venerdì 24 febbraio 2012

Shu-Ha-Ri, Forma-Tecnica-Mente, Corpo-Mente-Spirito

La filosofia Shu-Ha-Ri è ben nota, e non è di quella che parlerò.
Per chi non sapesse di che si tratta, in due parole: nelle culture orientali, la filosofia dell'apprendimento e della crescita viene divisa in tre fasi (che chiamerò con i nomi giapponesi): Shu, l'imitazione, l'infanzia, dove si dipende dal maestro (o dai genitori) e si è in 'simbiosi' con esso; Ha, l'adolescenza-età adulta, l'indipendenza, dove ci si stacca dalla figura del maestro o del genitore, e si inizia a camminare con le proprie gambe; ed infine Ri, l'età genitoriale, dove si arriva al compimento del proprio sé, e si è talmente indipendenti da potersi dedicare agli altri, diventando a propria volta maestri o genitori.

Nella spada, così come nelle altre arti marziali, l'apprendimento segue spesso una filosofia del genere. Parlerò in questo post di come ho visto questo schema nel Kyushin Ryu.

Si parte dalla triade Forma-Tecnica-Mente.

La prima cosa in assoluto che si impara, la prima su cui ci si concentra, è la Forma. I principi-guida della Forma sono: Distanza e Posizione. Dove per Distanza si intende il senso di essa, la capacità di misurarla istantaneamente, di 'sentirla', di capire se è corretta o meno: una dote indispensabile per uno spadaccino. Mentre per Posizione si intende la capacità di controllare il proprio equilibrio, la propria stabilità, la propria libertà di movimento e l'efficacia dei colpi che si portano. Si mira ad acquisire il senso della distanza ed il senso della posizione, ovvero la capacità di percepire quanto la posizione è buona, e sapersi aggiustare di conseguenza.

Tenendo a mente questi due principi cardine, si svolge tutto l'allenamento, partendo dal suburi e dai colpi a vuoto, con e senza passi.
Questa prima fase la possiamo identificare come Forma-Forma oppure come Forma-Corpo. Cercherò di spiegarmi meglio.

La Forma in sé è l'idea del 'buon movimento'. Ho sentito spesso parlare di forma in stili falsi o mal insegnati, spacciandola per qualcosa che "è così perché sì". Quando facevo Kendo, nei kata (di Kendo e di Iaido) si dovevano rispettare delle regole di forma senza saperne il perché. Questo è sbagliato.
La Forma non è mai fine a sé stessa: la Forma è direttamente in funzione dell'efficacia.
La prima cosa che bisogna imparare in uno stile, il fondamento, è la capacità di muoversi bene. Il resto arriva dopo.
Anche gli esercizi si possono dividere in tre categorie: gli esercizi a vuoto, gli esercizi in coppia sui 'kumitachi' (uchikomi) e gli esercizi liberi, che sono anch'essi in coppia, ma lavorano su cose diverse.
Appare ovvio come gli esercizi a vuoto siano quelli più improntati alla Forma. Sono esercizi dove il contesto non c'è, non esiste: siamo solo noi e l'aria, o, al massimo, un qualche strumento di allenamento (ad esempio il palo o le fascine della Yakumaru Jigen Ryu).

Eseguire gli esercizi a vuoto concentrandosi sulla distanza e sulla posizione equivale a praticare la Forma per la Forma. In questi esercizi ci si concentra principalmente sul lavoro corporeo, la mente funge solo da 'controllore' su ciò che si fa e lo spirito è dormiente, quindi possiamo dire che si pratica la Forma per il Corpo. Spero di essere stato abbastanza chiaro (ok, giù le maschere, scrivere in maniera sibillina alla Maestro Orientale è divertentissimo, sai che spasso quando lo facevano secoli fa!!).

La seconda fase dell'allenamento consiste nell'Uchikomi, la pratica di coppia dove si provano le 'tecniche'.
In questa prima fase, le tecniche sono VERAMENTE tecniche. Niente da nascondere. Vengono praticate come tali: è un 'male necessario' per poter arrivare poi ad essere veramente liberi in una situazione non collaborativa.
Su come si svolge l'uchikomi dovrei aver scritto abbondantemente in passato. Uno dei due praticanti attacca, con sincerità e senza trucchi, ignorando ciò che fa l'altro. L'altro contrattacca, e grazie alla sincerità dell'attacco dell'altro può capire gli errori che ha commesso e correggersi.
In questa fase diventa importante il tempo di esecuzione delle tecniche, anche se rimane in secondo piano rispetto a ciò che si sta tenendo in mente dall'inizio: Distanza e Posizione.
Adesso stiamo praticando la Tecnica per la Forma, oppure stiamo allenando la Tecnica per il Corpo. Il concetto è lo stesso di prima, variano solo gli elementi. Per Tecnica si intende "cosa fare", si intende il movimento in sé. Mentre la forma si concentra su "come farlo", ovvero sull'acquisizione del "buon movimento", la tecnica si concentra su cosa si fa durante il combattimento, come si attacca, come si contrattacca, eccetera. Tuttavia, stiamo sempre allenando i principi di Distanza e Posizione, anche se in un contesto diverso. E la concentrazione è sempre rivolta al Corpo, che deve eseguire il movimento corretto.

Infine, si arriva alla pratica libera. Innanzitutto bisogna confessare che non è veramente libera, almeno all'inizio: è un po' come un Uchikomi dove ci si muove, non si tiene un ritmo regolare e non si decide chi attacca (almeno non sempre). E' un finto combattimento, un primo passo verso la pratica libera VERA, che permette di assaggiare quel che si prova in un ambiente non collaborativo.
Adesso stiamo praticando la Mente-Forma, oppure la Mente-Corpo, perché stiamo allenando lo stato mentale e l'attenzione, ma allo scopo di mantenere la giusta distanza e posizione in un contesto non controllato.

Queste tre categorie di esercizi compongono lo Shu. In questa fase si gratta la superficie di cos'è l'arte della spada, si impara a muoversi bene, e si acquisisce il senso del vero combattimento, imparando diligentemente dal maestro. A parlarne sembra che sia noioso, ma forse è la fase più 'divertente', perché dà certezze, insegna cose e le dimostra immediatamente, dando sicurezza. Inoltre prepara anche al combattimento, non è solo ginnastica come potrebbe sembrare. Durante questa fase sono andato a qualche stage e mi sono comportato molto bene.

Ma come l'infanzia, lo Shu finisce, e si entra nella tormentata fase dell'adolescenza, lo Ha.

Ci tengo a precisare che queste fasi non sono regolamentate da un qualche programma tecnico o imposte dall'alto, sono del tutto spontanee e tutti ci passano attraverso. L'unica cosa che si può imporre dall'alto sono gli esercizi, ma quelli non cambiano la sostanza delle cose. Impedire alcuni tipi di pratica può, al massimo, 'bloccare' un praticante in una fase (tipicamente un eterno Shu), ma di sicuro non si possono saltare i passaggi.

Prima o poi lo Ha arriva e non è piacevole. O meglio, all'inizio lo è: si iniziano a percepire delle cose che prima non si vedevano, e ci si sente ancora più bravi. Ma l'inevitabile conseguenza di queste percezioni è il dubbio.
Il maestro sbaglia qualcosa, c'è "qualcosa" sotto che non mi spiega. Si inizia ad avere una sensazione di incompletezza. Prima o poi, ci si accorge della PROPRIA incompletezza.
Il problema dello Shu è che inganna, mentre ci sei dentro sembra che sia 'tutto lì', e quando inizia a terminare ti senti un dio della battaglia. Ma poi inizi a renderti conto che qualcosa manca.
Può avvenire anche guardandosi intorno. Durante lo Shu, ho fatto ottimi combattimenti con altra gente che pratica arti di spada, ma poi mi sono accorto di una cosa stranissima: avevo molte più difficoltà con gente inesperta che con gente allenata.
Razionalmente la spiegazione era - ed è tuttora, i fatti sono quelli - che dipende dal regolamento. Combattere 'al tocco' è del tutto differente dal combattere all'ultimo sangue, e le arti marziali autentiche se ne fottono del primo sangue. Quindi, allenarsi al combattimento reale e poi provare il point-fight equivale ad essere in seria difficoltà rispetto a chi fa sempre e solo point-fight. Idem nel verso opposto: provate a dare una spada d'acciaio in mano a chi ha sempre e solo praticato con roba in fibra di vetro, nylon o domopak... e poi ditegli che se toccano e basta il colpo non è valido, ci vuole caricamento. Touché!
Ma il tarlo del dubbio ti attanaglia: ad esempio io ho pensato che è pur vero che io imparo a combattere all'ultimo sangue, ma chi fa point-fight sviluppa ottimi riflessi mentre io no. Inizialmente pensavo: "io però non ho bisogno dei riflessi, ho la presenza mentale". Ed era vero, sono tutt'ora dell'opinione che la presenza mentale sia molto meglio di qualsiasi riflesso.
Ma poi ho 'perso' la presenza mentale.

E' proprio questa la caratteristica predominante dello Ha: si 'perdono' le cose. Gesti ripetuti mille volte, perfezionati, spontanei e naturali, non vengono più, o escono goffi e mal controllati. Si inizia a sentirsi impacciati nelle gambe, deboli nelle braccia, dinoccolati, come marionette senza fili.
Prima o poi si arriva alla conclusione che bisogna ricominciare tutto da capo, e lo si fa. E si fa bene a farlo, ma non è vero che si sta ricominciando da capo.
Se prima si faceva Forma per la Forma, ora si fa Forma per la Tecnica, oppure Forma per la Mente.
Prima le cose importanti erano la Distanza e la Posizione. Ora il dominio è della Tecnica, il cui principio cardine è il Ritmo.
Per prima cosa, come ho detto, si fa Forma-Tecnica\Forma-Mente.
Si pratica a vuoto, si allena la posizione, la distanza, i colpi, i passi. Ma con una nuova concezione, una nuova consapevolezza. Il lungo periodo di Shu ci ha portato a confrontarci, ad acquisire il senso del combattimento, a percepire ciò che funziona e ciò che non funziona: quindi ora si può perfezionare il proprio gesto, non solo nella Forma (che è già buona, ma la si percepisce come sbagliata perché si 'sente' che non è adatta a funzionare in un combattimento vero) ma anche nel suo Ritmo. Attenzione, il Ritmo non è qualcosa di prestabilito, anzi: ciò a cui si mira nell'allenamento della Tecnica è proprio l'adattamento al Ritmo che la situazione ci impone. Non noi, non l'avversario, ma la situazione: il ritmo dell'azione è deciso dall'insieme di tutto. (wow, come è gasante parlare da Saggio Orientale)

Poi si passa all'uchikomi e qui si ha l'allenamento della Tecnica per la Tecnica, o la Tecnica per la Mente. Si praticano i kumitachi e si esce anche dalle tecniche prestabilite (cosa che si fa anche dalle fasi finali di Shu). E' importante qui che l'attacco sia sincero e che si varino i 'partner' nell'uchikomi, e questo è proprio il problema che ho io adesso, visto che siamo sempre io e il maestro ma essendo nella fase di Ha la cosa è quasi dannosa. Mentre in Shu il contatto diretto con il maestro è molto utile, perché permette a lui di concentrarsi al 100% nell'insegnamento senza compromessi dovuti alle differenze da persona a persona, in Ha è importante confrontarsi con tutti. In Ha si deve imparare ad essere i maestri di sé stessi.

Infine si arriva alla pratica libera, e qui si allena la Mente per la Tecnica, o la Mente per la Mente. Attenzione: Mente e Mente non sono la stessa Mente (lol). La prima è lo Stato Mentale, la concentrazione, l'attenzione: diciamo, il controllo sulla mente. La seconda è la razionalità, la comprensione di ciò che si fa.

Da qui in poi posso fare solo ipotesi, visto che al momento sono in fase Tecnica-Tecnica.

Mente-Mente probabilMente (lol2) consiste nell'allenare lo stato mentale allo scopo dell'applicazione della tecnica. Potremmo chiamarla Elasticità Mentale: bisogna allenare la capacità di adattamento alla situazione. Ho fatto esercizi in questo senso, ed è tutt'altro che facile: mi ritrovo spesso (anzi, quasi sempre) a reagire in modo meccanico, incoscente, di riflesso. Magari il movimento funziona, ma è un automatismo. Non va bene. Devo essere presente, non reagire in modo programmato come se fossi un robot.

Quando arriverò a questo, e credo che mi ci vorrà un bel po', sarò al compimento di Ha... ma non credo che arriverò al Ri prima di aver combattuto come un dannato contro gente di tutti gli stili.

Quando sarò al Ri... che succederà?
Avrò la padronanza della Forma e della Tecnica, e mi rimarrà da forgiare la Mente, lo Spirito.
Potrò insegnare agli altri, almeno fino alla fine dello Shu.
Praticherò la Forma per la Mente oppure la Forma per lo Spirito, dove per mente si intende il controllo sulla propria mente, e per spirito... più o meno la stessa cosa, la propria razionalità profonda.

Chissà com'è...

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