Quelle che seguono sono semplici riflessioni.
Ultimamente ragiono molto sulla comunicazione. Cos'è? come funziona? che contatto ha con la realtà?
Noi viviamo in una società astratta. Un tempo la società umana era concreta. Si viveva di fatti, la vita era dura e non c'era possibilità di dedicarsi a cose che non fossero immediatamente tangibili.
La comunicazione in una società concreta serve a passarsi informazioni riguardo alla sopravvivenza. "Pericolo", "Serve cibo", "Zona sicura"... è normale che non si sviluppino finezze e, soprattutto, che l'inganno abbia poco spazio. In una società concreta, la realtà è quella materiale, la gente ci vive dentro, e ingannare è una perdita di tempo.
Pian piano, però, la società è diventata sempre meno concreta, fino a diventare effettivamente astratta. La società di ora non si basa su fatti concreti. La parola ha sostituito la realtà.
La comunicazione ha un potere enorme, che viene usato e soprattutto abusato per bassi scopi personali. Se un tempo un inganno si pagava con il sangue, ora non solo non va pagato, ma anzi retribuisce. In moneta sonante, successo, vittoria.
Viviamo in una condizione che, se esaminata attentamente, appare insostenibile in tutta la sua astrattezza. Viviamo in una realtà inesistente. Se un telegiornale dice una cosa, è vera. Se è scritto su internet, è vero.
Non serve la magia per far comparire le cose: basta dirle.
Non tutti però hanno questo potere.
La maestria della parola è un potere che si acquisisce da piccoli, prendendo coscienza del fatto che possiamo manipolare la realtà semplicemente parlando. Tutto questo è diabolico. Dovremmo provare ad uscire da questa melma, ma ci siamo dentro fino al collo.
Chi non acquisisce il potere di manipolazione della realtà tende a rimanere vittima di tutto questo. Non si pensa male se non si ha la coscienza sporca, quindi chi è sincero tende a credere agli altri. Ingenuità, si può chiamare. Viene considerata un difetto.
Non dovrebbe esserlo. Sì, è uno svantaggio matematico in questa società. Ma nessuno pensa che in realtà l'ingenuità è lo stato naturale della mente umana. Ci si fida della parola perché gli si da importanza.
Ho appena finito di esporre uno spicchio di un grosso quadro che sto costruendo, ed è difficile capirlo senza vedere l'insieme. Ora come ora non ho tempo di spiegare tutto.
Chi ne ha voglia, mediti sulla traccia che ho lasciato per arrivare a tutto il resto. È una cosa ovvia e palese, dinnanzi agli occhi di tutti, ed è facile arrivarci: ma la società ci tiene impegnati nell'astrattezza.
2° pensiero.
Il blocco della comunicazione.
Volgarmente definito timidezza.
Noi veniamo plasmati nell'infanzia e nella prima adolescenza. Siamo come palline di pongo a cui viene data una forma da dei forti getti d'acqua. Il mondo esterno ci modella tramite le nostre esperienze.
Immaginate un bambino piccolo che va all'asilo, tranquillo e spensierato. Gioca con i bambini, disegna, corre.
Immaginate che questo bambino, dopo aver detto qualcosa, venga preso in giro dai compagni. deriso. punito.
La pallina di pongo viene modellata. "Non dirlo, o verrai punito". Nuova regola registrata nel giovane cervellino.
Questa regola viene registrata migliaia di volte. "Non farlo, o verrai punito. Non dirlo, o verrai punito. Non andarci, o verrai punito."
A 10 anni uno ha registrato talmente tanti divieti che è stupefacente il fatto che riesca ancora ad esprimere un qualche concetto.
Alcuni non ci riescono, e diventano praticamente autistici.
Il sistema di regole cambia con il tempo, e quello che a 6 anni era vietato, a 12 è obbligatorio. Ma il cervello rimane quello, ed una serie di pesanti divieti è difficile da cancellare. Considerando le batoste che vengono continuamente prese.
Un bambino di quattro anni gioca con le bambine e viene preso in giro. Confuso, arrabbiato, deluso, triste, ferito, registra il divieto: non giocare con le femmine. Un divieto inizialmente leggero ma che può diventare pesante in seguito a ripetute punizioni da parte della società.
Immaginate lo stesso bambino, a 12 anni, che non riesce a rapportarsi con l'altro sesso. Il cervello lo blocca. C'è un divieto. Scattano meccanismi di difesa, sale la tensione. La forza di volontà di un dodicenne non ce la può fare contro una barriera così potente.
Ma non solo: quello che continua a sentire come consiglio è sbloccati, buttati, vai, non hai nulla da perdere. Basta chiedere, non devi vergognarti.
E allora con un immane sforzo di volontà si butta.
2 di picche.
Il cervello registra: "DIVIETO ASSOLUTO di avere qualsiasi rapporto con il gentil sesso, o verrai punito su più fronti, soffrirai tantissimo e starai male".
Ho fatto l'esempio del rapporto con il sesso opposto, ma i blocchi comunicativi sono enormemente vasti e comprendono gran parte di ciò che uno prova.
Quante volte avete pensato a qualcosa e non l'avete detta perché "poi mi prendono in giro"? Quante volte volevate fare qualcosa e non l'avete fatto perché "mi sento un idiota a farlo"?
Quante volte avete rinunciato per paura delle ripercussioni del vostro atto? E che atto, poi! Il più delle volte è una semplice espressione del proprio pensiero. Neanche fosse un omicidio premeditato. A volta fare una battuta può essere un reato, per la società schifosa in cui viviamo.
Non un reato punito legalmente, è ovvio. Un reato punito sul campo dalla pubblica derisione\disapprovazione.
E tutte le volte che uno forza il blocco, tutte le volte che uno suda sangue per passare attraverso la barriera... uno schiaffone e via. A terra.
Sono ad un diciottesimo e non conosco quasi nessuno. Che faccio?
Non attacco bottone perché non saprei che dire e farei la figura dell'idiota.
Non mi inserisco in un discorso perché sarei importuno e non interesserebbe a nessuno.
Non faccio un tuffo in piscina perché non conosco nessuno e darei solo noia.
Mi siedo da una parte e faccio i cazzi miei.
Qualcuno risolve il 30% dei problemi attaccando bottone. Magari è un'amico comune.
Meglio: è un'amica comune. Che dico?
Non parlo del Kenjutsu, perché mi prenderebbe per pazzo.
Non parlo del computer, perché mi prenderebbe per nerd.
Non parlo della musica che ascolto, perché non capirebbe e sembrerei idiota.
Dopo un breve e pietoso scambio di battute, stufa, va via.
Sul tardi, dopo cena, la gente inizia a scatenarsi. Ballano, cantano, si buttano in piscina. Che faccio?
Non ballo, perché non voglio, ballare non mi piace un granché, non sono capace e lì nel mezzo non conosco nessuno.
Non canto, perché non so cantare, e non ho nessuno che conosco con cui cantare.
Non mi butto in piscina, perché darei solo noia a chi c'è già.
Mi sdraio da una parte e guardo il nulla.
Una serata buttata al vento. Una goccia nell'oceano.
Tutto questo, perché?
Perché ci sono persone che manipolano la realtà con le loro parole del cazzo. Ci sono persone che sfruttano questo loro potere per farti passare per un idiota, emarginarti, distruggerti, ridere della tua patetica carcassa.
È tardi e la mia capacità di espressione è piuttosto scarsina al momento. Ho buttato una serie di frasi sconnesse fra loro, ma spero che il concetto sia arrivato. Buonanotte.
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