martedì 17 novembre 2009

Manifestazione

17 Novembre 2009, sciopero coordinato nazionale di studenti delle superiori, universitari e insegnanti precari.
Siena, ore 9:00. Mentre sto scrivendo, sono le 9:46.
Ci saranno sì e no 40 persone.
Come fai a dire che è uno sciopero coordinato di tutta italia se qua non c'è nessuno?!

Questo è il mio primo post di riflessione totalmente politica. Non nel senso che esporrò idee schierate o altro, non intendo fare un trattato sociologico.

La manifestazione è lo strumento del popolo per far sentire la propria voce all'istante. È lo strumento che permette di evitare lunghi tempi e casini burocratici per poter dire la propria. Ci sarebbero le raccolte di firme, i referendum, eccetera: ma la manifestazione è immediata, richiede una pianificazione relativamente a breve termine e consente di fare notizia, urlare al mondo ciò che pensi, di modo che possano sentirti tutti.

Prima ho usato il termine sciopero, ma è stato un errore. La manifestazione NON è uno sciopero.
Lo scopiero è quando un gruppo di persone decide di 'ricattare' il governo: "Se tu non fai qualcosa su questo problema, io smetto di lavorare e blocco tutto".
Che razza di sciopero potrebbero fare gli studenti ed i disoccupati? L'istruzione è uin servizio, e non presentandoti a scuola, stai semplicemente non usando un servizio che ti viene offerto. Come se comprassi del cibo che poi non mangerai.
Se non vai a scuola, non è che blocchi tutto. Ai professori lo stipendio arriva comunque.
Infatti, quella che gli studenti fanno si chiama MANIFESTAZIONE.

Il perno della manifestazione è l'esposizione, chiara e decisa, delle proprie idee. Noi studenti NON possiamo ricattare, possiamo solo DIRE quello che pensiamo. NESSUNO è tenuto a prenderlo in considerazione.
Ma allora, perché si manifesta?
Il meccanismo qua si fa più complesso: se gli studenti, i precari ed i disoccupati manifestano la propria disapprovazione, IN TANTI, il governo prende in considerazione il fatto che se non fa qualcosa per rimediare avrà un voto in meno per ogni maggiorenne incazzato in mezzo ad un qualsiasi corteo. Si tratta quindi di essere in tanti e di mostrare che si è decisi, che non si intende cedere terreno: O fai così, o ti scordi il mio voto.
Inoltre, i governi che non prendono in considerazione le manifestazioni fanno generalmente una pessima figura con gli altri.

Io alla manifestazione di oggi ci sono andato, ho visto come giravano le cose e, con grande rammarico, sono venuto a casa. Mi vergogno. Ho tolto la mia goccia dal mare: se tutti facessero così, non ci sarebbe mai nessuno.
Però il numero presente, lì, era indipendente dalla mia volontà. Io, inizialmente, indendevo andarci, e di conseguenza ho fatto la mia piccola parte nel lavoro di persuasione di massa nel venire a manifestare. Poi, quando il minuscolo corteo è iniziato, ho preferito non partecipare. È stata una mia debolezza. Non cerco di scusarmi, ma non la considero neanche una colpa.

Il punto è che in ogni cosa, si raggiunge lo stadio ottimale quando si ha un equilibrio fra ideale e reale.
Mi spiego meglio: se si pensa solo all'ideale, si rimane nel sogno e non si fanno passi avanti.
Se si pensa solo al reale, ci si chiude in un cinismo inutile e non si ha il minimo progresso.

In questo caso, bisognava capire che la gente, gli studenti, i precari, non sono attivisti politici che stanno 24 ore su 24 con le orecchie tese per informarsi.
Bisognava capire che il 90% degli studenti sarebbe rimasto a casa a dormire, sapendo che "c'è sciopero". Gli organizzatori sono rimasti nell'ideale, pensando che bastasse il furore e la coscienza studentesca a far venire su una bella manifestazione.
Ma così non è stato: nella grigia mattina di oggi, 17 novembre 2009, il corteo di siena è piccolissimo. Triste. Quasi ci sono gruppi di studenti a zonzo per bar che contano più esponenti della manifestaszione.

Ma allora perché l'anno scorso, 10 ottobre 2008, la manifestazione è stata gigantesca, in tutta italia? Perché qua a Siena saremmo stati più di mille?
Intanto la questione era più fresca, la legge gelmini era appena passata e la gente era incazzata.
Poi era stata organizzata meglio. C'era stato un enorme preavviso, c'era stato un lavoro convincente, c'era stato tutto.

Il gruppo è formato da singoli, e per operare sul gruppo, occorre arrivare al cuore di ogni singolo in contemporanea. Devi dare ad OGNUNO una buona ragione per venire a manifestare. L'errore che viene fatto è quello di parlare al gruppo come entità unita, rimanendone quindi schiacciati.

Devi passare il messaggio: "la questione è grave, la manifestazione è grande, è importante, è DIVERTENTE, e non hai ripercussioni negative a venire". In pratica devi dare un motivo, devi dare un guadagno e devi togliere le perdite.

Di questa manifestazione non sapeva un cazzo nessuno, è passata come il solito fuoco di paglia dell'uds usato come scusa per fare festa. C'erano universitari totalmente all'oscuro di tutto.

NO!

La prossima volta, se ne vale la pena, darò una mano e vedrò di aiutare. Non sarò in grado di rivoluzionare tutto da solo, ma intendo lavorarci.
Come si ottiene il progresso?
Conservando ciò che è positivo ed eliminando ciò che è negativo.
Quindi, per ottenere una bella manifestazione, connubio di ideale e reale - la gente ci viene per divertirsi e per fare festa comunque, ma intanto ci viene, e fa sentire la sua voce - occorre prendere le caratteristiche distintive dei cortei precedenti riusciti bene e riutilizzarle, cercando di eliminare ciò che ha contraddistinto quelli che invece non hanno funzionato.
Per ora mi sto facendo uno schemino:

1)Lavoro sulle singole classi e gruppi.
Presupponendo che uno vada a manifestare per divertirsi, come nel 90% dei casi, sarà necessario collegare vari gruppi piuttosto che vari singoli. Nessuno se ne va a urlare da solo come un deficiente. È anche per questo che io oggi ho disertato. Ero da solo. Conoscevo di vista, sì, molta gente, ma non avevo amici e persone con cui sto bene accanto, per urlare insieme.
Quindi: lavorare sui gruppetti.

2)Preavviso.
Nessuno si improvvisa rivoluzionario se glielo dici il giorno prima. Parecchi sono entrati perché avevano un'interrogazione, o perché avevano paura di farci la figura dei festaioli. Questo non succede se dai un forte preavviso: uno ha il tempo di organizzarsi.

3)Pubblicità e diffusione.
Non solo lo devi dire prima, ma lo devi dire A TUTTI! Sennò, sarà sempre uno schifo.
Manifesti, volantini, annunci su facebook, su MSN, si Skype, dovunque. Dire e ridire il messaggio, ripeterlo, farlo entrare in testa. Non deve passare come una cosa organizzata così, a caso. Della serie "oh, domani si fa una partitina a briscola, vieni?". No. Pubblicità. Diffusione del messaggio.

4)Motivazione.
Non si manifesta per le cazzate. Un errore che è stato commesso troppe, troppe volte. Si manifesta per i problemi concreti. La manifestazione, come ho detto prima, serve a urlare le proprie idee quando non c'è tempo di agire per vie più regolate.
Bisogna poi far capire come la manifestazione possa avere un risultato concreto: se dici "si manifesta perché non ci va bene", la gente non capirà. Devi dire "Si manifesta, così capiscono che non ci va bene e gli piglia la strizza perché perdono i nostri voti". Devi dire "SI manifesta per far rimandare la legge di altri 2 anni, così nel frattempo ci saranno le elezioni, e se tutto va bene cambierà il governo e la legge verrà ritirata".
Altrimenti sembrerà sempre una cosa fine a sé stessa.

5)Guadagno.
Ogni singola azione è atta a nostro vantaggio, SEMPRE. Anche se coinvolge il bene di altri, qualsiasi nostra azione ha comunque come motivazione profonda un risultato positivo per sé, fosse anche solo l'appagamento per aver fatto la cosa giusta.
Quindi devi trasmettere il messaggio che ci sarà del guadagno personale se vieni alla manifestazione. Dato che non è molto serio distribuire caramelline, di solito sul punta sul divertimento, la musica, il contatto umano.
Sarà una frase cinica, ma è vero: se a manifestare ci sono una decina di sgnacchere, arriveranno altri cento allupati ad urlare il proprio sdegno per la legge. Magari mentre approfittano della calca per dare una palpata.
Vedetela come vi pare, ma è così e funziona.
(Pensandoci bene, si potrebbe ottenere un successone assoldando una schiera di baldracche per fingersi studentesse!...)

6)Eliminare le perdite.
Un fattore determinante nel fallimento di una manifestazione è il timore delle ripercussioni. È anche e soprattutto per questo che bisogna manifestare solo per le cose importanti. I professori devono capire i tuoi motivi, devono condividerli. Non serve a nulla scatenare guerre interne.
Se c'è un giorno in cui genericamente la scuola è poco attiva, magari negli ultimi giorni prima di una festività, che tipicamente sono abbastanza apatici, meglio piazzare lì la data del corteo. Così la gente non avrà il timore delle conseguenze.
Questo punto va di pari passo con la motivazione ed il preavviso.

Alla prossima vediamo come va.

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