

Essendo il campo d'azione molto più vasto del combattimento a distanza (dove fondamentalmente le varianti sono solo negli angoli di taglio e nel decidere se tagliare o infilzare) direi che le "tecniche", pure come esempi, sono inutili. O meglio, è difficile trovare degli esempi applicativi validi.

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