sabato 8 agosto 2009

Didattica marziale II

Riprendo il tema del post chilometrico di qualche tempo fa.
C'è una parte fondamentale dell'addestramento marziale che consiste nell'essere preparati a qualsiasi situazione, e di conseguenza essere in grado di fronteggiare qualsiasi minaccia utilizzando sempre lo stesso stile.
Tutte le menate sul 'conoscere il proprio avversario' non possono essere insegnate come tattiche marziali in quanto nel 90% dei casi conoscere l'avversario non è possibile, quindi non si può basare la propria strategia su questo.
Bisogna invece esercitare la propria capacità di adattarsi a qualsiasi situazione.
Uno stile è quindi valido quando può essere usato in qualsiasi situazione senza dover essere stravolto.
In effetti, alla fine uno stile non viene esattamente usato, ma viene assorbito dal praticante.
Credo inoltre che uno stile valido non debba stravolgere il movimento naturale del praticante, non debba riprogrammarlo da zero, ma costruire la sua abilità a partire dalle capacità iniziali.
Se uno, senza nessuna pratica, riesce a combattere bene è da idioti riprogrammarlo da zero: bisogna prendere le sue capacità ed affinarle. Questo è quello che dovrebbe fare uno stile valido.
Detto questo, introdurrei nel mio metodo una variante dell'uchikomi, ovvero quello che in inglese viene comunemente chiamato "drill".
La ripetizione in coppia di una serie di movimenti, prima decisi e prefissati, per poi diventare sempre più liberi, seguendo il principio della piramide.
In particolare potrebbe essere utile eseguire dei drill per schivate e parate\contrattacchi. Uno attacca con una serie di tagli, prima prefissati e magari senza neanche muovere le gambe, per poi passare ad una 'spinta' serrata di attacchi di tutti i tipi. L'altro li schiva tutti, oppure li anticipa tutti, oppure para\contrattacca tutti gli attacchi. In particolare se si para\contrattacca, si possono sviluppare drill dove l'attacco e la difesa vengono alternati fra i due praticanti anziché rimanere fissi.
Riguardo alle tecniche, ho sempre detto che devono rimanere degli esempi applicativi, ed il movimento deve partire spontaneo e naturale dal praticante.
A questo scopo, potrebbe essere utile "spezzare" ogni tecnica nei suoi vari movimenti, per poi raccoglierli ed insegnarli singolarmente; a questo punto, si dà al praticante la libertà di combinarli come vuole. Alla fine, tutti i vari contrattacchi altro non sono che una schivata ed un taglio combinati, oppure una parata ed un taglio in sequenza.

È MOLTO IMPORTANTE che il praticante si abitui a fronteggiare attacchi fatti male, con forma imperfetta e tirati a colpire prima, dato che nonostante non siano in grado di ferire bene (e quindi si dovrebbe evitare di eseguirli), se non si impara a gestirli si finirà con il farsi battere dal primo deficente che non sa manco tenere in mano la spada. Magari dopo che ha imparato le basi te lo giostri come ti pare, ma finché non sa fare nulla non riesci a sconfiggerlo... una lacuna che uno stile valido non può assolutamente permettersi.

Infine sarebbe importante imparare a gestire armi diverse nonché le mani nude. Non sto dicendo che uno stile valido deve insegnare 800 armi diverse - anzi, sono sempre stato sospettoso verso gli stili che lo fanno - ma che nella pratica devono essere presenti situazioni fuori dall'ordinario. Quindi, una volta che il praticante gestisce bene una situazione di spada contro spada, si inizia ad esercitarsi con uno che maneggia un bastone lungo o un coltello. Magari lo maneggerà alla cazzo, però intanto l'altro impara a comportarsi adeguatamente contro armi più lunghe o che colpiscono in modo diverso.

Quando un praticante ha raggiunto un certo livello di maestria e di apertura mentale, basta essere in 2 per esercitarsi come si vuole, provando e sperimentando ogni spunto che ci viene in mente.
L'importante è ricordarsi la piramide:

Livello 1, base - movimento deciso e prefissato, di forma (magari preceduto da delle prove a vuoto); movimento eseguito a drill
Livello 2 - movimento eseguito con partner meno collaborativo, per poi passare al drill
Livello 3 - movimento eseguito con contrasto da parte del compagno di pratica, drill

Questa è la sostanza della piramide applicata ad un singolo movimento. La stessa serie va eseguita adattando il movimento alle diverse situazioni proposte dal compagno di pratica.

Esempio: parata 'spazzando' e contrattacco (direi uno dei principi più facilmente applicabili).

Livello 1: A attacca shomen, B esegue il contrattacco. Poi si passa al drill del movimento, che essendo di parata\contrattacco può essere anche alternato (A attacca, B para e contrattacca, A para e contrattacca, B para e contrattacca, etc).
Livello 2: A attacca shomen con forza e velocità, cercando di non essere parato; se il movimento di B riesce, gli lasca contrattaccare. Drill.
Livello 3: A attacca come prima, cercando anche il momento giusto (calo dell'attenzione), e se viene parato cerca di impedire il contrattacco di B, magari schivando o parando a sua volta. Drill.

Poi si riparte dal livello 1 con A che attacca kesa-giri, e si rifà tutto da capo;
Infine si ripete la serie con A che attacca come gli pare, magari improvvisando tagli particolari o fintando, ecc.

Quando si arriva a livelli alti della piramide è buona cosa utilizzare anche ciò che esula dal movimento che si sta provando. Ad esempio, se A prima di attaccare fa una finta, e B se ne accorge, gli pianta la spada nella gola mentre quello agita la spada a caso. Molte manovre sono totalmente inutili - finte in primis, seguite dagli attacchini rapidi di disturbo - ma se si eliminano a priori dall'allenamento, si finisce col non riuscire a gestirle. Bisogna invece imparare a distruggerle, cosa che oltretutto è facile, ma va comunque allenata.

Seguendo questo metodo è possibile integrare nell'allenamento quasi ogni cosa che si vede in giro.

NOTA IMPORTANTISSIMA: COMPETITIVITA' 0.
Pena la morte della pratica.
Ho detto sì che bisogna praticare liberamente, magari anche (a livelli alti) cercare di fregare l'altro, ma tutto questo è un ALLENAMENTO.
Se finite a gonfiarvi come scemi solo per far vedere che siete bravi siete meno delle larve che strisciano per terra.
NON CI SI ALLENA PER VINCERE. CI SI ALLENA PER MIGLIORARSI.
CAPITO?!
Questo in particolare nel combattimento libero. Se vincete (o meglio, CREDETE DI AVER VINTO) un duellino con dei bastoni a forma di spada, non siete nulla uguale. Al massimo potete aver battuto (anzi CREDERE DI AVER BATTUTO) un altro praticante, cosa che nella vita non conta ASSOLUTAMENTE UN CAZZO.
Dalle sconfitte si impara molto di più che dalle vittorie, cacciatevelo bene in testa.
Gioite dei vostri miglioramenti, non dico di no: migliorarsi è una cosa meravigliosa. Ma lasciate in pace gli altri. NON OSATE SENTIRVI MIGLIORI NEANCHE DELL'ULTIMO BAMBINO CHE ANCORA NON HA CAPITO COME IMPUGNARE LA SPADA, perché se pensate questo, lui è infinitamente superiore a voi.
Ricordatevi sempre che vi allenate con spade di legno e che non potrete MAI sapere chi sarebbe morto e chi sarebbe sopravvissuto allo scontro. Tutto ciò che potete fare è combattere al meglio delle vostre possibilità, con una mente serena, un corpo rilassato ed uno spirito libero da pensieri di alcun genere.
Se un giorno vi accorgete di credervi migliori, e magari non ve ne eravate neanche resi conto, autofustigatevi finché non vi sentite delle larve.
(Ovviamente scherzo... però meditateci su. La competitività, la voglia di superiorità, uccide la pratica. Non umiliate nessuno, non prendete in giro nessuno, ma aiutate gli altri, mostrate loro i loro punti di forza, aiutateli a colmare le loro lacune. Siete compagni di pratica e non otterrete alcun premio dal sovrastare il prossimo).

Riflessione.
Ora dirò una frase che sembrerà una cazzata, ma è pensata ed ha un significato.

L'abilità non esiste.

Non tutti hanno la (s?)fortuna di rendersene conto e molti pensano semplicemente che hanno una certa abilità e riescono a fare determinate cose.
Il punto è che alla fine l'abilità è una cosa talmente irrilevante da essere quasi un'illusione.
il 90% del risultato di un'azione è dato dalle circostanze.
Le quali non sono solo il terreno, il tempo atmosferico, la posizione etc, ma anche lo stato d'animo, la fiducia in sé stessi, ciò che è accaduto recentemente e milioni di altre cose.
Le quali influiscono PESANTISSIMAMENTE sulla riuscita dell'azione.
Vi farò un esempio: io suono (per passione) qualche strumento. Non sono particolarmente bravo in nessuno e non conosco per niente la teoria musicale, però mi dicono che ho 'orecchio', il che è possibile dato che vivo a contatto con musicisti da quando sono nato.
Al momento suono la tastiera.
C'è una particolare musichina che suono ogni tanto per allenarmi. Mi serve perché non sono ancora molto capace di muovere entrambe le due mani contemporaneamente su ritmi diversi. Questa musica ha un accompagnamento molto semplice che riesco a fare con la sinistra, ed una melodia sempre molto semplice.
Mi riesce di suonare per bene questa musichina (quindi tenendo perfettamente il tempo fra le due mani) solo la mattina appena sveglio. Dopo un po' non mi riesce più.
Ci sono musiche che mi riesce di suonare bene solo provandole per qualche minuto. Ogni volta.
Ci sono giochini al computer nei quali divento bravo se ci gioco con una certa frequenza, e dopo un'interruzione non mi riescono più.
Ci sono cose che mi riescono perfettamente se sono sicuro che mi riescano, e non sono più capace di farle se un dubbio mi attraversa la mente.
La mattina appena sveglio non riesco manco a svitare una moka, magari in pieno giorno tiro su sacchi della spesa pesantissimi.
La sera dopo cena scrivo a tastiera molto più velocemente.

Tutto questo per dire cosa? Che l'abilità è più un'illusione che altro.
È una cosa talmente sottile, effimera, che quasi non esiste.
Certo, allenarsi e allenarsi e allenarsi ancora rende migliori, confrontarsi con molte situazioni flessibilizza la mente e insegna tantissime cose... ma tutte queste non sono forse circostanze?
Se riesco a combattere bene solo dopo un po' che mi alleno, non è forse questa una circostanza?
Riflettete su ciò, oh miei (pochissimi) lettori.
Per questo dico che gasarsi è doppiamente da stupidi.
Primo, perché non serve a nulla se non a sentirsi grossi per 10 secondi.
Secondo, perché voi siete grossi nella vostra mente, ma in realtà non siete nulla. Voi siete le circostanze in cui vi trovate. Se queste circostanze cambiano, voi cambiate.
Siete sempre sicuri di esistere? ;)

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