Non sono neanche tutte idee mie, però sono idee che ritengo GIUSTE è questo è ciò conta veramente.
ATTENZIONE - È LUNGO
Ciò che voglio esprimere qui è un insieme di concetti maturati, sia praticando che leggendo e discutendo, sulla didattica marziale (in particolare riguardo alla spada giapponese).
La somma di tutto l'insieme di concetti potrebbe essere chiamato ANDAMENTO PIRAMIDALE.
Piramidale perché parte da una base solida e al livello di tutti, quello del terreno, raffinandosi gradualmente fino ad arrivare alla punta, che svetta nei cieli.
Questo è un concetto abbastanza ovvio ma spesso trascurato.
Per parlare in maniera più diretta e concreta scriverò un "programma di allenamento" per una lezione, esercizio dopo esercizio, ognuno esaminato secondo questa "didattica piramidale".
1)Pratica singola: Suburi
In giapponese significa "eccesso" ed è il nome più comunemente usato per l'esercizio di ripetizione in singolo di un movimento.
Secondo me il suburi dovrebbe avere duplice scopo, ginnico e 'ascetico'.
Prendiamo ad esempio il tipico suburi del taglio verticale.
Innanzitutto ritengo che sia importante la progressiva elasticizzazione dei movimenti a discapito della loro durezza. Stare rigidi e duri non serve a nessuno, fa solo male, nella vita reale come nel combattimento.
Ovviamente non bisogna neanche essere dei fuscellini che si piegano ad ogni cosa, ma non ritengo che la potenza derivi dalla durezza, ma dal 'dinamismo' del movimento.
Il suburi quindi deve tendere ad elasticizzare le spalle e le braccia, assicurandosi che una sua pratica molto assidua non faccia irrigidire le gambe. Il suburi della Kyushin-ryu funziona bene in questo senso: la lama tocca le spalle durante il caricamento (alta elasticizzazione) e si molleggiano le gambe. Dovrebbe essere importante partire accelerando con calma e finire decelerando dolcemente la frequenza dei colpi, altrimenti il cambiamento improvviso di pressione renderà i bracci dei pezzi di legno per qualche ora (sperimentato personalmente, non è bello...).
Questo per il lato GINNICO del suburi. Il quale secondo me ha un secondo scopo, molto importante, che definisco 'ascetico' perché non mi vengono termini migliori.
Il suburi è il simbolo della RICERCA DELLA PERFEZIONE.
E' un esercizio che mette alla prova la forza di volontà ed il fisico insieme, ma soprattutto, insegna al corpo come muoversi.
Per ottenere ciò bisogna essere morbidi mentalmente, cioè non incaponirsi. Bisogna ascoltare i segnali del corpo durante il suburi.
Un suburi perfetto è veloce, ritmico, morbido, potente, ampio e calmo. Ovviamente non si possono ottenere subito tutte queste cose insieme. Anzi, anche solo a provarci ne va a mancare una - la calma, perché la foga di fare un suburi perfetto lo rende ancora più imperfetto.
Come dicevo prima, secondo me è necessario ascoltare i segnali che ci manda il corpo. All'inizio, probabilmente uno commetterà diversi errori: terrà la spada troppo fermamente con la destra e comunque anche con la sinistra, irrigidirà la schiena e le spalle, tenderà a muovere la testa avanti ed indietro e terrà un ritmo irregolare. Ottenendo così un movimento legnoso, lento, aritmico, debole, stretto e nervoso. Dopo una ventina di colpi le braccia inizieranno a cedere, il collo, la schiena ed i polpacci faranno male, il bokken diventerà così pesante da sembrare una spranga di titanio, e si accumulerà una quantità di stress talmente alta da far andare in crisi anche il Dalai Lama.
In questo momento il corpo elargisce una quantità di segnali enorme. Dice: "...rilassa quei polsi e quelle mani..." "...lascia le spalle..." "...ammorbidisci il collo..." "...segui il ritmo della spada...".
È stupefacente come siamo tutti tremendamente SORDI a questi segnali, tanto che ci vogliono anni ed anni di allenamento solo per sentirne, flebile flebile, uno o due.
Io dopo due anni di Kendo, un anno di Kenjutsu e svariati anni di pratica amatoriale, ne ho sentito uno qualche mese fa. Ganzo no?
Però alla fine le cose si imparano: a me è bastato sentire "lascia andare la mano destra, che se stringi non ottieni niente..." e sono migliorato parecchio. A tratti questa 'coscienza' mi scompare, ma tanto basta rilassarsi un po', fare un po' di subburi e ritorna. Come andare in bici: non si scorda mai.
Comunque, praticando con calma e pazienza il Suburi, il movimento si perfeziona, si raffina, lasciandosi dietro tutti i comportamenti dannosi. E rieccoci all'"andamento piramidale".
2)Pratica di gruppo: Liberare il colpo\Tsumeru
I nomi di questi esercizi li ho presi paro paro dalla Kyushin. Beh, che ci volete fare: 'sto stile l'hanno inventato proprio bene! Mica è colpa mia!
Gli esercizi di pratica di gruppo che qui descriverò in effetti esulano, in parte, dalla didattica piramidale. In effetti questi esercizi tendono ad un "andamento oscillatorio". Mi spiego meglio più avanti.
"Liberare il colpo" funziona così: i praticanti, a gruppi di 3\4 decidono uno che "sta" e gli altri si allenano.
Quello che "sta" tiene la spada come un bastone, con entrambe le mani, una in cima ed una in fondo; la posiziona orizzontalmente sopra la sua fronte.
Gli altri praticanti si mettono in fila di fronte a lui e, uno dopo l'altro, eseguono il taglio verticale colpendo con giusta potenza e giusta distanza sulla spada che lui tiene sulla fronte, facendo rimbalzare il colpo portando la lama ben in alto (è difficile da spiegare... ci vorrebbe un video). Dopo aver colpito continuano ad avanzare in avanti, come un treno, senza scansarsi da quello che 'sta', come per travolgerlo. Ovviamente lui si scanserà all'ultimo momento.
Dopo un po' si cambia turno e così via.
Questo esercizio è molto importante per svariati motivi.
1)Insegna a misurare la distanza
2)Insegna a controllare la potenza del colpo
3)Elimina progressivamente la paura del contatto fisico violento.
Come dicevo prima, in questo caso più che un "andamento piramidale" si ha un "andamento oscillatorio". Praticando questo tipo di esercizio, più che partire da una base per poi "raffinarsi" piano piano, si parte da un lato (es. Colpisco troppo vicino, oppure: colpisco con troppa potenza) e poi si 'ondeggia', si 'oscilla' come un pendolo, da un lato ad un altro, aggiustandosi sempre di più fino ad arrivare nel punto perfetto che sta nel mezzo.
Il secondo esercizio che ho nominato è "Tsumeru". Tsumeru funziona esattamente come "liberare il colpo", ma NON SI COLPISCE: si CONTROLLA soltanto. La nostra lama deve rimbalzare su UN MILLIMETRO PRIMA di toccare la spada di quello che 'sta'.
Questo esercizio è fondamentale per imparare il controllo preciso della lama.
3)Pratica di coppia: Uchikomi
Quello che descriverò ora è l'ESERCIZIO PRINCIPE della didattica piramidale.
La pratica di coppia è il fondamento. Quella che io definirei "la costruzione del combattimento". L'essenza dell'andamento piramidale.
Nell'Uchikomi, i praticanti si mettono a due a due, dopodiché eseguono una serie di "prove" che vanno via via raffinandosi, per raggiungere il combattimento libero.
Mi spiego meglio.
Il primo livello, la BASE della piramide, è il livello in cui i praticanti decidono in anticipo TUTTO quello che deve succedere, QUANDO deve succedere, COME deve succedere e CHI deve farlo. In pratica è come se facessero un kata, una forma.
Nel primo livello, i praticanti decidono CHI fa COSA, QUANDO LO FA, COME LO FA, COME REAGISCE L'ALTRO, QUANDO REAGISCE L'ALTRO, COME SI MUOVONO.
Esempio: A e B fanno uchikomi e decidono: A sta in jodan (guardia alta), B sta in waki-no-kamae (guardia laterale bassa); A attacca shomengiri (taglio verticale); B contrattacca spostandosi con un lungo passo in avanti a sinistra, rompendo la distanza e tagliando kiri-age (taglio diagonale dal basso).
TUTTO è deciso, anche il RITMO dell'azione viene deciso in partenza, ed il movimento viene ripetuto varie volte.
A questo livello l'uchikomi è come un balletto, in senso dispregiativo; è come una forma, un kata. Tutti sanno tutto. Serve da base. Tramite il primo livello dell'Uchikomi, il maestro ha modo di dare agli allievi le basi tramite "esempi applicativi" a volte chiamati "tecniche" ma che è importante lasciare al loro ruolo di ESEMPI.
Quando sono stati dati sufficienti esempi, ed il maestro ha avuto modo di osservare gli allievi e correggere gli errori, dare loro consigli e permettere ai loro corpi di acquisire confidenza con il movimento, si passa al secondo livello dell'Uchikomi.
AD ogni livello dell'Uchikomi, si toglie una regola. Il primo livello è quello con TUTTE le regole: deciso attacco, contrattacco, chi lo fa, quando lo fa, come lo fa, perché lo fa.
Al secondo livello, per esempio, si potrebbe decidere chi attacca e chi contrattacca; si decide come si sviluppa l'attacco, ma si lascia a chi contrattacca la libertà di usare uno qualsiasi degli esempi applicativi che ha visto.
Sostanzialmente: attacco codificato, contrattacco libero. Si può decidere che A sta in jodan, B sta in waki, e che A attacca shomengiri. Poi B è libero di tagliare kiri-age, tagliare do-giri (taglio orizzontale alla pancia), parare e contrattaccare di Ukenagashi ('parata fluente'), parare e contrattaccare di barai ('spazzare'), anticipare il colpo di degote (abbreviazione di debana-gote, 'anticipare ai polsi'). Presupponendo che abbia visto tutti questi esempi e che li padroneggi tutti. In questo modo si ottiene un primo raffinamento dalla base. Dal 'balletto' che era prima, adesso i praticanti hanno un minimo grado di libertà: decidono da soli come contrattaccare.
Questo non è il solo tipo di secondo livello che esiste: per ottenere un 'secondo livello' basta levare una regola. E' semplicissimo. Si tratta di darsi una libertà. È un passo in più verso lo stato di LIBERTA' TOTALE che è il combattimento libero.
Poi si passa al terzo livello. Al terzo livello si levano DUE regole, molto semplicemente. Ad esempio: neanche l'attacco è più codificato. Adesso A può attaccare come gli gira meglio. Vuole tagliare diagonalmente? e allora taglierà diagonalmente. Starà a B reagire nel modo più appropriato, come in un combattimento vero.
E così, andando di livello in livello, si toglie una regola ogni volta. Si passa dal 'kata' ad un 'kata più libero'; poi si passa ad una composizione libera, improvvisata; ancora più importante, è necessario schiodarsi al più presto da quei dannati ESEMPI APPLICATIVI, prima che si finisca per usare solo quelli. LE TECNICHE NON ESISTONO! sono state inventate solo per fare un'idea, per trasmettere un principio. Quello che importa non è LA TECNICA, ma COSA LA FA FUNZIONARE. È quello che deve entrare bene in testa. Una volta che lo si è capito per bene, si può dare sfogo alla propria creatività... del resto, è Marziale, ma è pur sempre Arte... è cos'è l'Arte se non l'espressione della propria creatività?
Comunque, come stavo dicendo, ci si libera gradualmente di tutti i limiti, per fare tempo al corpo e alla mente di abituarsi, di perfezionarsi; finché non si arriva a togliere l'ultima regola, qualsiasi essa fosse... ed allora si raggiunge la cima della piramide, la vetta del COMBATTIMENTO LIBERO.
Libero DAVVERO, senza TECNICHE, senza POSIZIONI, senza ATTITUDINI... come diceva Musashi, la "posizione-non posizione"; l'"attitudine-non attitudine". Si combatte al pieno delle proprie facoltà sfruttando tutto ciò che si è imparato.
(P.S. per il Lupo: sto rivalutando quelli dell'Hasakido, se un giorno hai modo di ricontattarli dimmelo, che mi interesserebbe fargli una visita!)
4)Combattimento libero
Qua non c'è molto da dire... la pratica assidua e costante del combattimento libero è fondamentale, anche a livelli bassi: bisogna prima di tutto allenarsi ad essere pronti in qualsiasi eventualità. Rimandare troppo il combattimento libero è nocivo, bisogna permettere alla creatività marziale di ognuno di sfogarsi e perfezionarsi insieme con il corpo.
Sul combattimento libero è fondamentale chiarire un'altra cosa: l'AGONISMO.
Per agonismo non intendo LE GARE in sé ma in generale LO SPIRITO DI COMPETIZIONE.
Ebbene, secondo me lo spirito di competizione NON SERVE A UN CAZZO. A nessuno. Fa solo sbocciare tante teste di minchia.
Nella parte precedente del post ho tenuto per me il turpioquio ma qui ci sta.
Comunque, come stavo dicendo: la competizione è la cosa più NOCIVA alla pratica che possa esistere. Porta i praticanti più dotati a sentirsi meglio degli altri, e porta quelli meno dotati a rodersi il fegato o a perdere totalmente interesse nella pratica.
Oltre a questo, ROVINA la pratica anche a livello tecnico perché la FOGA DI VINCERE porta a FRETTA, la fretta porta a SPRECISIONE, la sprecisione porta a NULLA.
Prendete due kenshi (spadaccini), tecnicamente ineccepibili, ma non egualmente ineccepibili dal punto di vista morale. Metteteli l'uno davanti all'altro dicendogli: "il primo che tocca l'altro con la spada ha vinto". Assisterete al crollo totale di tutta l'eleganza, tutta la raffinatezza, la precisione, la pulizia che poteva esserci nei loro movimenti. Assisterete ad un deprimente spettacolo di bambini piccini che litigano inferociti per toccarsi con quei due pezzi di legno che, fino a poco prima, rappresentavano una Spada. Assisterete a due bignami di nevrosi saltellanti, chiusi e nervosi, che inventano le peggio cazzate pur di sfiorare il nemico, in qualsiasi posto (anche sulla punta dell'alluce destro) ed ottenere l'ambita vittoria.
Roba da SEPPUKU, per davvero. Che SCHIFO.
Ci sarà un motivo per cui lo chiamano AGONISMO... a vederlo io vado in AGONIA.
La Via della Spada è una Via individuale. Non c'è spazio per il confronto con gli altri. C'è spazio solo per il confronto con sé stessi.
Magari in una disciplina di combattimento disarmato, vuoi che sia karate, boxe, un qualche stile di kung fu, l'agonismo può essere affrontato con maggior leggerezza è più studio perché, bene o male, i pugni quelli sono. Pestarsi non è cosa da allenamento ma se uno vuole imparare a combattere è utile. Ma finché ti pesti coi pugni i danni sono limitati, se poi ti trattieni un minimo eviti diversi rischi. E ottieni di mantenere un certo contatto con la realtà: in un combattimento VERO, uno vuole VINCERE a tutti i costi... perchè vuole VIVERE. Ma finché usi i pugni, anche se il rischio c'è, non è MATEMATICO che l'altro lo mandi all'ospedale\obitorio.
Quandi usi una spada, anzi peggio, quando usi una SPADA GIAPPONESE, o comunque una lama eccelsamente affilata, la situazione è differente. NON puoi sperimentare il combattimento libero - quello per la propria vita - senza rischi. O vivi o muori.
Un tempo lo facevano, ed avevano le loro ragioni. Cercavano la perfezione nella spada mettendo in gioco la propria vita. E' sicuramente una cosa estremamente istruttiva, ma ora non si può più fare - e non credo che mi piacerebbe farlo, così come credo che non piacerebbe a nessuno, per quanto uno possa fare lo sbruffone a riguardo.
Quindi, concludendo, quando si fa combattimento libero con la spada, è bene chiarire BENE e SUBITO che VINCERE non serve a niente. Puoi essere il più bravo di tutti e non aver vinto mai. Anzi, con certi criteri di vittoria, il più bravo con la spada non riuscirebbe mai a vincere.
Quando si fa combattimento libero con la spada lo si fa per dar sfogo alla propria creatività marziale, lo si fa per confrontarsi con sé stessi e avvicinarsi sempre di più alla perfezione del Mu-shin, la mente vuota. Non per altro. Il resto sono solo spettacoli pietosi che è meglio risparmiarsi.
5)Altri esercizi: Iaijutsu, combattimento contro più avversari, prove di taglio
Per ora ho descritto quelli che ritengo essere gli esercizi fondamentali, le BASI della 'didattica piramidale' della spada. Con questi si allenano fondamentalmente l'elasticità fisica e mentale, la precisione, il controllo, l'occhio per le distanze. Però ci sono molte altre cose: la capacità di tagliare, l'intuizione, la capacità di 'cambiare fluentemente' l'oggetto della propria attenzione.
Molti altri esercizi possono essere fatti ed inventati, magari alla fine dell'allenamento per rilassarsi un po'. Alcuni hanno una forma che li fa sembrare dei giochi: molto bene, si impara meglio.
Ad esempio da noi si fanno prove di taglio con il bokken, si prova a tagliare la carte di giornale. Ovviamente tagliare la carta con una spada di legno è ben distante dal tagliare un tameshi con una spada affilata, e lo stesso tameshigiri si allontana abbastanza dal tagliare la carne viva... però è un esercizio comunque, permette di tenere ampi i propri orizzonti. Finite le prove di taglio, si appallottolano le cartacce ottenute e, a turno, uno sta in mezzo e gli altri gli lanciano le palle di carta; quello nel mezzo cerca di respingerle tutte con la spada. Interessante ed istruttivo.
A volte si fanno esercizi di Iaijutsu (tecniche di estrazione della spada) per sviluppare "l'intuizione", il "sesto senso", quella capacità di avvertire ciò che accade alle nostre spalle; o magari solo per allenare la visione periferica (imparando a vedere tutti i 180° a nostra disposizione).
Si possono fare esercizi per 'sentire' l'energia addominale, per controllare il proprio peso ed il proprio equilibrio, etc. Tutte queste pratiche possono sembrare dei giochini stupidi ma in realtà hanno molto da insegnare e non vanno trascurate.
Note sulla didattica piramidale.
Questo 'schema a piramide' non è solo presente negli esercizi, ma anche e soprattutto nell'insieme, l'allenamento.
Il combattimento è creatività, è la libertà totale della carta bianca, una libertà tale che disorienta. Non è possibile insegnare a combattere senza porre dei modelli. Sarebbe come spiegare la trigonometria ad un bambino dell'asilo che non sa fare le quattro operazioni.
Il compito del maestro è di condurre ogni allievo lungo questa Via, fino al punto in cui non può proseguire da solo. Il periodo durante il quale si ascoltano gli insegnamento del Maestro è chiamato Shu. Il momento in cui si inizia a distaccarsi è chiamato Ha. La fine del distacco, il momento in cui si diventa maestri è chiamato Ri.
Durante Shu bisogna seguire quest'andamento piramidale, non si può pretendere di fare tutto subito. Sarebbe curioso vedere come si comporta una persona totalmente a digiuno di combattimento (non esiste secondo me, N.d.A) in una situazione di scontro totalmente libero. Probabilmente farebbe appello agli istinti.
L'allievo deve scrivere un libro e si trova davanti ad un foglio di carta bianco, con in mano una penna, e non sa neanche come si fanno le lettere.
Il maestro deve dapprima insegnare le lettere, poi le parole, poi le frasi... poi le figure retoriche, eccetera. E poi deve iniziare a togliere tutti questi modelli, e lasciare che il fiore sbocci.
Così nella spada l'allievo deve imparare a combattere e si trova una spada in mano ed un avversario davanti. Non sa neanche da dove cominciare.
Ed il maestro deve iniziare imponendo dei modelli, come punto di riferimento: colpi, posizioni, parate, passi, tecniche... poi quando ha imposto tutti i modelli che servono all'allievo, inizia a toglierli. Le tecniche scompaiono, per lasciare spazio alla creazione libera; i passi scompaiono a favore del movimento libero nello spazio; le parate non esistono più; i colpi codificati lasciano spazio al movimento offensivo più adatto in quel dato momento; le guardie codificate diventano sempre più flessibili fino a scomparire definitivamente a favore di una posizione totalmente libera.
La cima della piramide.

2 commenti:
sò perchè vuoi visitarli. ho capito.
io ci sono arrivato cercando di fondere il kali con il kenjitsu. :D
se ti interessa il 1° maggio andiamo alla primavera del budo, vuoi venire?
ps: il post è favoloso ma vorrei rileggerlo prima di commentarlo.
Primavera del Budo? *sviene*
Seriamente, mi interesserebbe molto! semmai ne riparliamo su MSN.
Ma quelli dell'Hasakido ci sono? (mi interessa comunque eh :P)
Riguardo al PS... innanzitutto grazie! *inchino*
e comunque rileggilo pure con calma. :D
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