Ultimamente sto riflettendo sulla spinosa questione della critica.
Serve? Non serve? Da fastidio solo se si è ipersensibili o meno?
Oggettivamente parlando, una critica è SEMPRE costruttiva in quanto mette in dubbio qualcosa, portandoci a controllarla, ed eventualmente a migliorarla-aggiustarla. I benefici apportati dalla critica aumentano esponenzialmente se si propone anche una soluzione al problema.
Però una critica è quasi sempre fastidiosa, se pur in misura veramente minima. Certamente non fa piacere sentirsi dire che "c'è qualcosa in te che non va". Nella misura del fastidio provocato da una critica, riveste un ruolo fondamentale il modo in cui viene posta e le attuali condizioni emotive del "bersaglio".
Un conto è dire amichevolmente "toh, hai un po' di brufoli sulla faccia...", un altro è dire con tono di scherno "ahahah, maiala che schifo che fai, pari l'etna che sputa pus".
Quindi, una critica ha 2 attributi:
-Il Vantaggio che se ne ottiene, ovvero la differenza fra lo stato attuale delle cose e lo stato potenzialmente migliore che si può produrre;
-lo Svantaggio o danno, ovvero il fastidio, lo stress, insomma la rottura di coglioni che una critica provoca.
Datosi che sarebbe buona cosa cercare di vivere il più possibile andando d'accordo, bisogna analizzare accuratamente una critica prima di farla.
Una critica è quindi una BUONA critica se il Vantaggio supera il Danno. In caso contrario, è una CATTIVA critica - anche se il vantaggio ed il danno sono equivalenti: potevi tranquillamente tenere la bocca chiusa e sarebbe stato tutto uguale.
Se uno ha la faccia piena di bubboni rossi e pulsanti che vomitano fiumi di pus, posso dirgli "Sei pieno di brufoli, forse dovresti darti un po' di topexan". Perché il Vantaggio sarà sicuramente maggiore del Danno. Oltretutto il danno sarebbe anche limitabile ponendosi in modo meno diretto: magari offrendo direttamente il topexan, specificando poi "ho visto che hai un po' di brufoli, questo te li leva, provalo".
In questo modo si soddisfano 2 punti:
-Il Danno è limitato, essendosi posti in maniera amichevole e leggera;
-Il Vantaggio è massimizzato, dato che si sta offrendo una soluzione concreta e immediata al problema.
Se uno invece ha solo qualche brufolo quà e là, com'è oltretutto normale in alcune fasce d'età, o magari qualche gruppetto sulla fronte o sul collo, è inutile che mi metta a farglielo notare. Se gli importa lo noterà da solo, se non gli importa era inutile uguale. Se proprio uno si sente in vena di buoni consigli, è sempre auspicabile l'esprimersi in modo da limitare il Danno fin dove è possibile, e di offrire sempre una soluzione immediata.
Del resto, che senso ha fare una critica su un qualcosa di distante, la cui soluzione andrà applicata in un punto indefinito del futuro? meglio aspettare un'occasione migliore.
In sintesi:
-Una BUONA critica è una critica i cui benefici superano il fastidio che l'atto di criticare provoca.
-Qualsiasi altra critica è una CATTIVA critica: potevi tenere la bocca chiusa, era meglio.
Inoltre vale sempre il principio: NON FARE AGLI ALTRI QUELLO CHE NON VUOI CHE VENGA FATTO A TE.
Quindi se sei suscettibile e soffriresti per una critica, meglio se eviti di criticare tu per primo. Vivrai meglio te e la gente intorno a te.
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2 commenti:
beccati sto pezzo di hagakure :D
È importante rimproverare e correggere chi commette errori.
Questo atto è la manifestazione della compassione e il primo dovere dei samurai.
Ma è necessario sforzarsi di farlo in maniera corretta. In effetti è facile trovare qualità ed imperfezioni nella condotta di un’altra persona cosi come criticarla.
Molti s’immaginano che sia un atto di gentilezza dire agli altri ciò che essi non desiderano sentire e, se le critiche non sono bene accolte li considerano irrecuperabili. Un simile modo di pensare è irragionevole e da gli stessi risultati negativi che derivano dal mettere intenzionalmente qualcuno nell’imbarazzo o dall’insultarlo. Spesso è solo un cattivo modo di liberarsi la coscienza.
Prima di esprimere una critica si deve essere certi che la persona sia disposta ad accettarla, ed è necessario esserle diventati amici, aver condiviso i suoi interessi ed essersi comportati in un modo tale da ottenere la sua piena fiducia, cosi che presti fede alle nostre parole.
Poi è necessario il tatto: bisogna scegliere il momento opportuno e il modo appropriato di formulare la critica, magari con una lettera o dopo un incontro particolarmente piacevole, parlando prima dei propri difetti per condurre poi l’interlocutore a comprendere, senza sprecare più parole di quanto siano necessarie.
Occorre lodare i suoi meriti sforzarsi di incoraggiarlo, fargli assumere l’umore giusto, renderlo desideroso di osservazioni come l’assetato lo è dell’ acqua: a quel punto bisogna correggere i suoi errori.
La critica costruttiva è una questione delicata.
So per esperienza che le abitudini cattive radicate sono difficili da estirpare.
Mettendo in imbarazzo volontariamente qualcuno non si compie nulla di costruttivo.
D’altronde come potrebbe essere altrimenti?
Nonostante io non condivida l'Hagakure al 100%, sono d'accordo con questo pezzo, ma non in maniera completa con la prima frase.
A volte il pensare, anche con tutto il tatto necessario, di correggere un errore non corrisponde a verità. Si cerca di correggere quello che ci sembra un errore, ma ci si può sbagliare.
Per il resto, sono d'accordissimo :)
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